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In Calabria, nel paese dei cedri. E della cedrata

Due rabbini mentre esaminano i cedri a Santa Maria del Cedro: i frutti sono indispensabili per la festa ebraica del Sukkot (AFP via Getty Images) 
In provincia di Cosenza cresce il frutto più amato dai rabbini di tutto il mondo. E dalla mitica Tassoni che da secoli viene a rifornirsi proprio qui
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SANTA MARIA DEL CEDRO (Cosenza). Nasce in Basilicata e attraversa il Pollino il fiume Lao che insieme all'Abatemarco sfocia nel Tirreno. Sono - secondo un coltivatore - come una specie di Tigri ed Eufrate calabresi che descrivono una minuta Mesopotamia del Meridione tra architetture non finite accatastate in equilibrio precario sui roccioni e sulle curve della litoranea. Scandite da posti di blocco e monumentali distributori di benzina con ristoranti - cucina gourmet, hamburger, pizza, decine di pompe e prese elettriche - aperti miracolosamente 24 ore su 24. Ad esempio ai margini di Lamezia, dove anche i tabaccai chiudono alle 17 e non rimane - dopo - aperto nulla.

E però è davvero un Eden selvatico lungo 80 chilometri tra il mare, gli abusi e l'entroterra perché solo in questo lembo di Mediterraneo, dicono, crescono i Cedri Diamante più apprezzati al mondo. È un giudizio su cui concordano la Tassoni, famosa etichetta fondata a Salò n…

SANTA MARIA DEL CEDRO (Cosenza). Nasce in Basilicata e attraversa il Pollino il fiume Lao che insieme all'Abatemarco sfocia nel Tirreno. Sono - secondo un coltivatore - come una specie di Tigri ed Eufrate calabresi che descrivono una minuta Mesopotamia del Meridione tra architetture non finite accatastate in equilibrio precario sui roccioni e sulle curve della litoranea. Scandite da posti di blocco e monumentali distributori di benzina con ristoranti - cucina gourmet, hamburger, pizza, decine di pompe e prese elettriche - aperti miracolosamente 24 ore su 24. Ad esempio ai margini di Lamezia, dove anche i tabaccai chiudono alle 17 e non rimane - dopo - aperto nulla.

E però è davvero un Eden selvatico lungo 80 chilometri tra il mare, gli abusi e l'entroterra perché solo in questo lembo di Mediterraneo, dicono, crescono i Cedri Diamante più apprezzati al mondo. È un giudizio su cui concordano la Tassoni, famosa etichetta fondata a Salò nel XVIII secolo che da 150 anni importa da qui gli agrumi per la propria celebre cedrata. E i rabbini di tutto il mondo che, in vista di ottobre, a partire da fine estate, ogni anno prendono aerei da Gerusalemme, dal Canada, dal Sudafrica, dall'Est Europa o dal Sud America, e affrontano afa e odissee ferroviarie, fuor di Freccia Rossa tendenti all'infinito regionale, per scegliere dal vivo e aggiudicarsi (pagandoli ben più che a peso) i frutti migliori con cui celebrare alla grande il Sukkot. Una delle ricorrenze più importanti dell'ebraismo che così, con la cosiddetta "festa delle capanne" lunga una settimana, ricorda la tappa nel deserto del tortuoso esodo biblico.

Da Salò al mare

La Riviera dei Cedri ha la sua capitale a Santa Maria del Cedro, Cosenza, la Tassoni molto più a Nord a Salò, Brescia, dove nello storico stabilimento da cui escono 22 milioni di bottigliette di cedrata l'anno, 200 mila al giorno, 35 mila all'ora, un breve percorso museale ricorda in un trambusto incessante di vetri tintinnanti la storia del marchio. Era il 1793 quando una spezieria di Salò appartenuta ai fratelli Bondoni divenne farmacia. I Bondoni, come tanti, sulle accurate rive del Garda si erano specializzati nella preparazione di alcolati medicamentosi distillando i cedri locali. La tecnica sostanzialmente non è mai cambiata. La farmacia passò nel 1868 a tal Castelli e al conte Tassoni, quindi nel 1884 a Paolo Amadei, che su quella che all'epoca era detta Acqua di Cedro, costruì un'industria scorporandola dalla farmacia: la Cedral Tassoni.

