L'ultima crociata di Putin è quella contro i gay
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA. "Sveti 24". L'insegna rosa al neon è quella di un fioraio aperto 24 ore su 24. Bisogna scendere nel seminterrato, mostrare un documento e dire un nome. Se non è una parola d'ordine, poco ci manca. Solo allora tra fiori e annaffiatoi si apre una porta blindata che porta al gay bar. Un locale angusto: un bancone per i cocktail, una decina di tavoli, qualche sgabello, pareti viola, specchi per moltiplicare gli spazi e luci soffuse. I riflettori sono puntati su una tenda sbrilluccicante che crea la quinta per lo "stand-up poetico" di Konstantin Prima, sopracciglio tagliato, labbra botulinate. Alterna poesie a gag, e ogni tanto si avvicenda con Ilga Bezfamilnaja, drag queen in abito scollato e scintillante di strass che invece intrattiene lo sparuto pubblico con il playback di qualche nota canzone. Nulla di sboccato o di lascivo. Anche le battute, persino quelle che in Russia chiamano "sotto la cintura", non hanno niente di v…
MOSCA. "Sveti 24". L'insegna rosa al neon è quella di un fioraio aperto 24 ore su 24. Bisogna scendere nel seminterrato, mostrare un documento e dire un nome. Se non è una parola d'ordine, poco ci manca. Solo allora tra fiori e annaffiatoi si apre una porta blindata che porta al gay bar. Un locale angusto: un bancone per i cocktail, una decina di tavoli, qualche sgabello, pareti viola, specchi per moltiplicare gli spazi e luci soffuse. I riflettori sono puntati su una tenda sbrilluccicante che crea la quinta per lo "stand-up poetico" di Konstantin Prima, sopracciglio tagliato, labbra botulinate. Alterna poesie a gag, e ogni tanto si avvicenda con Ilga Bezfamilnaja, drag queen in abito scollato e scintillante di strass che invece intrattiene lo sparuto pubblico con il playback di qualche nota canzone. Nulla di sboccato o di lascivo. Anche le battute, persino quelle che in Russia chiamano "sotto la cintura", non hanno niente di volgare. La vera trasgressione, a pochi giorni dall'approvazione della nuova draconiana legge sulla "propaganda Lgbtq", sta nel ritrovarsi qua.
Relazioni pericolose
Prima della nuova legge il divieto di "promuovere relazioni sessuali non tradizionali" stabilito nel 2013, valeva soltanto tra i minorenni. Dal 5 dicembre si applica a tutte le età e a tutti i media: cinema, letteratura, arte, musica e qualsiasi materiale che promuova "relazioni o desideri sessuali non tradizionali". Non basta più contrassegnare un contenuto con il bollino "+18". Le pene variano da multe fino a 400 mila rubli (5 mila euro) per le persone fisiche e 5 milioni (66 mila) per le persone giuridiche ai 15 giorni di arresto. Ma più che le sanzioni spaventano le possibili applicazioni arbitrarie di una legge dalla formulazione volutamente vaga. "La nostra stessa esistenza è diventata illegale", ci dice da San Pietroburgo il medico e attivista Pjotr Voskrosenskij che nel 2017 bloccò la Prospettiva Nevskij per protestare contro le purghe dei gay in Cecenia. "Ma siamo sopravvissuti al nazismo e al comunismo. Sopravviveremo anche a questo regime. Anzi, potremmo diventare i fautori del cambiamento, come insegnano i due amanti Armodio e Aristogitone che uccisero il tiranno ateniese Ipparco". Un riferimento voluto. Lo scorso anno il medico 37enne ha allestito un museo Lgbtq, il primo in Russia, proprio per dimostrare - attraverso una statua dei due tirannicidi, un ritratto del compositore Pjotr Tchaikovskij, uno dei più noti gay della Russia imperiale, o cammei di Antinoo, l'amante dell'imperatore Adriano - che le persone Lgbtq sono sempre esistite e sempre esisteranno. "A 10 giorni dalla sua inaugurazione il museo è diventato reato e ho dovuto chiuderlo. In nome dei "valori tradizionali" la dittatura russa giustifica ogni sua azione, dall'uccisione dei gay nel Caucaso all'offensiva in Ucraina. Falsifica la storia per amor di politica. Sostiene che il movimento Lgbtq sia un'invenzione moderna importata dall'Occidente, ma la mia collezione dimostra che è una bugia". Voskrosenskij coglie nel segno. Se nel 2013 il Cremlino strumentalizzava l'agenda anti-Lgbtq per consolidare i consensi dopo un biennio di proteste, stavolta cavalca l'omofobia per presentare l'offensiva in Ucraina come una crociata sotto la bandiera dei "valori tradizionali" contro il "satanico" Occidente che promuove "perversioni che portano al degrado e all'estinzione".
"Vogliamo davvero che i nostri bambini abbiano il genitore n. 1 e il genitore n. 2? Vogliamo davvero inculcare nelle loro teste che ci sono più generi che sessi?", ha detto il presidente russo Vladimir Putin lo scorso settembre. Aleksandr Khinshtein, deputato del partito al potere Russia Unita e principale autore del nuovo pacchetto legislativo, è stato ancora più diretto: "L'operazione militare speciale non si combatte soltanto sul campo di battaglia, ma anche nei cuori e nelle menti della gente". Mentre il patriarca russo ortodosso Kirill ha definito l'offensiva contro Kiev "una guerra alle lobby gay".
