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Amilcar Cabral, il leader panafricano che piaceva a Berlinguer dà il nome a un cavo sottomarino. Per rendere l'Africa più libera

Il murale con il suo volto sul museo a lui dedicato a Praia, capitale di Capo Verde (Getty Images) 
Cinquant’anni fa, nella capitale della Guinea, veniva ucciso il leader indipendentista ammirato daI comunisti italiani ma anche da Castro e Mandela
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Quando morì, esattamente cinquanta anni fa, con un colpo di pistola alla tempia, le reazioni arrivarono da tutto il mondo. Era il 20 gennaio 1973 e a terra, nel cuore di Conakry, capitale della Guinea allora da poco indipendente dalla Francia e usata come base dai guerriglieri che combattevano contro il Portogallo, in un delitto che resta ancora oggi avvolto dal mistero, rimaneva Amilcar Cabral. Aveva 48 anni il rivoluzionario guineano con origini capoverdiane, e da dieci combatteva per l'indipendenza e l'Africa unita. Pur senza vedere realizzato il suo sogno, portò non uno ma due Paesi a dire addio al Portogallo: la Guinea Bissau, che si staccò da Lisbona otto mesi dopo la sua morte, il 10 settembre 1973; e Capo Verde, indipendente dal 5 luglio 1975.

Con Fidel Castro alla conferenza anti-colonialismo che si tenne a Cuba nel 1966
  

Tremila chilometri

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Quando morì, esattamente cinquanta anni fa, con un colpo di pistola alla tempia, le reazioni arrivarono da tutto il mondo. Era il 20 gennaio 1973 e a terra, nel cuore di Conakry, capitale della Guinea allora da poco indipendente dalla Francia e usata come base dai guerriglieri che combattevano contro il Portogallo, in un delitto che resta ancora oggi avvolto dal mistero, rimaneva Amilcar Cabral. Aveva 48 anni il rivoluzionario guineano con origini capoverdiane, e da dieci combatteva per l'indipendenza e l'Africa unita. Pur senza vedere realizzato il suo sogno, portò non uno ma due Paesi a dire addio al Portogallo: la Guinea Bissau, che si staccò da Lisbona otto mesi dopo la sua morte, il 10 settembre 1973; e Capo Verde, indipendente dal 5 luglio 1975.

Con Fidel Castro alla conferenza anti-colonialismo che si tenne a Cuba nel 1966
  

Tremila chilometri

In questi giorni di ricordi e celebrazioni, il nome di Cabral torna a circolare a Conakry in relazione a un progetto di integrazione del continente, tutto digitale e rivolto al futuro. Si tratta di un cavo sottomarino in fibra ottica che dovrebbe correre sul fondo dell'Atlantico per quasi tremila chilometri. Il progetto vale 75 milioni di dollari e si chiama, manco a dirlo, "Amilcar Cabral": lo scopo è infatti - fatte le dovute differenze di tempo e di settori - lo stesso che aveva il rivoluzionario ucciso. Dare all'Africa la sua indipendenza e la libertà di connettersi al resto del mondo in maniera autonoma. Agganciandosi a una nuova dorsale Brasile-Europa, il cavo promette di migliorare le connessioni internet di questa parte del continente, collegando tra loro Capo Verde, Guinea Bissau e altri quattro Paesi tra i più svantaggiati d'Africa: Liberia, Sierra Leone, Gambia e Guinea. La firma degli accordi è prevista per fine febbraio. Se si realizzerà, secondo quanto stabilito finora, il progetto contribuirà anche a tenere viva fra i giovani la memoria dell'uomo di cui porta il nome. E sulla cui fine non si è mai fatta piena luce.

 


Ipotesi per un omicidio

I fatti accertati sono questi: a uccidere Cabral fu Inocêncio Kani, un veterano deluso del Partido Africano para a Independência da Guiné e Cabo Verde (Paigc), la formazione fondata dal leader nel 1956. L'uomo disse che lui e i suoi complici, fermati mentre erano in fuga, avrebbero voluto fermare Cabral e chiedergli conto delle scelte fatte fino ad allora. Ma di fronte alla sua resistenza decisero di sparargli. Molti però restano ancora oggi i lati oscuri: nelle prime ore dopo il delitto, il presidente della Guinea, Ahmed Sekou Touré, parlò alla radio annunciando che gli elementi che avevano ucciso Cabral appartenevano "all'esercito coloniale portoghese". Forse era vero, forse no: "Diciamo che sono sostanzialmente quattro le ipotesi plausibili" ci spiega José Pedro Castanheira, reporter portoghese e autore di una delle inchieste più documentate sull'omicidio, pubblicata anni fa anche in Italia con un titolo che è un punto interrogativo: Chi ha fatto assassinare Amilcar Cabral? (Ed. L'Harmattan): "Un'azione disperata del comando portoghese in Guinea Bissau, che stava per perdere il conflitto; un'operazione della Pide, i servizi segreti di Lisbona; un conflitto interno al fronte guerrigliero tra un'ala combattente guineana e un gruppo dirigente capoverdiano; un azzardo di Sékou Touré, che sognava la "Grande Guinea" ed era pronto a sbarazzarsi di qualunque oppositore". Secondo Castanheira, negli ultimi anni "le indagini non hanno compiuto progressi decisivi". La verità però, ne è convinto, è da qualche parte" negli archivi portoghesi.

