Battersea Power Station: rinasce la centrale elettrica di Londra
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLondra. Per mezzo secolo è stata la centrale elettrica che dava energia a un quinto della capitale, incluso Buckingham Palace. Ha chiuso nel 1983, quando il carbone è andato in disuso, diventando da allora un fatiscente monumento alla prima era industriale, reso celebre dalla copertina di Animals, un album dei Pink Floyd, che la ritraeva con un enorme maiale volante fra le sue quattro ciminiere bianche. Negli ultimi due decenni sono circolate proposte di ogni genere per trasformare la vecchia centrale di Battersea in qualcos'altro: un parco divertimenti, un mega-albergo, un nuovo faraonico stadio per il Chelsea Football Club. Poi, dieci anni fa, un consorzio della Malesia ha comprato il dinosauro di mattoni sulle rive del Tamigi per 400 milioni di sterline, spendendo altri 9 miliardi di sterline, pari a circa 10 miliardi di euro, per restaurarlo e ricostruirlo da cima a fondo, lasciando intatto l'involucro esterno e rifacendo tutto dentro. Il risultato ha a…
Londra. Per mezzo secolo è stata la centrale elettrica che dava energia a un quinto della capitale, incluso Buckingham Palace. Ha chiuso nel 1983, quando il carbone è andato in disuso, diventando da allora un fatiscente monumento alla prima era industriale, reso celebre dalla copertina di Animals, un album dei Pink Floyd, che la ritraeva con un enorme maiale volante fra le sue quattro ciminiere bianche. Negli ultimi due decenni sono circolate proposte di ogni genere per trasformare la vecchia centrale di Battersea in qualcos'altro: un parco divertimenti, un mega-albergo, un nuovo faraonico stadio per il Chelsea Football Club. Poi, dieci anni fa, un consorzio della Malesia ha comprato il dinosauro di mattoni sulle rive del Tamigi per 400 milioni di sterline, spendendo altri 9 miliardi di sterline, pari a circa 10 miliardi di euro, per restaurarlo e ricostruirlo da cima a fondo, lasciando intatto l'involucro esterno e rifacendo tutto dentro. Il risultato ha aperto ad ottobre e adesso, quattro mesi più tardi, si comincia a tirare il bilancio.
Rolex, Nike & Mastersuite
Battersea Power Station, questo il nome originale dell'edificio, è diventato un centro commerciale con 250 negozi, caffè, ristoranti, cinema, pista di pattinaggio, uffici e duemila appartamenti di lusso. Un misto di abitazioni, commercio e intrattenimento. Ci sono brand di lusso come Cartier e Rolex, ma anche marche di massa come Adidas, Nike e la catena di abbigliamento Supredry. La Apple ha affittato sei piani per tremila dei suoi dipendenti, facendone il proprio nuovo quartier generale londinese. C'è pure un hotel a cinque stelle, con camere a partire da 400 sterline a notte (duemila a notte per la Mastersuite al quattordicesimo piano), un bar con vista su tutta la città al sedicesimo piano e un ascensore che porta fino in cima a una delle quattro ciminiere, da dove la vista è letteralmente mozzafiato, sconsigliabile a chi soffre di vertigini. Trecentomila persone, grosso modo la popolazione dell'intera Bologna, hanno affollato lo shopping-centre nel giorno dell'inaugurazione e continuano ad affollarlo.
"Londra ha un nuovo centro, spostato a Sud-est", dice Simon Murphy, direttore della Battersea Power Station Development Company, la società che ha sviluppato il progetto.
C'è chi dice no
Il successo di pubblico sembra assicurato, ma il gigantesco restauro divide gli urbanisti. Alcuni, come Matthew Brooker su Bloomberg, lamentano la scomparsa del quartiere originale, molto più povero, diciamo pure derelitto, ma autentico, con l'espulsione dei suoi abitanti per consegnare ai ricchi un nuovo distretto del consumismo e della dolce vita. Un'operazione che non è avvenuta soltanto qui, nota con il termine di gentrification, parola che deriva da gentry (piccola nobiltà, in inglese) e si può rendere in italiano con "imborghesimento". Ce ne sono esempi ovunque, inclusa l'Italia, vedi CityLife, il nuovo quartiere di grattacieli, bar alla moda e giardini che ha riqualificato l'area della ex Fiera a Milano.
