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Matilda De Angelis è Lidia Poet, la prima avvocata italiana, nella serie di Matteo Rovere

Matilda De Angelis nella nuova serie tv di Matteo Rovere (Lucia Iuorio / Netflix 2023) 
Nell’Ottocento le donne erano ritenute inadatte al lavoro in tribunale. Finché non arrivò il personaggio al centro della nuova serie tv Netflix
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Quando Lidia Poët si presenta al carcere di Torino, elegantissima in redingote scura con alamari bianchi, e chiede di incontrare il suo cliente, la guardia le chiede sprezzante: "Un cliente? E lo vuole incontrare qui?". Lei ride, c'è abituata. Si è laureata in Legge nel 1881, diventerà la prima donna iscritta all'Ordine degli avvocati in Italia (ma le ci vorranno 37 anni di battaglie). In quell'istante la professione è un territorio in cui scorrazzano solo maschi, allora Lidia allunga alla guardia un documento spiegazzato con l'attestato: "È autentico" gli dice. "Non sarebbe conciato così male se non dovessi essere costretta a esibirlo tutte le volte".

'La legge di Lidia Poët', la serie tv con Matilda De Angelis sulla prima donna avvocato d'Italia

La legge di Lidia Poët, titolo quasi da poliziottesco più che legal drama, è la…

Quando Lidia Poët si presenta al carcere di Torino, elegantissima in redingote scura con alamari bianchi, e chiede di incontrare il suo cliente, la guardia le chiede sprezzante: "Un cliente? E lo vuole incontrare qui?". Lei ride, c'è abituata. Si è laureata in Legge nel 1881, diventerà la prima donna iscritta all'Ordine degli avvocati in Italia (ma le ci vorranno 37 anni di battaglie). In quell'istante la professione è un territorio in cui scorrazzano solo maschi, allora Lidia allunga alla guardia un documento spiegazzato con l'attestato: "È autentico" gli dice. "Non sarebbe conciato così male se non dovessi essere costretta a esibirlo tutte le volte".

'La legge di Lidia Poët', la serie tv con Matilda De Angelis sulla prima donna avvocato d'Italia

La legge di Lidia Poët, titolo quasi da poliziottesco più che legal drama, è la serie tv al debutto su Netflix il 15 febbraio, con Matilda De Angelis nei panni di quest'ostinata protagonista, "l'avvocata", come la chiamano ma più che altro per deriderla, in tempi in cui i dibattiti su avvocata o avvocatessa erano fantascienza. "La sua potenza è che è una storia vera. Una donna che si laurea in Legge, si iscrive all'albo degli avvocati e dovrà fare le sue grandi battaglie per rimanere avvocata, è un racconto dirompente, di un passato che parla anche del contemporaneo".

Matteo Rovere (Lucia Iuorio / Netflix 2023) 

Matteo Rovere (Romulus, Il primo re), è tanto produttore della serie, con la sua società Groenlandia, che regista, in tandem con Letizia Lamartire, conosciuta per titoli come Baby e Il divin codino. Insieme a una squadra di sceneggiatori e sceneggiatrici capeggiati da Guido Iuculano e Davide Orsini, hanno fatto di Lidia Poët un'eroina pop sfrontata e determinata da cui è complicato non farsi sedurre, fosse anche solo per i magnifici costumi disegnati da Stefano Ciammitti, "tra Maria Antonietta e  Tom Ford" li descrive Rovere.

