A Pescara il museo del fumetto con Andrea Pazienza e Liberatore
dal nostro inviato Luca Valtorta , dal nostro inviato Luca ValtortaPescara. "Ho avuto la fortuna di essere uno degli insegnanti di Andrea Pazienza al liceo artistico. Il primo giorno di scuola venne da me e mi disse: 'Professore, devo assolutamente dirle una cosa: a me disegnare non piace'", racconta Sandro Visca, molto più di un professore: artista fuori dagli schemi, pittore, scalatore, oggi in pensione ma sempre attivissimo. Siamo al Clap Museum (sta per Comics Lab Art), il nuovo polo espositivo di Pescara interamente dedicato al fumetto che ospita una collezione permanente di Andrea Pazienza con ben 324 opere tra bozzetti, illustrazioni e dipinti (molti sono una donazione di Visca). Della mostra temporanea, intitolata Di corpi e frammenti è invece protagonista fino al 26 marzo un altro grande artista e amico fraterno di Pazienza: Tanino Liberatore. Oggi qui per presentare un portfolio di dodici opere inedite esposte per la prima volta. È proprio qui a Pescara infatti che i due si sono conosciuti, frequentand…
Pescara. "Ho avuto la fortuna di essere uno degli insegnanti di Andrea Pazienza al liceo artistico. Il primo giorno di scuola venne da me e mi disse: 'Professore, devo assolutamente dirle una cosa: a me disegnare non piace'", racconta Sandro Visca, molto più di un professore: artista fuori dagli schemi, pittore, scalatore, oggi in pensione ma sempre attivissimo. Siamo al Clap Museum (sta per Comics Lab Art), il nuovo polo espositivo di Pescara interamente dedicato al fumetto che ospita una collezione permanente di Andrea Pazienza con ben 324 opere tra bozzetti, illustrazioni e dipinti (molti sono una donazione di Visca). Della mostra temporanea, intitolata Di corpi e frammenti è invece protagonista fino al 26 marzo un altro grande artista e amico fraterno di Pazienza: Tanino Liberatore. Oggi qui per presentare un portfolio di dodici opere inedite esposte per la prima volta. È proprio qui a Pescara infatti che i due si sono conosciuti, frequentando lo stesso liceo artistico anche se in classi differenti.
Ma torniamo per un attimo a Visca: "Quando Andrea mi disse che non amava disegnare mi ricordai i miei sedici anni, capii al volo la provocazione e gli dissi: 'Va bene, non è necessario disegnare nella vita, penserai a fare altre cose'". Invece, non solo Pazienza disegnò moltissimo; ma soprattutto, in quegli anni il soggetto principale dei suoi disegni fu proprio il professor Visca: "Avevo i capelli lunghi, mi vestivo in maniera un po' diversa e portavo dei grandi baffoni. Tutto questo gli diede modo di massacrarmi con disegni e storie micidiali, tanto che sono la persona reale più disegnata da Andrea (ride). In quegli anni il liceo artistico di Pescara è stato uno dei più importanti da un punto di vista del rinnovamento didattico, per cui, per me che nella vita avevo deciso di non fare l'insegnante, è stata poi invece un'esperienza straordinaria".
Visca, già autore di varie mostre e collaboratore di Burri, infatti avrebbe voluto proseguire nella sua carriera artistica ma nel 1968 decide di accettare, dopo ripetute insistenze, il posto di insegnante che gli viene offerto da Giuseppe Misticoni, preside del liceo artistico: "Non mi piaceva come si stava trasformando il mondo dell'arte, in cui i meccanismi del potere e del mercato stavano diventando sempre più forti, così ho pensato che quel lavoro mi avrebbe permesso di starne fuori. Devo dire che aver insegnato 35 anni lì dentro è stata anche una lezione su me stesso. Andrea per me non era solo uno studente, era un amico vero. In pratica viveva quasi sempre nel mio studio oppure si autoinvitava a casa a pranzo o a cena".
Anche il Clap nasce in qualche modo dal fatto che il professore ha conservato i ritratti irriverenti, divertentissimi e spesso anche a luci rosse che gli faceva Paz. "Non mi importava se mi prendeva in giro: poteva fare anche la scena di sesso più pazzesca ma non era mai volgare perché c'era sempre una straordinaria ironia di fondo". Non a caso nel disegno che apre la mostra Pazienza si è rappresentato come un giullare: "Spesso lo difendevo con gli altri insegnanti che lo accusavano di non studiare. In effetti non faceva mai quello che gli veniva richiesto. Una volta l'ho pregato: 'Andrea, fammi qualcosa che possa mettere nella tua cartelletta e non solo i fumetti, perché se viene un'ispezione la trovano vuota". Mi ha fatto i disegni meravigliosi che si trovano al piano di sopra. Ma a pennarello, che in teoria era vietatissimo".
Visca nel tempo questi disegni per fortuna li ha raccolti tutti e ha poi deciso di donarli trovando in Nicola Mattoscio, economista e presidente della Fondazione Pescarabruzzo, la persona che gli ha dato la possibilità di realizzare il sogno. Il Clap, inaugurato lo scorso dicembre alla presenza del sottosegretario alla Cultura Sgarbi, è un museo modernissimo realizzato su quattro piani: "Era un grande magazzino che abbiamo ristrutturato perché crediamo nel fumetto come veicolo della cultura contemporanea" spiega Mattoscio. "Credo di poter dire che abbiamo la più importante collezione dedicata ad Andrea Pazienza in Italia: siamo partiti dalla donazione di Visca ma poi siamo andati avanti con le acquisizioni perché crediamo che sia fondamentale avere un luogo capace di raccontare l'importanza di questo artista. In questo senso va anche la mostra temporanea ospitata in questi due piani dedicata a Tanino Liberatore: abbiamo pensato che abbinarli fosse la cosa migliore per inaugurare il progetto. Non solo hanno studiato nello stesso liceo intitolato a un altro visionario, Giuseppe Misticoni che l'ha fondato, ma si sono poi ritrovati a condividere vari progetti. In questa mostra si possono vedere oltre cento opere di Liberatore di cui oltre 70 inedite e mai esposte in Italia: da Ranxerox alla poesia di Baudelaire, dai ritratti di musicisti come Frank Zappa alla sua reinterpretazione dei supereroi, fino a una sezione vietata ai minori contro ogni tipo di moralismo".
