✕
Alcune copertine di dischi anni 70 (Paolo Consalvo) 

I cent'anni di Fausto Papetti: com'era sexy il suo sax

Nasceva un secolo fa il re della musica confidenziale e dei dischi con le donne nude in copertina. Lo celebra ora con una mostra il Museo del Saxofono. E noi con lui
4 minuti di lettura

Fiumicino (Roma). C'erano padri del secolo scorso, attenti ai soldi e ancor più alla morale, che si rifiutavano di comprare la Cinquecento alle figlie perché, sentenziavano, "l'automobile è diventata il talamo degli italiani". Se poi dai vetri appannati di quelle macchine filtravano le note voluttuose del sax di Fausto Papetti, la perdizione era assicurata: lo confermavano le copertine delle sue cassette Stereo8 con delle belle signorine un po' discinte, seni al vento, ma formato anni Settanta: poca cosa, rispetto a oggi. Fra gli uomini del tempo, la frenesia sessuale agevolata dai sedili reclinabili aveva prodotto atteggiamenti e figure indimenticabili, come quella dello sciupafemmine parcheggiato nel suo coupé, meglio se decappottabile, con la gamba di fuori a tenere aperto lo sportello, autoradio a palla - di rigore Papetti o Santana - e sguardo invitante-soppesante sulle passanti. Scendendo dal coupé, ogni eventuale fascino …

Fiumicino (Roma). C'erano padri del secolo scorso, attenti ai soldi e ancor più alla morale, che si rifiutavano di comprare la Cinquecento alle figlie perché, sentenziavano, "l'automobile è diventata il talamo degli italiani". Se poi dai vetri appannati di quelle macchine filtravano le note voluttuose del sax di Fausto Papetti, la perdizione era assicurata: lo confermavano le copertine delle sue cassette Stereo8 con delle belle signorine un po' discinte, seni al vento, ma formato anni Settanta: poca cosa, rispetto a oggi. Fra gli uomini del tempo, la frenesia sessuale agevolata dai sedili reclinabili aveva prodotto atteggiamenti e figure indimenticabili, come quella dello sciupafemmine parcheggiato nel suo coupé, meglio se decappottabile, con la gamba di fuori a tenere aperto lo sportello, autoradio a palla - di rigore Papetti o Santana - e sguardo invitante-soppesante sulle passanti. Scendendo dal coupé, ogni eventuale fascino svaporava: per colpa dell'autoradio, all'epoca estraibile, che ogni autoseduttore doveva portarsi dietro per timore dei furti, ma anche per via della riprovevole moda dei borselli maschili scoppiata in quegli anni. Tutto quel bagaglio a mano impacciava l'uomo miserevolmente.

Fausto Papetti (28 gennaio 1923 – 15 giugno 1999) (Paolo Consalvo) 

Un mondo sparito. Papetti, quasi a sottolineare la sua appartenenza a un'altra epoca, se n'è andato per un infarto pochi mesi prima che finisse il Novecento. Aveva 76 anni e gli articoli sulla sua morte riportavano che era già abbastanza dimenticato, anche se è stato l'artista che, con 29 dischi, ha piazzato il maggior numero di album nella Hit Parade italiana. Più di Mina (27) e dei Pooh (23). Ma dal 28 gennaio, centenario della nascita, la sua memoria riceve il dovuto omaggio al Museo del Saxofono di Fiumicino, il primo e unico museo al mondo dedicato a questo strumento. Fino al 25 febbraio, il suo sax alto Selmer Mark VI del 1958 e altri memorabilia concessi dagli eredi sono in mostra nella visita guidata Fausto Papetti - Il Mito del Sax Crooner: le mitiche e voluminose cassette Stereo8 che duravano un'eternità perché non c'era bisogno di girarle per ascoltare tutti i brani, fotografie e immagini del tempo, dischi d'oro e dischi di vinile con quei nudi da copertina che hanno sancito e radicato nell'immaginario del pubblico il binomio sax-erotismo (forse favorito anche dall'assonanza tra sax e sex), spezzoni di documentari, la testimonianza del figlio Marco e tre concerti.

La cassetta formato Stereo 8 della ventesima raccolta di Fausto Papetti: ne incise 50 (Paolo Consalvo) 

 

Estate violenta

Il fenomeno Papetti, già apprezzato orchestrale jazz e pop, oltre che valido turnista, esplode fra il 1959 e il 1960 con il successo della colonna sonora di Estate violenta: in sala d'incisione le improvvisazioni del suo sax hanno risolto seri problemi di arrangiamento e il 33 giri Fausto Papetti Sax e Ritmi, vende più della colonna originale del film.

Fausto Papetti con la sua band (Archivio famiglia Papetti) 

Così la Durium gli fa incidere la sua prima Raccolta. Ne sfornerà altre 49. Maestro del confidenziale, re dell'easy listening e del lounge, è stato il primo a imporre nella discografia della musica leggera il genere strumentale, riproponendo, smussandone le asperità e esaltandone la melodia, i classici della canzone italiana, francese, angloamericana, brasiliana (ma anche giapponese, su committenza del Sol Levante) e della musica da film, Scandalo al sole su tutte. Ha avuto un successo planetario, ma al pari di molte star dell'epoca aveva paura di volare, quindi declinò prestigiosi inviti come quello dello scià di Persia o del Bolshoi di Mosca. Tournée solo in Italia, Bussola, Piper, e un nutritissimo fan club in Puglia.