E che dire di Nabokov?
Il trentaduenne Prima, nome d'arte, non ha dubbi che la legge sia soltanto un "diversivo dalla catastrofe. Vogliono distrarci dalla mobilitazione che manda a morire migliaia di uomini, e dalle sconfitte sul terreno", ragiona quando lo reincontriamo a qualche giorno dallo spettacolo. Potrebbe essere stato l'ultimo, ma lui non sembra preoccupato. "La legge non mi spaventa. È vero, in Russia non mi posso sposare, non ho garanzie legali, ma è nulla in confronto ai tempi dell'Urss, quando la sodomia era un reato penale", minimizza sorseggiando un tè nel suo appartamento alla periferia di Mosca. Nessuna indignazione. Non si capisce se reciti una parte, se abbia paura di esporsi o se si sia oramai abituato dopo anni vissuti all'insegna dell'autocensura. Fatto sta che il problema di essere gay in Russia, secondo lui, "non è la legge, ma la mentalità. Se vai in giro in periferia vestito da donna, ti prendono a pugni. Con o senza la legge". In famiglia non ha fatto outing. "I miei giustificano le mie stranezze col mio temperamento artistico. Certo mi offende il fatto che mio padre ascolti George Michael o Freddy Mercury: loro li assolve perché sono artisti. A me no".
Contrariamente al papà di Prima, le autorità russe non sembrano voler fare sconti a nessuno. O quasi. A prendere alla lettera le raccomandazioni dei legislatori, buona parte della grande letteratura russa sarebbe da stralciare: Oblomov di Ivan Goncharov (relazioni sessuali non tradizionali), Lolita di Vladimir Nabokov (pedofilia), Anna Karenina di Lev Tolstoj (adulterio) o I Demoni di Fjodor Dostoevskij (adescamento di minori), soltanto per dirne alcuni. Tanto che il deputato Klinshtein ha dovuto rassicurare gli allarmati editori promettendo che nessuno toccherà i classici russi. E neppure le biografie di Tchaikovskij. Un discorso a parte merita il successo letterario di Un'estate con il fazzoletto da pionieri. È il romanzo che avrebbe (involontariamente) ispirato le nuove norme: racconta la storia d'amore tra due giovani in una colonia estiva della Kharkiv sovietica. "Non è letteratura" ha tuonato Klinshtein "sarà soggetto a limitazioni". E così è stato. La casa editrice che pubblica il romanzo, la Popcorn Books, è stata la prima a finire nel mirino. Non soltanto per "propaganda gay" ma anche per "vandalismo": per protesta contro i divieti, aveva infatti cellofanato i suoi libri citando l'articolo 29 della Costituzione che sancisce la libertà dei media e vieta la censura. Altre vittime della nuova legge, in questi primi due mesi di applicazione, sono stati 306 siti messi al bando insieme ad almeno sette film (tra cui Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino). Un uomo sanzionato per il suo profilo social considerato troppo osé, mentre a Novorossijsk un negozio è finito sott'inchiesta per un logo con un arcobaleno.
Ma più dannosi delle sue dirette applicazioni sono gli effetti indiretti della legge. L'autocensura preventiva si è infatti già messa in moto. Diversi libri sono stati rimossi dagli scaffali, o censurati con spesse righe nere. Le piattaforme streaming hanno tolto dal catalogo film e serie tv, tagliato alcune scene di Games of Thrones o doppiato la parola "gay" in "uomo" in Sex and The City. A Novosibirsk uno spettacolo per bambini è stato cancellato dopo che il pubblico si è indignato perché a interpretare la principessa era un uomo.
Obiettivo l'Occidente
Per Igor Kochetkov è però ancora presto per tracciare bilanci. "È una legge di carattere ideologico. Non è stata creata per perseguire, ma per fomentare gli umori antioccidentali. E per spaventare la gente. Dopo averla letta, dovresti aver paura. Se succede, l'obiettivo è raggiunto", commenta al telefono. Fondatore di Rossiskaja Lgbt Set, prima rete Lgbtq di tutta la Federazione, e di Fondazione Sfera, ha visto di peggio. Sebbene abbia portato in tribunale soltanto 123 casi, in dieci anni la legge del 2013 ha provocato un aumento dei crimini d'odio, le purghe anti-gay in Cecenia che proprio Kochetkov denunciò nel 2017, nonché la mancanza di un adeguato sostegno medico e psicologico per gli adolescenti. Attivisti e gruppi Lgbtq sono stati bollati come "agenti stranieri", etichetta di reminiscenza sovietica che colpisce chi riceve "finanziamenti stranieri" e fa "attività politiche". Molte ong hanno chiuso, altre sono clandestine. Lo stesso Kochetkov è stato costretto all'esilio. Eppure è ottimista. "Paradossalmente la legge del 2013 ha portato il tema della sessualità al centro del dibattito. I coming out sono diventati la normalità, per lo meno nelle grandi città. È un trend impossibile da fermare".
Sul Venerdì del 3 febbraio 2023