Camilla Lunelli, che fa parte della famiglia proprietaria della Tassoni 
  

All'ombra del grottesco e magnifico Vittoriale di D'Annunzio, all'alba di slogan e pubblicità da metà Ventennio, tra gli anni 20 e 30 sotto la guida degli Amadei la cedrata Tassoni divenne bibita di successo da manifesti tardo liberty, motti, calembour da vita post Futurista. E la cedrata diventò soda, venne nel Dopoguerra il boom, quindi fu la volta dei Caroselli e pure di Mina, voce per decenni di un famoso jingle con cui non le serviva intimare. Le bastava, come solo lei sa, sedurre cantando piano "Trova un minuto per me".

Per circa 20 milioni, pare, Tassoni nel 2021 passava ai Lunelli, dinastia trentina delle bollicine Ferrari che si è messa in testa di rilanciare la bottiglietta fluo a buccia d'arancia della Cedrata. E di trasformarla in un colore pregiato da cocktail bar globale. Gialla sempre, per carità, ma più tendente alla popolarità di un rosso Campari. Vintage di successo. "Certo che rivorremmo anche Mina" sogna Matteo Lunelli, amministratore delegato delle cantine Ferrari, senza sbilanciarsi sui modi e le entità degli investimenti mentre pranza vista Garda. Lago le cui rive da un secolo non danno più i cedri necessari a distillare (solo dalla buccia, grado alcolico irrisorio, quasi zero, gusto amaro che fa amare molto la ricetta segreta a chi cerca di smettere di bere) l'oro della cedrata. Elisir il cui meraviglioso e innocuo sapore da aperitivo estivo, anziano ma non vecchio, di provincia ma di charme, non basta più. "Ha schiere di appassionati la Tassoni, ma si può fare molto meglio, e penso anche ai mercati esteri. È un'azienda che per qualità e storia ha poco da invidiare".

Una vecchia immagine dalla fabbrica della Tassoni a Salò 

Ritorno verso sud

"Fino agli anni 70 producevamo 160 mila quintali, oggi 2 mila ma stiamo tornando a crescere grazie ai giovani, il problema è che i margini sono risicati ed è difficile mettersi d'accordo tra noi che pure siamo una settantina" spiega Angelo Cava, presidente del consorzio del cedro, alla guida di un pick up consumato scendendo a picco in una valle verso un campo. Nemmeno lui sa quando esattamente in Calabria sia arrivato l'Etrog, il cedro in ebraico, che solo sul Tirreno assume quella forma ambitissima simile a un cuore. La Riviera era già nota ai tempi delle colonie greche, ma secondo alcuni la tradizione del frutto potrebbe risalire al paleolitico. "Ai rabbini proponiamo cedri che ormai già sappiamo possono soddisfare il loro ideale religioso, ma alla fine passano lo stesso ore a tastare decine di piante inginocchiati" spiega Orlando Lo Frano, un altro produttore. "Ci passano una vita a tastare" descrive la scena fissando un orizzonte lontano come un sopravvissuto.

Occhio al peso

I cedri migliori per il Sukkot devono essere lisci, pesare tra gli 80 e 250 grammi, non devono presentare imperfezioni cromatiche di alcun tipo. Devono sì somigliare a un muscolo cardiaco ma devono pure avere un che di geometrico, essere dei prismi cartesiani. Fede e ragione riassume il cedro, l'Etrog. Che secondo l'ortodossia fu al principio il vero frutto proibito dell'Eden mentre la mela non è che un'invenzione medievale cristiana. Cadauno, gli Etrog calabri perfetti ad uso religioso costano dai 50 agli 80 euro e sono un vanto sugli altari dei Sukkot di tutto il pianeta.

Antonio Durante, altro coltivatore, accoglie Camilla Lunelli preparando per lei e per gli ospiti un banchetto nella propria cedriera. Torte, pasticcini, patatine, ovviamente bollicine Ferrari. Aleggia una domanda. Ma perché la Tassoni l'hanno fatta sul Garda e non in Calabria? Perché il cedro diamante calabrese è sacro ovunque tranne che a Cosenza? "Perché non andiamo d'accordo" si sente ripetere come un mantra tra i produttori persi in una diaspora tra vicini. Partono i cedri alla volta di Salò dove, distillata la scorza, si invia il resto del frutto all'industria dolciaria per farne canditi o a quella farmaceutica perché vengano estratti olii essenziali. Dolci, cosmetici, medicinali, bibite, cerimonie. Nel cedro c'è chi vive e crede da millenni, la cedrata compirà 230 anni nel 2023. I rabbini prendono il treno ma da Lamezia fino a Scalea non fanno che fiorire distributori di benzina.

Sul Venerdì del 20 gennaio 2023