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Anton Cechov: nel giardino dei cililegi e dell'anima

Macha (Lolita Chammah) e Anton Cechov (Nicolas Giraud) nel film Anton Cechov, girato nel 2015 da Rénet Féret, da ieri nelle sale 
PSYCHO In sala un film sullo scrittore russo, cantore della nostalgia del desiderio
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Con stile più francese che russo, lieve e garbato, è da ieri nei cinema il film Anton Cechov. L'ha girato René Féret nel 2015, prima di morire. Cechov è un medico povero che mantiene genitori e fratelli scrivendo racconti per i giornali. Grigorovic e Suvorin, figure eminenti della società letteraria russa, si accorgono del suo talento. La vita cambia, arrivano fama e denaro, rimane l'amore tra fratelli, trapelano rimorsi e conflitti. Solo un cenno, nel film, al padre violento, di cui dirà: "Ogni mattina, al risveglio, il primo pensiero era: oggi sarò picchiato?".

Féret preferisce presentarci il medico e lo scrittore, cioè i modi con cui Cechov prova a curare sé stesso curando il mondo. Il trauma dell'infanzia mancata si riverbera in forme di osservazione malinconica che abitano le sue opere: sempre da vicino, sempre da lontano. "Nello scrivere mi affido al lettore, sperando che egl…

Con stile più francese che russo, lieve e garbato, è da ieri nei cinema il film Anton Cechov. L'ha girato René Féret nel 2015, prima di morire. Cechov è un medico povero che mantiene genitori e fratelli scrivendo racconti per i giornali. Grigorovic e Suvorin, figure eminenti della società letteraria russa, si accorgono del suo talento. La vita cambia, arrivano fama e denaro, rimane l'amore tra fratelli, trapelano rimorsi e conflitti. Solo un cenno, nel film, al padre violento, di cui dirà: "Ogni mattina, al risveglio, il primo pensiero era: oggi sarò picchiato?".

Féret preferisce presentarci il medico e lo scrittore, cioè i modi con cui Cechov prova a curare sé stesso curando il mondo. Il trauma dell'infanzia mancata si riverbera in forme di osservazione malinconica che abitano le sue opere: sempre da vicino, sempre da lontano. "Nello scrivere mi affido al lettore, sperando che egli inserisca da solo gli elementi soggettivi". Anche il film, saggiamente, si tiene alla larga da letture psicologiche. Compreso quando ricostruisce il viaggio del 1890 verso l'isola-prigione di Sachalin, in Siberia, per documentare (libro bellissimo, pubblicato da Adelphi) le condizioni in cui vivono i detenuti, convinto che "l'uomo diventerà migliore quando gli avremo mostrato come è". Genio del racconto breve, Cechov è stato adottato dal cinema, ispirando moltissimi registi di film quasi sempre belli: da Oci ciornie e Partitura incompiuta per pianola meccanica di Michalkov a Vanya sulla 42esima strada di Malle, da Il regno d'inverno di Ceylan a Drive my car di Hamaguchi - potrei riempire l'intera pagina. "Cechoviano" è ciò che descrive la nostalgia nel desiderio, vede la realtà e la trasporta in un'illusione che ama la vita, indica il giardino dei ciliegi che ciascuno di noi prova a mantenere intatto all'arrivo di ogni inverno.

Sul Venerdì del 27 gennaio 2023