La passione per i dinosauri di bambini e scienziati: ecco perché
di Giuliano Aluffi , di Giuliano AluffiSiamo tutti dinomaniaci: facili prede, fin dai giochi dell'infanzia, del fascino di lucertoloni sproporzionati che sono, al tempo stesso, antichissimi - vissuti tra 245 e 66 milioni di anni fa - e sorprendentemente moderni. Il nome dinosauro, infatti, è recente: risale al 1841, quando Richard Owen, primo direttore del Museo di storia naturale di Londra, unì i termini greci deinos (terribile) e sauros (lucertola). Ed è proprio nel Diciannovesimo secolo che nasce l'interesse per questi animali dall'aspetto mostruoso, tanto che per storici della cultura come l'americano William J.T. Mitchell il dinosauro è diventato l'animale totem di tutta l'umanità, in quanto scoperto - e ricostruito dalla scienza, di cui ormai è quasi sinonimo, visto che nelle scuole primarie è uno dei primi temi scientifici di cui si parla - ben dopo altri animali come l'orso, la volpe o il lupo, di cui già si erano appropriate le sin…
Siamo tutti dinomaniaci: facili prede, fin dai giochi dell'infanzia, del fascino di lucertoloni sproporzionati che sono, al tempo stesso, antichissimi - vissuti tra 245 e 66 milioni di anni fa - e sorprendentemente moderni. Il nome dinosauro, infatti, è recente: risale al 1841, quando Richard Owen, primo direttore del Museo di storia naturale di Londra, unì i termini greci deinos (terribile) e sauros (lucertola). Ed è proprio nel Diciannovesimo secolo che nasce l'interesse per questi animali dall'aspetto mostruoso, tanto che per storici della cultura come l'americano William J.T. Mitchell il dinosauro è diventato l'animale totem di tutta l'umanità, in quanto scoperto - e ricostruito dalla scienza, di cui ormai è quasi sinonimo, visto che nelle scuole primarie è uno dei primi temi scientifici di cui si parla - ben dopo altri animali come l'orso, la volpe o il lupo, di cui già si erano appropriate le singole culture umane.
E con i totem ci si identifica: proprio come noi oggi, i dinosauri erano i dominatori del pianeta, e si sono estinti per un accidente naturale identico a quelli che ancora ci angosciano (è di pochi mesi fa la missione Dart della Nasa per deviare gli asteroidi).Fin dai loro primi rinvenimenti i resti di dinosauri hanno catturato la fantasia: se ne trovavano solo ossa e denti fossili, e quindi bisognava ricostruirne l'aspetto in modo creativo, artistico, liberi dai rigidi vincoli all'immaginazione che invece ci impongono gli animali contemporanei con il loro aspetto ben documentato ed evidente in ogni zoo. Per tutti questi motivi i dinosauri godono di quel fascino perfetto che si ha incrociando la meraviglia e la ragione, come ci spiega un uomo che dei dinosauri ha fatto la sua professione, il paleontologo Federico Fanti, professore associato presso il dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell'Università di Bologna. Fanti, noto al pubblico tv per la serie di documentari Il cacciatore di dinosauri su National Geographic, ha condotto scavi in tutto il mondo, trovando anche, nel deserto del Gobi, un fossile di Oviraptor impegnato nella cova di uova nel suo nido.
Quest'anno è il trentennale del Jurassic Park di Spielberg, e tra giocattoli, libri e videogiochi i dinosauri sono ancora dappertutto: lei come si spiega questa dinomania?
