Come è cambiato il porno? Lo abbiamo visto alla fiera del sesso di Las Vegas
di Marco Consoli , di Marco ConsoliLas Vegas. "Ogni volta che si parla del porno lo si fa sulla base dei soliti pregiudizi. E ogni volta mi tocca dire che nulla qui dentro è come sembra visto dal di fuori". Bree Mills, 41 anni, regista e direttrice creativa di Adult Time, una sorta di Netflix a luci rosse, ci tiene a smentire le voci che circolano su un'industria travolta negli ultimi anni da diversi scandali. E, a quanto dicono gli analisti, anche in crisi finanziaria. Da una parte le accuse di sfruttamento delle ragazze e gli abusi sui set che hanno visto sul banco degli imputati star come il veterano Ron Jeremy e il divo sadomaso James Deen. Dall'altro il presunto calo di vendite e abbonamenti dovuto all'emergere di influencer che arrivano senza intermediazione sugli smartphone degli spettatori grazie a piattaforme come OnlyFans. "Per esempio: molti pensano che quest'industria sia dominata dai maschi, ma non è più così: ormai ci sono moltissime donne in ruol…
Las Vegas. "Ogni volta che si parla del porno lo si fa sulla base dei soliti pregiudizi. E ogni volta mi tocca dire che nulla qui dentro è come sembra visto dal di fuori". Bree Mills, 41 anni, regista e direttrice creativa di Adult Time, una sorta di Netflix a luci rosse, ci tiene a smentire le voci che circolano su un'industria travolta negli ultimi anni da diversi scandali. E, a quanto dicono gli analisti, anche in crisi finanziaria. Da una parte le accuse di sfruttamento delle ragazze e gli abusi sui set che hanno visto sul banco degli imputati star come il veterano Ron Jeremy e il divo sadomaso James Deen. Dall'altro il presunto calo di vendite e abbonamenti dovuto all'emergere di influencer che arrivano senza intermediazione sugli smartphone degli spettatori grazie a piattaforme come OnlyFans. "Per esempio: molti pensano che quest'industria sia dominata dai maschi, ma non è più così: ormai ci sono moltissime donne in ruoli produttivi e di regia", continua Mills.
Per cercare di capirci qualcosa sono volato a Las Vegas, dove ogni anno si svolge l'AVN Expo, la più importante fiera di settore a margine degli AVN Awards, gli Oscar del porno. Un'industria che, secondo la rivista di settore Xbiz, nel 2022 ha fatturato solo in America quindici miliardi di dollari. La prima cosa che colpisce, all'ingresso del Resorts World, il nuovo hotel dove si svolge la fiera, è un enorme cartello con il codice di condotta richiesto ai partecipanti: negli stand non sono consentiti strusciamenti o mani morte, foto rubate, nudità, linguaggio volgare o altre molestie, pena l'espulsione e la denuncia alle autorità. Centinaia di fan in coda pressano per entrare: non solo uomini, età media tra i 30 e i 40, anche coppie di fidanzati e diversi disabili su "motorette" per persone oversize.
Le pornostar sorridono, chiacchierano con gli ammiratori, firmano poster e si mettono in posa per una foto, tutte ammiccanti ma rigorosamente vestite. "A 19 anni ero entrata nell'esercito per seguire la carriera dei miei. Ma sono sempre stata molto disinibita sessualmente e così ho poi optato per il porno. Ero sergente, addestrata al tiro con la mitragliatrice, ed è da lì che ho preso il mio nome d'arte", mi racconta Kayley Gunner, 25 anni, una delle star emergenti. "Se sono contenta di aver fatto questa scelta? Guadagno bene e ho il totale controllo sulla mia carriera: direi di sì". Poco più in là due sue colleghe si rotolano con un paio di giovanotti in una vasca piena di palline di gommapiuma, ma la maggior parte delle attrici preferisce esibirsi di fronte a una videocamera: "Ballavo nei night club, un'amica mi consigliò di provare a esibirmi con la webcam", racconta la 28enne Sweet Mango, nome d'arte, quello vero non si dice mai. "Spaventata dall'enorme concorrenza, all'inizio mettevo in scena sesso esplicito. Poi ho virato su contenuti che mescolano travestimenti buffi e striptease, perché ho capito che alla fin fine molti vogliono solo socializzare con me e non solo eccitarsi. Lavoro cinque ore due volte a settimana e porto a casa 45 mila dollari l'anno. Direi che non posso lamentarmi".
In ginocchiera da te
L'avvento delle webcam, insieme allo streaming, sono stati le prime novità tecnologiche a mandare in pensione il vecchio regno di videocassette e dvd. Più di recente il nuovo modello di business ha dovuto fare i conti con il boom dei social come OnlyFans - che nel 2021 ha fatturato 4,8 miliardi di dollari. In questa specie di Instagram in cui si trovano soprattutto contenuti hard, ci si abbona per vedere foto, video o contenuti live di un'attrice.