 

L'etichetta di Sexy Sax gliel'hanno appiccicata i discografici francesi della Vogue, i primi a spogliargli le ragazze in copertina, seguiti a ruota dagli italiani della Durium "con i quali papà battagliava per avere fotografie eleganti come quelle del calendario Pirelli", ricorda la figlia Cinzia, che contrappone all'immagine del sax appeal quella di un marito e padre devoto e particolarmente orso. "Ci sono pochissime sue immagini di repertorio perché non gli piaceva andare in tv, era amico di Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Mike Bongiorno e solo quando insistevano molto diceva di sì". In quei rari casi lui, lombardo di Viggiù poi naturalizzato svizzero, lasciava l'amata Sanremo di cui si era innamorato per via del clima mite anche d'inverno una volta che, nel lontano 1956, era andato a suonare al casinò. Niente di peccaminoso quindi: nei tour lo accompagnava prima la moglie giovane e bella, poi i figli. E le ammiratrici rimanevano a bocca asciutta.

(Paolo Consalvo) 

 

In sala travaglio

"È vero, capitava che qualcuno gli dicesse, ammiccando: 'Li vede questi figli? Tutto merito suo...', ma anche il generale Dalla Chiesa era un suo ammiratore, lo aveva dichiarato in un'intervista a Oggi, mi pare" dice Cinzia Papetti. "E un famoso ginecologo gli aveva rivelato che metteva la sua musica in sala travaglio per rilassare le partorienti". Tutto il processo riproduttivo, insomma. Domanda obbligatoria: politicamente come si piazzava il menestrello del piacionismo lounge? Dalle parti di Spadolini, risponde la figlia. Grande ammiratore di Montanelli e del suo Giornale. E poi, inevitabilmente, di Berlusconi.

Attilio Berni, fondatore del Museo del saxofono, che espone circa 600 strumenti, anche appartenuti a musicisti famosi (Paolo Consalvo) 

Ma al di là delle assonanze qui bisogna indagare sul portato sexy del sax. Attilio Berni, fondatore e direttore del Museo del saxofono, oltre che collezionista, saxofonista e insegnante di musica in una scuola media di Fiumicino, spiega che è uno strumento musicale endoscopico, quello che, più di ogni altro entra nel corpo del musicista e ne amplifica non solo le cavità organiche, ma soprattutto le passioni, gli umori. Per approfondire le sue ricerche, nei sei mesi di convalescenza causati da un incidente di moto, si è messo a classificare 1.516 film per misurare l'evoluzione del sax appeal nel cinema. "In Un tram chiamato desiderio la censura non colpì tanto la scena dello stupro quanto il sax che l'accompagnava.  In Ultimo tango a Parigi, con le musiche di Gato Barbieri, la relazione con l'eros è conclamata. Poi si passa all'uso parodistico di Ciccio e Franco o di Scuola di Polizia".

 

Guerra di strumenti

Nel bel museo, ospitato dal 2019 in un ex sacchificio per carote di Maccarese, quindi in una surreale piana agricola, sono raccolti 600 sassofoni: dai primigeni modelli ideati dal suo creatore Adolphe Sax, al Lyricon del 1977, il primo tentativo di abbinare l'elettronica allo strumento, dal minuscolo soprillo Eppelsheim di 32 centimetri al gigantesco contrabasso Orsi di due metri. C'è il sax di Ross Gorman, utilizzato nel primo film sonoro della storia, Il cantante di jazz, e il Conn-O-Sax: massima estensione e minimo successo di vendite. La forma non piacque e la crisi del '29 non aiutò. Sparì dai cataloghi in un anno, fu smontato per ottenerne pezzi di ricambio: oggi resiste in una ventina di esemplari. È piena di eccentricità, la storia di questo strumento che porta il nome del suo inventore, il belga Adolphe Sax che lo brevettò nel 1846 come "aerofono per musica all'aperto" e non poté assistere alla sua metamorfosi in voce simbolo del jazz: sensuale, melanconica, struggente, spesso noir.

Una delle sale del Museo (Paolo Consalvo) 

Se trovate il termine Contre Sax non crediate che sia il nome di una delle sue tanti varianti, è quello di un'alleanza di produttori di trombe, clarini et alia che, con modi leciti e illeciti, si opposero al monopolio di Sax e lo ridussero in miseria. È ben strana anche la storia di Attilio Berni, che tornò dal viaggio di nozze in America con una vagonata di sassofoni. Anzi, tornò sei mesi dopo la moglie, tutto preso dal sacro fuoco del collezionismo: suo padre se lo andò a prendere e lo riportò a casa tirandolo per le orecchie. Ma questa storia, a lieto fine, conviene farsela raccontare da lui durante la visita guidata.

Sul Venerdì del 27 gennaio 2023