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La linea invisibile: vite borderline

Valeria Bruni Tedeschi e Stéphanie Blanchoud sono madre e figlia nel nuovo film di Ursula Meier La ligne (La linea invisibile) 
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Nel 1938 lo psicoanalista Adolph Stern usa il termine borderline per riferirsi a un gruppo di soggetti che non risponde al trattamento analitico "classico". Al tempo la psichiatria divideva i suoi pazienti in due uniche macro-categorie: le "nevrosi" e le "psicosi". Senza immaginare la fortuna diagnostica della sua idea, Stern sceglie borderline per evocare la localizzazione nosografica di quei pazienti che a suo avviso vivevano lungo la linea di confine (border-line) tra le due categorie. Negli anni, il confine è diventato il vasto territorio dei cosiddetti "disturbi della personalità". Racconto questa piccola storia diagnostica perché è proprio su quel territorio, tutt'attorno alla casa di famiglia, che la giovane Marion deve tracciare una linea, prima immateriale, poi dipinta per terra. Una linea che sua sorella Margaret, in attesa di processo, non potrà oltrepassare: lo ha deciso il giudice, dopo che Mar…

Nel 1938 lo psicoanalista Adolph Stern usa il termine borderline per riferirsi a un gruppo di soggetti che non risponde al trattamento analitico "classico". Al tempo la psichiatria divideva i suoi pazienti in due uniche macro-categorie: le "nevrosi" e le "psicosi". Senza immaginare la fortuna diagnostica della sua idea, Stern sceglie borderline per evocare la localizzazione nosografica di quei pazienti che a suo avviso vivevano lungo la linea di confine (border-line) tra le due categorie. Negli anni, il confine è diventato il vasto territorio dei cosiddetti "disturbi della personalità". Racconto questa piccola storia diagnostica perché è proprio su quel territorio, tutt'attorno alla casa di famiglia, che la giovane Marion deve tracciare una linea, prima immateriale, poi dipinta per terra. Una linea che sua sorella Margaret, in attesa di processo, non potrà oltrepassare: lo ha deciso il giudice, dopo che Margaret ha preso a botte la madre Christina.

Non poteva che intitolarsi La ligne (La linea invisibile), il nuovo film di Ursula Meier (spero qualcuno ricordi il suo Sister, del 2012), regista svizzera di brulli paesaggi invernali. Una linea che separa e inevitabilmente unisce due donne dai caratteri opposti. Margaret è silenziosa, arrabbiata e manesca. Christina è una gran narcisista, punitiva e manipolatrice. La ligne, raro film sulla violenza al femminile, è interessante, ancor più per chi fa il mio mestiere e ha avuto tante pazienti come Margaret e Christina. Due donne che soffrendo e facendo soffrire, senza volerlo insegnano, e magari imparano, parecchie cose sulla separazione e il desiderio, il rancore e la rabbia. Sul farsi male per volersi bene, implorando malamente attenzione, cioè amore. A volte amare è lasciarsi, si guarisce nella distanza. "Perché trattenerci è facile", ci ricorda Rilke, "e non è arte da imparare".

Sul Venerdì del 20 gennaio 2023