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Don Chisciotte al femminile

E in effetti è lì la chiave, nel corto circuito tra contemporaneità e ambientazione fin de siècle in questa serie che si muove sullo sfondo di una Torino sabauda ma anche notturna, segreta, lontana dai salotti della nobiltà, dove il racconto giallo va a braccetto con la complessità del sociale. In uno dei primi episodi, Lidia, che per esercitare costringe il fratello avvocato a prenderla come assistente, si fa carico di una ruvida operaia anarchica, accusata dell'assassinio della moglie del padrone. Sembra un delitto politico, invece, senza fare spoiler, svelerà qualcosa di completamente inatteso. "Siamo nella Torino di fine Ottocento, quella che costruisce l'Italia, che guida la volata all'industrializzazione" racconta Rovere. "È l'epoca delle grandi innovazioni, dell'elettricità pubblica, e anche delle grandi tangenti sulle costruzioni e sulle infrastrutture che nascono lì. L'Italia va verso la modernità, ma per le donne è un periodo storico tragico. Non era concesso loro il voto ma neppure la proprietà privata, a meno che non fossero sposate. Non potevano possedere beni, avere una casa. Il loro compito era fare figli e accudire la famiglia".
Lidia non ci sta, e quando la Corte d'Appello di Torino illegittima la sua iscrizione all'albo, inizia a preparare il ricorso. L'amico giornalista, anche innamorato, Jacopo Barberis (un bravissimo Eduardo Scarpetta) le dà del Don Chisciotte. Nella realtà lei ha sconfitto i suoi mulini a vento a 60 anni.

Matilda De Angelis ed Eduardo Scarpetta (Lucia Iuorio / Netflix 2023) 

La prima volta che compare sullo schermo è nuda e sta facendo sesso col suo amante Andrea; lui le manderà in regalo dalla Turchia un vaso antico, lei lo venderà per comprarsi una bicicletta, e sfrecciare nel giardino della villa di famiglia sotto lo sguardo scandalizzato della cognata. È un bel tipo Lidia Poët, "l'abbiamo immaginata come una ragazza di oggi che viene trasportata nel passato" aggiunge Rovere "e quindi di fronte a quei divieti, a quegli impedimenti, rimane un po' come noi, con gli occhi sgranati, basita, quasi sorride dei limiti imposti dal suo tempo". E infatti scrive a macchina di nascosto le sue riflessioni, dice "cazzo" a tavola davanti all'impettito fratello, e beve cognac da sola all'osteria; quando l'oste la squadra perplesso perché "donne sole qui non si erano mai viste", lei ribatte secca: "C'è sempre una prima volta".
Anche le musiche, techno, punk, servono allo sguardo moderno sul passato, ma molto è sulle spalle della brava Matilda De Angelis che con Rovere aveva debuttato in Veloce come il vento. "Quando ho iniziato a lavorare a questa storia" dice Rovere "ho pensato subito a lei. Lidia ha tante caratteristiche che un po' abbiamo rubato da Matilda stessa, in termini di estroversione, intelligenza, sagacia, capacità di essere ironica anche nelle situazioni più difficili".

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Biologicamente inadatta

Un pizzico di ispirazione, confessa il regista, viene anche dalla Erin Brockovich di Julia Roberts, che non era propriamente un'avvocata ma di diritto ne capiva. "A leggerlo oggi, il testo della sentenza della corte di Torino del 1883 che la cancellò dall'albo ha dell'incredibile. In sostanza dice che la donna è inadatta per ragioni biologiche". Leggi: le donne hanno le mestruazioni, per cui non possono fare le avvocate (ma le operaie sì). "Non occorre nemmeno" si legge ancora nella sentenza "di accennare al rischio a cui andrebbe incontro la serietà dei giudizi se, per non dire di altro, si vedessero la toga e il tocco dell'avvocato sovrapposti ad abbigliamenti strani e bizzarri che non di rado la moda impone alle donne". La legge di Lidia Poët riesce a raccontare con leggerezza, senza retorica, la fatica di tante conquiste, e per coincidenza arriva quando in Italia è ripartito il dibattito sul #MeToo nel cinema. "Ho avuto la fortuna", dice Rovere, "di muovermi con una società che è stata fatta in modo fortemente inclusivo. Groenlandia ha da diverso tempo una divisione, Lynn, nata proprio per fare recruiting e sviluppo di progetti al femminile. Le polemiche legate alla gestione del set sono sacrosante, ma spero arrivi presto il giorno in cui tutto apparterrà al passato". Per citare la stessa Lidia Poët, "verrà un secolo in cui queste nostre dispute sulla dignità femminile suoneranno grottesche, come oggi suonano quelle di chi pochi secoli orsono si chiedeva se gli indiani d'America avessero o non avessero un'anima immortale".