Cominciamo a visitare la mostra proprio con Liberatore, prima che si conceda a uno strabordante pubblico per cui non si limiterà a firmare il portfolio ma realizzerà splendidi disegni. La cosa che sorprende è la diversità di stili: "Queste sono le matite della prima Lucy, l'australopiteco donna, venti illustrazioni per un libro nel 1990, mentre la Lucy del 2006 è stata fatta tutta al computer: ci ho messo sei anni per settanta pagine però sono abbastanza soddisfatto del risultato, fatto per me strano perché non lo sono quasi mai".
Tanino Liberatore: "Quando io e Paz disegnavamo insieme. Ma il più bravo era lui"
Protagoniste assolute sono le donne anche se ovviamente non può mancare Ranxerox, il coatto sintetico creato da Tamburini ai tempi di Cannibale nel '77. E poi, a sorpresa, ci sono dei supereroi, sempre ovviamente alla maniera di Tanino: "Ne ho fatti una quindicina per una mostra: con Cat Woman mi sono preso una licenza poetica perché normalmente non ha né tette né culo, qui invece... E poi c'è pure un Ranxerox che ha il cappuccio di Batman, lo scudo di Capitan America, la "S" di Superman e il martello di Thor: era un po' indeciso. Un po' come lei", e indica il disegno di una ragazza con l'aria perplessa davanti a un membro maschile appena accennato a carboncino. Anche nei disegni di Liberatore non c'è mai volgarità anche se spesso sono decisamente espliciti. Ce n'è anche uno con una donna con la bocca piena di spaghetti. Chissà da dove arrivano certe visioni... "Non lo so, mi vengono in mente delle immagini e così incomincio a disegnare... Ho fatto anche una serie di ritratti contro gli integralisti dell'Isis, come questa donna velata di bianco che ricorda i preraffaelliti: è come Ofelia ma con una scia di sangue. Quest'altro invece è un omaggio all'Origine del mondo di Courbet. Ma senza peli". Potete immaginare di cosa si tratti.
Il sesso è da sempre centrale nel lavoro di Liberatore. "Non uso quasi mai modelle: preferisco la fantasia e mi piace disegnare i corpi, sia maschili che femminili. Ma con quelli femminili c'è anche un rapporto di desiderio, di sesso. Tutto mentale eh...". Poi indica un disegno particolare: "Questo risale a quando Andrea è stato buttato fuori da Mattioli (un altro degli artisti di Cannibale e Frigidaire, ndr) e, "cucù!" è venuto da me di notte mentre stavo facendo delle prove di inchiostrazione. Era il '77, c'è anche un mio autoritratto assonnato; in basso ho disegnato un personaggio stile Moebius, e sulla destra Andrea ha fatto una specie di Topolino che lo indica, dicendo: "Là, un provocatore francese"".
A proposito di Pazienza: il museo ospita altri quattro quadri disegnati in due. "Con Andrea siamo stati insieme al collegio per un anno: io e un altro di San Severo (lo stesso paese di Pazienza, ndr) eravamo i suoi idoli perché eravamo più grandi e così... ci rompeva i coglioni tutti i giorni! (ride). Se gli interessavi non ti mollava: era uno tremendo, aveva una curiosità pazzesca ed era vivacissimo". Il "rude" Tanino appare commosso ma cerca di non darlo a vedere: preferisce mostrarci quattro disegni molto sessualmente espliciti con protagonisti uomini e donne che si alternano. Sono bellissimi: "Era una cosa per la pubblicazione Glamour: due li ho cominciati io e li ha finiti Andrea e viceversa; una volta disegno io la donna e lui l'uomo e poi il contrario". Chi è il più bravo? "Qua non si sa (ride). Nella realtà era Andrea. Tecnicamente era più bravo". Davvero? "Eravamo diversi".
Il Ranxerox tuo e di Tamburini però è conosciuto in tutto il mondo, l'opera di Pazienza meno. Come mai? "Non lo so, non ci ho mai pensato. Pensa che io Ranxerox non l'ho mai letto". Ma come è possibile? "Beh lo leggevo quando Tamburini mi mandava la sceneggiatura ma poi basta, non ritorno mai sulle cose che ho fatto".
Quel mondo di artisti era fatto di giganti: non gliene fregava niente di apparire o di cosa pensavano gli altri, non cercavano il consenso ma solo il proprio istinto e per questo hanno lasciato un'impronta che non verrà mai dimenticata. Quanto al perché Pazienza sia meno conosciuto nel mondo, ecco la risposta del professor Visca: "La scrittura di Andrea era talmente raffinata da essere intraducibile in una lingua straniera. Si era inventato una lingua sua fatta di dialetti diversi, di modi di dire che sentiva in giro e anche questo è un segno del suo genio". Un linguaggio che parlava al cuore della sua generazione e ai suoi simili di ogni età.
Sul Venerdì del 27 gennaio 2023