Londra è stata l'avanguardia di questa tendenza, basta vedere come ha trasformato l'ex-mercato ortofrutticolo di Covent Garden nei primi anni Duemila e l'ex-deposito di carbone di Coal Drops Yard, dietro la stazione di King's Cross, nel 2018. Il primo, ai tempi di Dickens, era una delle zone più miserabili della metropoli, in cui lo scrittore ambientò il suo capolavoro, Oliver Twist. Il secondo era diventato il rifugio di prostitute e tossici, un luogo così squallido che Tony Blair, quando abitava poco lontano prima di diventare Primo ministro e traslocare a Downing Street, copriva gli occhi ai suoi bambini perché non lo vedessero. Difficile negare che oggi Covent Garden e Coal Drops Yard siano meglio di com'erano, per tacere dei posti di lavoro e del giro d'affari creati dalla loro rigenerazione.
Alloggi (quasi) popolari
Lo stesso sembra si possa dire per Battersea: per anni ci si passava davanti, prendendo il metrò o il treno per l'aeroporto di Gatwick, ammirandola come una cattedrale nel deserto, le vestigia di una civiltà scomparsa. Il restauro ha pompato nuova linfa non solo nell'ex-centrale, ma in tutta la zona circostante, con palazzi sghembi firmati da maestri dell'architettura come Frank Gehry e Norman Foster, una avveniristica stazione della metropolitana e l'adiacente nuova ambasciata americana, con tutto l'indotto che si è trascinata dietro. Un'area morta di Londra è stata rivitalizzata, conservando dove possibile l'originale design art déco: non per niente sir Gilbert Scott, l'architetto della centrale originale, eretta in due fasi tra il 1929 e il 1935, è passato alla storia per avere disegnato la cabina del telefono rossa, icona dell'Inghilterra.
Naturalmente, qualche obiezione è legittima. Come stabilisce la legge britannica, ogni opera di gentrification obbliga i costruttori a investire una parte dei fondi in alloggi popolari da affittare a prezzo politico ai meno abbienti: è accaduto anche qui, ma soltanto il nove per cento degli appartamenti - invece del 15 per cento concordato all'inizio - è stato destinato a questo obiettivo. E le elegantissime case popolari, guarda caso, sono sul retro della centrale, rivolte alla sopraelevata su cui passano i treni, non certo affacciate sul fiume. I duemila appartamenti di lusso, oltretutto, che la proprietà afferma di avere già venduto al 90 per cento, appaiono per lo più vuoti, o perlomeno non sempre abitati: in larga misura sembrano pied-à-terre per superricchi arabi, russi, cinesi, che li hanno acquistati come investimento o come base in Europa, non per viverci veramente, con il rischio di dare al quartiere un'atmosfera un po' fasulla. Non è chiaro, nota inoltre il Financial Times, quante delle "ville panoramiche" sul tetto siano state finora comprate, al prezzo di otto milioni di sterline ciascuna.
C'è poi chi lamenta la mancanza di un aspetto culturale, a differenza di un'altra ex-centrale elettrica sul Tamigi, la Bankside Power Station, riaperta nel 2000 con il nome di Tate Modern, quello che oggi è il museo più visitato del Regno Unito: ma non si possono confrontare una grande galleria d'arte moderna e un centro commerciale. Il direttore della Battersea Development Company sostiene comunque che il progetto è ancora in via di sviluppo: assicura che ospiterà anche iniziative culturali e comprenderà ampi spazi pubblici, dove nessuno sarà obbligato a spendere soldi.
Aspettando l'estate
Del resto, anche la Tate Modern aveva messo in moto la riqualificazione della South Bank, ossia della Riva Meridionale del fiume su cui gli antichi romani fondarono Londinium nel 47 dopo Cristo, altra area gentrificata ma indubbiamente bellissima. Una riva del Tamigi che, in prossimità del nuovo centro commerciale Battersea (il più grande della metropoli, insieme ai due Westfield a Est e a Ovest), sarà probabilmente ancora più invasa di gente con la bella stagione, quando si potrà cenare all'aperto in ristoranti come l'appropriatamente chiamato Fiume dello chef calabrese Francesco Mazzei, peraltro pieno anche in inverno. Un prelibato pezzetto di Italia, nell'ex-centrale elettrica della copertina dei Pink Floyd.
Pubblicato sul Venerdì del 20 gennaio 2023