"L'idea vincente è quella di lasciare gran parte dei guadagni direttamente ai creatori (l'80 per cento, il 20 va alle piattaforme, ndr): cosa ben diversa rispetto a chi lavora per la produzione di un film", mi spiega Dominic Ford, creatore del sito JustforFans. "Ciò ha fatto sì che si avvicinassero a questo mondo molte persone curiose che mai avrebbero girato un film hard. Hanno il controllo totale su ciò che riprendono e trasmettono, tanto che in qualsiasi momento possono decidere di cancellare tutto". Ed è vero che questo fenomeno ha ristretto gli introiti dell'industria tradizionale? "Se lo ha fatto è stato solo nei confronti dei film dozzinali, un risultato tutto sommato positivo", mi risponde Axel Braun, il regista italiano, re delle parodie porno, incoronato anche quest'anno con due Oscar per la migliore commedia e l'art direction. "Faccio questo lavoro da 33 anni e l'industria ha sempre cavalcato ogni novità tecnologica e creativa. Da questo punto di vista siti come OnlyFans non ci danneggiano, ma sono utili sia per raggiungere un pubblico più ampio, che è quello delle attrici con un vasto seguito, sia per l'allargamento del bacino di talenti cui accedere. Le attrici monetizzano il successo ottenuto con i film e io traggo vantaggi dalla loro maggiore esposizione". Mills concorda: "Le webcam prima e le piattaforme ora non hanno cannibalizzato l'industria tradizionale perché offrono esperienze diverse".
Ma oltre ad essere uno specchio delle tante sfaccettature in cui si declina l'erotismo, con ogni pratica sessuale, ogni parte del corpo, ogni situazione pronta ad abitare un preciso sottogenere porno, l'industria riflette anche i cambiamenti della società. "Negli ultimi anni le discussioni sulla fluidità di genere e l'orientamento sessuale, quelle sì che hanno cambiato il mercato", mi dice Danielle Searley, titolare di un'azienda di sex toys. "La nostra linea Gender Fluid, per esempio, punta alla massima inclusività, perché tutti hanno diritto a vivere la sessualità. Per dire: vendiamo anche una ginocchiera su cui i paraplegici possono attaccare un dildo".
L'oggettistica in questa fiera ovviamente non manca: a vibratori, frustini, lingerie sexy, che rappresentano l'ovvio, hanno iniziato ad affiancarsi anche stimolatori hi-tech portatili per l'uomo che simulano l'amplesso. "Quella che è in atto è una nuova liberazione sessuale maschile", mi dice entusiasta Brent, un ragazzone che vende bambole di lattice in forma di procaci e raccapriccianti pin-up. Quando gli faccio notare che qualcuno potrebbe provare ribrezzo a fare sesso con una delle sue "ragazze", lui si fa serio: "Stai scherzando! Ne vendiamo duemila al mese! Ci sono un sacco di vedovi, uomini con disabilità o con problemi seri di socializzazione che senza le nostre bambole non avrebbero modo di esprimere la propria sessualità".
C'è spazio per i desideri di tutti, compresi quelli di chi vuole farsi dare scariche elettriche, dove esattamente evito di domandarlo, con una rotella metallica che sembra fatta per tagliare la pizza. Del resto, tutto qui pare all'insegna dell'inclusività. In giro non vedi solo ragazze bellissime (e con i seni ovviamente rifatti) ma anche donne né giovani né particolarmente avvenenti, ragazzi esageratamente extralarge, trans, coppie tappezzate di piercing e molto molto altro ancora. "Forse è perché essendo tanto stigmatizzati dall'esterno, nel mondo del porno siamo stati capaci di creare un forte senso di comunità", mi spiega ancora Mills. "Qui c'è davvero spazio per tutti, cerchiamo di favorire l'accettazione del prossimo anche attraverso i contenuti. Un esempio? Anziché ghettizzare le trans come si è fatto per tanto tempo con un genere a sé, proponiamo film in cui ci siano espressioni dell'identità di genere e dell'inclinazione sessuale le più varie possibili. Quanto all'idea, poi, che le attrici qui siano sfruttate, questo non accade più che a Hollywood: ogni attrice, che può guadagnare anche fino a 6.000 dollari per un film in base al numero e tipo di atti sessuali richiesti, ha le proprie tariffe ed è libera di stabilire se e con chi vuole girare una scena. In questo senso i social come OnlyFans hanno accelerato l'emancipazione e il #MeToo, che ha scosso anche la nostra industria, ha fatto sì che non siano più possibili abusi come in passato: oggi abbiamo rigorose politiche che riguardano il consenso e ogni attore sul set è seguito da un addetto di produzione che verifica eventuali problemi".
Tutto ok, dunque, almeno fino alla prossima rivoluzione tecnologica che scombinerà di nuovo le carte. Qui dentro la parola Metaverso è molto più concreta e attuale che altrove. "Con la nostra agenzia" ci spiega Josh Heffler di Future of Exclusivity "creiamo l'avatar di attrici e influencer, una copia fedele del loro corpo e del loro volto che potrà essere usato sui social e nella nostra piattaforma Sugar World. I fan vi entreranno per fingere di essere fidanzati delle proprie star o anche solo per farci sesso grazie ai sex toys connessi all'esperienza". E in un futuro molto prossimo le attrici potrebbero far lavorare i propri cloni digitali? "Chi non vuole esibirsi in certe pratiche estreme" risponde Heffler "sì, potrà sempre accontentare i propri fan utilizzando il suo avatar". Sarà come far sesso con una donna vera? "Non penso proprio", strizza l'occhio Kayley Gunner - e mi manda un bacio.