Parlare di proletariato con un diciottenne
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, ho 18 anni, leggo la sua rubrica e una cosa l’ho capita: non si offenda, ma queste due pagine sembrano uno spazio per progressisti (non azzardiamo compagni, se no la fanno chiudere) disperati, simile a un centro ascolto per alcolisti. Seguo la politica, sono di Sinistra e oggi il mio sentimento marxiano si è acuito. Ma c’è una questione che si è annidata nel mio cervello. La Sinistra per molti dovrebbe tornare alla sua identità, prettamente proletaria, lasciando indietro il resto. Mio malgrado, noto che l’ignoranza e l’odio hanno trovato terreno fertile proprio nel proletariato.
Basti vedere in quanti hanno votato Meloni. Si combatte solo in nome del bisogno individuale, tutti travolti dalla fiumana dello sviluppo? Le persone Rom o di altra etnia non sono forse persone, come noi? Non dovremmo credere in un…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, ho 18 anni, leggo la sua rubrica e una cosa l’ho capita: non si offenda, ma queste due pagine sembrano uno spazio per progressisti (non azzardiamo compagni, se no la fanno chiudere) disperati, simile a un centro ascolto per alcolisti. Seguo la politica, sono di Sinistra e oggi il mio sentimento marxiano si è acuito. Ma c’è una questione che si è annidata nel mio cervello. La Sinistra per molti dovrebbe tornare alla sua identità, prettamente proletaria, lasciando indietro il resto. Mio malgrado, noto che l’ignoranza e l’odio hanno trovato terreno fertile proprio nel proletariato.
Basti vedere in quanti hanno votato Meloni. Si combatte solo in nome del bisogno individuale, tutti travolti dalla fiumana dello sviluppo? Le persone Rom o di altra etnia non sono forse persone, come noi? Non dovremmo credere in un mondo senza confini? Siamo veramente disposti a caricare sul nostro pulmino ecologico (ammesso che funzioni) il provincialismo rude, violento ed egoista, dimenticando la sensibilità verso il prossimo, la solidarietà? Forse non è la Sinistra a dover cambiare, ma la classe operaia, il popolo.
Riccardo - Bologna
Caro Riccardo, avere un lettore di 18 anni è un privilegio che spero di meritare. Provo a risponderti come posso. Il “popolo”, in sé, non è buono né cattivo. A idealizzarlo, da sempre, è il populismo. Certo non il marxismo, che del popolo vedeva lo stato di soggezione e di subalternità e partorì la magnifica eresia che il proletariato, non avendo altro da perdere “che le proprie catene”, avrebbe avuto il compito storico di liberare l’umanità dallo sfruttamento. Qualcuno, poi, ebbe l’idea di dare a questo progetto di liberazione una forma dogmatica e violenta. Andò a finire malissimo.
Le ceneri del comunismo sono anche le ceneri della presunzione di poter cambiare l’uomo con la costrizione e il moralismo. L’idea del “buon selvaggio” (Rousseau, proprio quello della piattaforma) è consolatoria e contraria a tutto quanto noi sappiamo sul cammino della civiltà umana. Non siamo nati “buoni” per natura e non siamo diventati “cattivi” perché traviati dal potere e dalla religione. L’uomo è una bestia, diceva il professor Aristogitone ad Alto gradimento (programma radiofonico molto ascoltato dai tuoi avi).
Siamo un cocktail di istinti e di bisogni che prendono forme molto differenti a seconda delle occasioni, dell’organizzazione sociale, della matrice di classe, delle differenze personali – e quest’ultima cosa, la varietà e l’imprevedibilità degli individui, è stata molto sottovalutata dal marxismo. Non sorprenderti della volgarità e dell’ignoranza che ti circondano. Non sentirtene mortificato più di tanto. Brutalità, grettezza e razzismo ci accompagnano da centinaia di generazioni: o pensi che 500 o cinquemila anni fa ce ne fossero di meno? Combattili, ma considerali un dato materiale con il quale fare i conti, non una maledizione biblica e soprattutto non una “colpa”.
Anche molti ricchi sono volgari e razzisti, e sono meno giustificati di chi ha studiato poco, o è cresciuto in case senza libri, senza cultura, senza possibilità di viaggiare. Infine: io penso che alla sinistra, per rinascere, non serva tornare “proletaria”, termine ottocentesco che di qui in poi ti faccio divieto di usare (concedimi, per età, qualche potere). Serve più interesse umano per gli altri, tutti gli altri, gli ignoranti in primo luogo, perché sono quelli che hanno più bisogno.
Sul Venerdì del 20 gennaio 2023