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Cosa resta di Hitler? In copertina sul nuovo Venerdì

Nella Giornata della Memoria, il magazine di Repubblica racconta come Berlino ha cancellato le tracce del nazismo salito al potere 90 anni fa. E come Roma ne conserva ancora tante del fascismo. E da questo numero, ogni settimana una vignetta di Altan
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Cosa resta di Hitler nella Berlino di oggi? E di Mussolini a Roma? Se l'è chiesto il Venerdì in dicola il 27 gennaio, nella Giornata della Memoria per le vittime della Shoah. Partendo da un altro anniversario: 90 anni fa, il 30 gennaio del 1933, Il Führer saliva al potere “democraticamente”, dopo aver vinto le elezioni: le élite tedesche lo consideravano poco più che un pagliaccio, utile però a scongiurare un colpo di Stato militare. La nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni rievoca quella storia cercandone le tracce per le vie della capitale tedesca.

Lungo la Wilhelmstrasse, dove sfilavano le camicie brune naziste, ci sono pizzerie italiane e venditori di kebab; nell’area della gigantesca Cancelleria voluta da Hitler e poi distrutta dalle bombe sorge il Memoriale dell’Olocausto. Altre testimonianze dei crimini del “Reich millenario” sono sparse nella città: segno che la Germania ha fatto i conti con il suo passato? Forse; intanto però è di pochi mesi fa l’arresto del principe Enrico XIII di Turingia, che tramava con altri nostalgici per sovvertire la democrazia tedesca.

E se in Germania esporre i simboli nazisti è reato, in Italia quelli fascisti si trovano quasi a ogni angolo di strada: molte opere del regime sono sopravvissute alle epurazioni del dopoguerra, a partire dal gigantesco obelisco con la scritta MUSSOLINI DUX che accoglie i tifosi all’ingresso dello Stadio Olimpico di Roma. Che cosa dice la loro presenza del rapporto degli italiani con il loro passato? Michele Gravino cerca di capirlo con l’aiuto di storici e attivisti.  

 

Tra gli altri servizi del Venerdì di questa settimana: siamo andati a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, nel bar dove due anni fa un gruppo di amici ha inventato il FantaSanremo, il gioco che a dieci giorni dal Festival ha già oltre un milione di iscritti (anche Repubblica ha la sua lega).

Parliamo poi dell’emergenza carceri: mancano i direttori, e molti funzionari sono costretti a fare da pendolari tra due o più istituti da un capo all’altro della penisola. Da Cuba, un reportage racconta i giornalisti che sfidano il regime castrista; da Hollywood il regista Todd Field presenta Tár, il film con Cate Blanchett, favoritissima all’Oscar, nella parte di una direttrice d’orchestra accusata di molestie. E infine una sorpresa per i lettori: da questo numero troveranno ogni settimana, in apertura del magazine, una vignetta del grande Altan. Come ci preannunciano due dei suoi inconfondibili personaggi.