Guido Viale: “La lotta continua dal rosso al verde dell’ambiente”
di Brunella Giovara , di Brunella GiovaraMilano. Il 20 gennaio al Teatro Franco Parenti si presentava Niente da dimenticare. Verità e menzogne su Lotta Continua. Gli organizzatori avevano prenotato una sala da novanta posti (Lotta Continua, roba interessante ma così lontana nel tempo...). Si è presentata una folla inaspettata, e si è velocemente occupata la sala da cinquecento posti. Il primo a stupirsene, l'autore. Guido Viale, 79 anni, economista, già dirigente del gruppo extraparlamentare. Un ex, e da tempo e come tutti gli altri, in quanto il movimento si è sciolto nel 1976.
E lei si spiega perché - quasi 50 anni dopo - cinquecento persone vengono ad ascoltare questa storia?
"Secondo me erano nostalgici di Lotta Continua, e della propria giovinezza. Ma so per certo che all'epoca a Milano non c'erano cinquecento dei nostri. Erano sicuramente molti meno perché il grosso era a Torino, dove io vivevo. Quella sera c'erano molti anziani, come me. Per&…
Milano. Il 20 gennaio al Teatro Franco Parenti si presentava Niente da dimenticare. Verità e menzogne su Lotta Continua. Gli organizzatori avevano prenotato una sala da novanta posti (Lotta Continua, roba interessante ma così lontana nel tempo...). Si è presentata una folla inaspettata, e si è velocemente occupata la sala da cinquecento posti. Il primo a stupirsene, l'autore. Guido Viale, 79 anni, economista, già dirigente del gruppo extraparlamentare. Un ex, e da tempo e come tutti gli altri, in quanto il movimento si è sciolto nel 1976.
E lei si spiega perché - quasi 50 anni dopo - cinquecento persone vengono ad ascoltare questa storia?
"Secondo me erano nostalgici di Lotta Continua, e della propria giovinezza. Ma so per certo che all'epoca a Milano non c'erano cinquecento dei nostri. Erano sicuramente molti meno perché il grosso era a Torino, dove io vivevo. Quella sera c'erano molti anziani, come me. Però ho visto anche dei giovani".
"Perché è stata anche una storia di amicizia, e di un coinvolgimento profondo nell'impegno. Un giovane può farsi un'idea di cosa è stato il Sessantotto, che non è stato solo terrorismo. Ha coinvolto migliaia di persone, e in Lotta Continua c'erano non solo studenti e operai, ma medici, intellettuali, carcerati, soldati, e anche i pastori sardi, a un certo punto. È stato un legame forte e di reciproca conoscenza, che infatti dura nel tempo. Dopo la dissoluzione, alcuni di noi sono andati a destra, altri al centro, altri a sinistra. Alcuni hanno scelto la lotta armata, altri si sono ritirati a vita privata, anche se in fondo non è vero. Ci sono stati insegnanti che hanno dato l'anima per tenere insieme una scuola sfasciata, con un impegno silenzioso, carsico, che è durato negli anni".
E lei?
"Io avevo un bambino da crescere, ed essendo in miseria, ho dovuto mettermi subito a lavorare. Non è stato facile, perché al tempo ero un nome noto. Mi sono messo a studiare quelli che sono diventati i miei temi: i rifiuti, le energie rinnovabili. Le automobili, l'inquinamento e il traffico. Cioè la pesantezza della vita urbana".
Oggi ci sono molti movimenti, non solo di giovani, impegnati su questo versante, che è politico.
"Fino a prima del Covid ero impegnato con i giovani di Fridays For Future. Un movimento di ragazzi, certo, anche se dentro ci sono molti anzianotti come me. E da lì può venir fuori un'alternativa alla attuale dirigenza politica. I giovani sono le vittime designate del cambiamento climatico perché gli stiamo proponendo un futuro d'inferno".
Sono rivoluzionari, come lo siete stati voi?
"No. Ma sono profondamente consapevoli della gravità della crisi, e della necessità di una svolta radicale. L'esigenza è forte, le modalità sono ancora da definire".
Lei, si sente ancora un rivoluzionario?
"Sono anche più radicale di quanto lo fossi cinquant'anni fa. Aggiungo questo: subito dopo l'enciclica di papa Francesco, la Laudato si' del 2015, assieme a don Colmegna e altri, per lo più laici, ho fondato l'associazione che ha lo stesso nome. Lavoriamo sul rapporto tra giustizia sociale e giustizia ambientale. La gravità della crisi ambientale spinge sempre più persone a un interesse, e a un contesto di conflitto, anche se non nelle forme di allora".
"L'ho fatto perché c'era un anniversario in arrivo (il 50° anniversario dell'omicidio Calabresi, 17 maggio 1972, ndr), e perché nessuno è veramente in grado di scrivere su Lotta Continua. Alcuni storici lo hanno fatto, ma ci vorrebbe un pool per raccontare quella esperienza nel suo complesso, con tutte le varie sedi in Italia, che erano circa duecento. E volevo ricostruire i processi, dimostrare che è stato tutto un imbroglio, plurimo e aggravato".
Un processo infinito, ma si è arrivati alla sentenza definitiva con la condanna di Sofri, Pietrostefani, Bompressi e naturalmente Marino, l'esecutore materiale confesso, pentito e accusatore. La famiglia Calabresi non ha mai avuto un atteggiamento vendicativo, ha preso atto della sentenza.
"Considero la famiglia Calabresi come vittima, due volte. I processi, invece di rendere loro giustizia, sono stati istruiti per incastrare qualcuno di noi. E noi non abbiamo mai partecipato alla organizzazione dell'omicidio, né alla costruzione di un'organizzazione clandestina e armata".
Lei non è stato imputato.
"No. E pensare che nelle dichiarazioni di Marino, e in numerose sentenze e ordinanze, viene considerato come dato acquisito che un anno prima dell'omicidio questo fosse stato deliberato dall'esecutivo di Lotta Continua, di cui facevo parte. Ciò nonostante, nessuno ha mai chiesto l'incriminazione mia e di altri. Io stesso, a un certo punto, mi sono fatto avanti, dicendo "allora prendete anche me"".
E cosa è successo?
"Nessuno mi ha filato".
Parliamo della campagna contro Calabresi.
"Come già riconosciuto, è stata troppo pesante, e l'ho anche scritto: parole, immagini ed espressioni inaccettabili, sia per lui che, ancor più, per i suoi familiari. Ce ne siamo scusati, anche Sofri lo ha fatto. E alcuni di noi, fin troppo tardi, hanno scritto che "non ha scusanti" l'atteggiamento con cui da molti di noi fu accolta la notizia dell'uccisione di Luigi Calabresi. Non fu spesa una parola sul valore della vita umana, anche di un avversario, né sulla gravissima violenza che l'uccisione di un uomo arreca alla vita dei suoi familiari. Però, voglio anche dire che nessuno ha mai chiesto scusa alla famiglia di Pinelli".
Al Franco Parenti c'erano le figlie di Pinelli, Silvia e Claudia.
"E Claudia ha ricordato che dopo la morte del padre si sono sentite isolate, hanno dovuto cambiare scuola... Solo Lotta Continua ha preso le loro difese. E quando attraversavano Milano, vedevano finalmente le scritte sui muri, "Valpreda innocente", "Pinelli è stato assassinato"".
Sul Venerdì del 3 febbraio 2023