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Propaganda e fake news, quando si usavano le monete

Sesterzi e marenghi, talleri e baiocchi. Mentre ci si divide sul contante, un libro racconta la storia di questi preziosi strumenti. Dalle origini in asia minore fino all’era del pos
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Furono, oltre a un rivoluzionario strumento economico, anche un potente mezzo di propaganda in un tempo in cui i mezzi di comunicazione non esistevano e la tradizione orale faticava a stare al passo con tempi e distanze. Ripercorrere l’evoluzione delle monete dagli albori all’euro è un vero viaggio nella storia. Dall’antica Grecia alla Roma degli imperatori, da Carlo Magno a Napoleone, passando per le Americhe e l’Asia. La genesi di uno strumento nato circa 2.500 anni fa la traccia, in Le vie delle monete, il giornalista e storico Sergio Valzania.

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Ed è proprio grazie alle monete che Valzania legge gli avvenimenti e lo svolgersi del tempo. Inoltre c’è un aspetto, finora poco indagato ma non per questo meno significativo, che appartiene alle monete, ovvero il loro “ruolo” di media. Aspetto, invece, ben presente in chi si riservava il diritto di battere moneta per testimoniare imprese militari o cambi di regime. O semplici informazioni che altrimen…

Furono, oltre a un rivoluzionario strumento economico, anche un potente mezzo di propaganda in un tempo in cui i mezzi di comunicazione non esistevano e la tradizione orale faticava a stare al passo con tempi e distanze. Ripercorrere l’evoluzione delle monete dagli albori all’euro è un vero viaggio nella storia. Dall’antica Grecia alla Roma degli imperatori, da Carlo Magno a Napoleone, passando per le Americhe e l’Asia. La genesi di uno strumento nato circa 2.500 anni fa la traccia, in Le vie delle monete, il giornalista e storico Sergio Valzania.

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Ed è proprio grazie alle monete che Valzania legge gli avvenimenti e lo svolgersi del tempo. Inoltre c’è un aspetto, finora poco indagato ma non per questo meno significativo, che appartiene alle monete, ovvero il loro “ruolo” di media. Aspetto, invece, ben presente in chi si riservava il diritto di battere moneta per testimoniare imprese militari o cambi di regime. O semplici informazioni che altrimenti non sarebbero mai uscite da una ristretta cerchia di persone.

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Il viaggio inizia dalla Lidia, in Asia Minore, dove, grazie a una grande disponibilità di elettro, una lega naturale di oro e argento, tra il VII e il VI secolo a.C. sarebbero state coniate le prime monete. Ma in una struttura rigida come quella delle società asiatiche, il nuovo strumento non era in grado di spiegare tutte le sue potenzialità. Cosa che invece avvenne sotto il sistema greco delle poleis, le città Stato, in continua competizione l’una contro l’altra. Nel giro di poco tempo, molte cominciarono a coniare monete con i simboli che le caratterizzavano: dai cavalli alati alle tartarughe alle foche. Ai tempi però, mancando ogni indicazione del valore, questi “pezzi” erano considerati né più né meno come dei lingotti, la cui originalità era certificata dal marchio di chi le emetteva.

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La civetta greca

In Grecia la faceva da padrone il tetradramma (ovvero l’unione di quattro dracme), in particolare quello ateniese, battuto nel 510 a.C. e chiamato “civetta” dall’effigie su uno dei lati (nell’altro c’era la testa di Atena). La sua storia durò fino al 322 a.C, ma la memoria è arrivata fino ad oggi: il simbolo della civetta, infatti, campeggia sull’euro greco. Il successo delle civette fu tale, che si arrivò alla falsificazione, anche se il vero obiettivo non era tanto la truffa quanto la possibilità di uniformarsi al sistema economico dominante di cui esse erano un pilastro. A conferma di questo ci fu il cosiddetto decreto di Callia che imponeva agli alleati l’uso esclusivo delle monete ateniesi. Ed è a questo punto che comincia a farsi strada il valore comunicativo del denaro che, di fatto, era in grado di entrare in contatto con tutta la popolazione.

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La zecca romana

Questo aspetto non venne meno neanche sotto l’impero romano, che costruì la prima zecca accanto al tempio dedicato a Giunone Moneta (vi dicono nulla money, moeda,moneda, monnaie?). I progenitori furono gli assi, coniati a partire dal IV secolo, per poi arrivare al solido di Diocleziano, battuto in oro, e ai suoi sottomultipli, tra i quali spiccava il sesterzio, che, oltre a essere economicamente funzionale, serviva anche a fare propaganda. Un esempio di questa propaganda? Bruto, dopo aver ucciso Cesare, fece coniare una denario con il proprio profilo e con dei pugnali al rovescio e un pileo, berretto simbolo di libertà.

Quello di Bruto non fu un caso isolato, tanto che di alcuni cambi di trono si venne a sapere proprio in questo modo. Così come si trovavano raffigurati interi nuclei delle famiglie regnanti. E persino mete turistiche e luoghi di pellegrinaggio. E se pensate che le fake news siano una cosa legata alla modernità, vi sbagliate. Perché anche in passato esistevano, eccome: sotto forma di un volto stampato su una moneta da qualcuno che rivendicava un titolo o un trono. Anche se titolo e trono non esistevano.

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Fu Carlo Magno, tra il 781 e il 795, a unificare il sistema, prevedendo una sola moneta, quella da un denaro, per tutto l’impero. Per le operazioni finanziarie maggiori si usava la libbra (in italiano diventerà la lira) e il soldo. Due conii che venivano utilizzati per facilitare le operazioni contabili ma che non esistevano nella vita reale. Alla tentazione di coniare moneta non resistettero città come Venezia (il matapan), Firenze (il fiorino e il quattrino) e Genova (il genovino). E se in Spagna dominava il real e in Francia ghinee dobloni, talleri e baiocchi, ci pensò Napoleone a coniare il marengo, una moneta d’oro che celebrava la sua vittoria il 14 giugno 1800, contro gli austriaci.

Una mossa che precedette una vera e propria rivoluzione: la creazione del franco germinale che restò in vigore fino al 1927. Ed ecco che rispunta il valore propagandistico del denaro: una sola moneta con il volto di Napoleone, un solo governo, una sola prospettiva futura di cui i francesi vennero a conoscenza. Con un notevole salto temporale si arriva al primo gennaio 2002,quando viene introdotto l’euro. Mentre il presente, contrassegnato dalla battaglia per il Pos, è sempre più fatto di pagamenti digitali .

Sul Venerdì del 3 febbraio 2023

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