 


Il dolore del mondo

Il 20 gennaio 1973 la notizia dell'assassinio percorse il mondo come un uragano. Omaggi a Cabral arrivarono dalle mille voci dell'antimperialismo, dal cuore dell'Europa ma anche dagli Stati Uniti, che pure avevano sostenuto la repressione portoghese contro la voglia di indipendenza delle colonie africane. "Il cordoglio più profondo per il compagno Cabral" fu espresso da Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano. Del resto, nel corso degli anni, il rivoluzionario e guerrigliero aveva costituito attorno a sé una rete di prim'ordine: era stato fra i protagonisti della Conferenza tri-continentale voluta nel 1966 a Cuba da Fidel Castro per riunire tutti i Paesi impegnati nella lotta contro imperialismo e colonialismo. E anche Nelson Mandela, icona anti-apartheid e primo presidente del Sudafrica democratico, lo definì "un grande leader".


Il perché di una rivolta

Cabral era nato nel 1924 nell'allora Guinea portoghese. I genitori erano originari di Capo Verde, un arcipelago al largo della costa atlantica dell'Africa, già base portoghese per la tratta degli schiavi. Negli anni dell'infanzia visse lì e toccò sulla sua pelle i risultati di siccità e carestia. Tra il 1940 e il 1943 i morti per fame furono migliaia ma, raccontò poi Cabral, il governo portoghese non fece nulla per cambiare la situazione. "Ho visto gente morire di fame a Capo Verde...", scriverà. "Ecco la ragione fondamentale di tutta la mia rivolta".


Con il liceo arrivarono buoni voti, che gli valsero una borsa di studio a Lisbona. Cabral si laureò in Agronomia e uscì dall'università con la certezza  che diritto alla terra vuol dire rivoluzione. Il titolo conseguito gli avrebbe garantito un posto da funzionario nell'amministrazione coloniale: ma di quegli anni il giovane preferì invece mettere a frutto gli incontri con i futuri leader indipendentisti delle altre colonie lusofone, capoverdiani, angolani o mozambicani. Tornò in Guinea e, di fronte alla risposta violenta che il Portogallo diede ai primi moti per l'indipendenza, scelse la lotta armata, sostenuta da una forte dimensione politica.


Dall'Italia alla Svezia

Cabral propose un antimperialismo "non allineato". "Non fu mai un teorico della lotta armata. Le fasi più importanti del suo pensiero coincidono con tre resistenze: culturale, economica e politica", spiega Filomeno Lopes, giornalista e scrittore originario della Guinea Bissau da anni in Italia. Fu così che conquistò cuori e menti in Europa. Soprattutto in Italia, dove nel 1970 si tenne la Conferenza internazionale di solidarietà con i popoli delle colonie portoghesi, ma anche in Svezia, socialdemocrazia in ascolto del "Sud globale" che inviò medicine e aiuti nei territori liberati. Allo stesso tempo - si era in piena Guerra Fredda - si appoggiò all'Unione Sovietica per avere le armi che permisero ai guerriglieri di difendersi dall'aviazione del Portogallo. Alla lunga, la sua strategia si rivelò vincente: anche se lui non visse abbastanza per vederne i risultati.  


Road map per il futuro

Il primo meeting interministeriale per realizzazione del cavo sottomarino a lui intitolato si è tenuto nelle settimane scorse a Capo Verde. In nome del leader indipendentista, i governi delle nazioni interessate hanno preparato una Road Map e sottolineato la necessità di procedere rapidamente alla realizzazione di un progetto considerato fondamentale per lo sviluppo futuro delle loro nazioni. Funzionerà? Gli eredi di Cabral promettono di sì.

Pubblicato sul Venerdì del 20 gennaio 2023