"La prima volta che, da bambini, ci imbattiamo in una creatura preistorica, nella nostra testa scatta qualcosa di particolare. Ci rendiamo conto che non si tratta di semplici mostri immaginari come quelli che vediamo nei fumetti o altrove, ma di esseri che hanno sì un aspetto stupefacente, ma che sono esistiti davvero sul nostro pianeta, anche se moltissimo tempo fa. E a quel punto siamo invasi dalla curiosità. Ci chiediamo: "Erano davvero fatti così? Come vivevano? E oggi come si trovano le loro tracce?". E questo è in fondo uno dei primi ragionamenti scientifici della nostra vita. Se regali a un bambino un trenino o un orso di peluche, lui sa che corrispondono a cose che esistono nella realtà. Se invece gli regali un dinosauro, si porrà la stessa domanda che si pongono gli scienziati e le scienziate di fronte a un fenomeno: "Ho davanti a me una cosa vera, ma che non capisco. Voglio imparare a farmi le domande giuste per capire cos'è". E così si fa quello che farebbero gli scienziati: cercare di saperne di più, leggere, farsi portare al museo".
Riguardo all'interesse del pubblico, lei ha notato un pre-Jurassic Park e un post-Jurassic Park?
"Il primo film è stato una rivoluzione non solo per gli straordinari effetti speciali, ma perché ha fatto capire al grande pubblico quante cose sappiamo su questi animali: come si muovevano, come respiravano, come si riproducevano e così via. E abbiamo anche scoperto che, a parte le dimensioni, erano animali a tutti gli effetti, proprio come quelli che vediamo nei documentari".
E lei quando ha avuto il colpo di fulmine che l'ha portata a fare dei dinosauri la sua vita?
"Ci sono due momenti distinti. Il primo, che mi hanno raccontato i miei genitori perché ero troppo piccolo per ricordarlo: quando mi hanno regalato i primi dinosauri giocattolo, a quattro anni, ho messo via tutti gli altri giochi e ho iniziato a dedicarmi solo a quelli. La seconda scintilla di questa passione bruciante, invece, la ricordo benissimo: avevo 14 anni e mi rimase impresso un articolo sulla rivista Airone con la foto di un paleontologo tra due enormi arti fossili di dinosauro".
L'aspetto più spettacolare di serie popolarissime come la recente House of the Dragon (e prima ancora del Trono di Spade) sono i draghi. Questi animali mitici debbono qualcosa ai dinosauri?
"Probabilmente il mito dei draghi nasce da antichi ritrovamenti di ossa gigantesche. C'è un intero filone della paleontologia che lavora insieme agli storici per spiegare le origini dei miti. Noi ignoriamo chi sia stato il primo essere umano a trovare dei resti di dinosauro - è sicuramente successo in periodi in cui queste cose non venivano annotate - ma trovare uno scheletro o dei denti enormi che emergono dalla roccia deve aver avuto un fortissimo impatto culturale sulle società del passato".
Quando nasce storicamente la dinomania?
"È dalla metà dell'Ottocento che in tutto il mondo, anche in Europa, questi mostri iniziano ad emergere dalla pietra. E iniziano le domande: come è possibile che siano esistite creature così, che nessuno ha mai visto vive, e che vengano da un passato così lontano che le ha trasformate in pietra? La prima rivoluzione dei dinosauri è stata lo spalancare le porte del passato: fino a circa il 1850, si pensava che il passato della Terra fosse solo di qualche migliaio di anni e di fronte ai fossili "incomprensibili" c'era chi sosteneva che fossero solo degli scherzi architettati dal Creatore per mettere alla prova la fede dei credenti. Poi i ritrovamenti di ossa, e la teoria dell'evoluzione di Darwin, ci aprirono gli occhi".
Musei ed esposizioni hanno fatto il resto...
"Grandi magnati, come il re dell'acciaio Andrew Carnegie, trasformarono gli scheletri in strumenti di comunicazione. Carnegie aveva finanziato la prima ferrovia che attraversava gli Stati Uniti: durante il lavoro gli operai si imbatterono in un grande giacimento di ossa, così Carnegie decise di finanziare il recupero delle ossa e l'allestimento, nel 1901, del primo scheletro, quello di un Diplodocus lungo 28 metri e di donarne a tutte le teste coronate dell'epoca una copia: è così che poi nel 1909, qui a Bologna, al museo Capellini, è arrivato il diplodoco che ancora oggi attrae moltissimi visitatori".
Sul Venerdì del 20 gennaio 2023