Francesco Bagnaia: da "papà" Valentino Rossi agli gnocchi di nonna
di Massimo Calandri , di Massimo CalandriBologna. È sbocciato nell'anno in cui Valentino Rossi ha detto addio alle moto, lasciandoci orfani inconsolabili o quasi: Francesco Bagnaia detto Pecco, che dell'altro è come un figlio. Il vecchio Doc lo ha sportivamente adottato, crescendolo a casa sua - l'Academy pesarese di Tavullia, il Ranch: gas a manetta, derapate sullo sterrato, salsicce alla brace - quando era un adolescente timido, spaesato. Gli ha dato una tuta in pelle, un casco, una pista dove allenarsi. Lo ha messo in sella, gli ha insegnato tutti i trucchi del mestiere. E ora, dopo il ritiro del re, il ragazzo che sembrava tanto insicuro è il nuovo campione del mondo. L'erede.
Però non vi assomigliate per niente, voi due.
"Caratterialmente, siamo agli antipodi".
Antipodi? …
Bologna. È sbocciato nell'anno in cui Valentino Rossi ha detto addio alle moto, lasciandoci orfani inconsolabili o quasi: Francesco Bagnaia detto Pecco, che dell'altro è come un figlio. Il vecchio Doc lo ha sportivamente adottato, crescendolo a casa sua - l'Academy pesarese di Tavullia, il Ranch: gas a manetta, derapate sullo sterrato, salsicce alla brace - quando era un adolescente timido, spaesato. Gli ha dato una tuta in pelle, un casco, una pista dove allenarsi. Lo ha messo in sella, gli ha insegnato tutti i trucchi del mestiere. E ora, dopo il ritiro del re, il ragazzo che sembrava tanto insicuro è il nuovo campione del mondo. L'erede.
Però non vi assomigliate per niente, voi due.
"Caratterialmente, siamo agli antipodi".
Antipodi? Valentino non avrebbe mai usato un termine del genere.
"Ho imparato tanto da lui, ma non ho mai cercato di copiarlo. Anche perché sarebbe stato impossibile. Meglio essere se stessi, senza rimorsi. Ho preso la mia strada, sottovoce. E se non sono abbastanza personaggio, pazienza. Magari lo diventerò, un giorno: ma è davvero così importante? La cosa che per me conta è andare forte sulla moto. Vincere. E poi, sono fortunato. Felice. Direi che può bastare".
Rossi, che tipo.
"Esuberante, simpatico, aperto con tutti, divertente. La battuta sempre pronta, gli scherzi. Romagnolo. Io sono più chiuso, riservato. Piemontese. Preferisco stare zitto, osservare. Riflettere".
In 26 stagioni di motomondiale, il Doc ha fatto collezione di "nemici" e battaglie: Biaggi, Gibernau, Stoner, Lorenzo, Marquez, mille altri. Bagnaia, invece.
"In gara non ho paura di nessuno: farei di tutto per vincere. Però, una volta tagliato il traguardo, è finita. Noi piloti torniamo ragazzi che condividono la stessa passione. Amici che si rispettano. Quest'anno, col mio compagno di squadra Bastianini, saranno sicuramente scintille. Ma Enea è una brava persona e un grande talento, ci conosciamo da quando eravamo bambini: come si fa a non volergli bene?".
Valentino ha vinto tutto, tranne in quelle due sciagurate stagioni con la Ducati. Mentre tu sembri essere nato sulla moto di Borgo Panigale: un italiano campione del mondo con un gioiello italiano, 50 anni dopo Agostini e la MV Agusta.
"Momenti diversi. Quando sono arrivato io, la Rossa era in crescita. Però aveva ancora problemi con le gomme, non girava bene in curva. Mi sono subito messo a dialogare con meccanici e ingegneri: perché il successo è sempre una combinazione di cose, un gioco di squadra. In fondo, sono solo quello che porta la moto all'arrivo. È andata bene, o no?".
Benissimo: sette gran premi vinti nel 2022, una rimonta che a metà campionato pareva impossibile. Quartararo aveva 91 punti di vantaggio.
"Ho dubitato una notte, non più. Il mattino seguente sono tornato a lavorare duro. Senza perdere tempo in chiacchiere o scuse. Non c'è bisogno di urlare, per farsi sentire: bastano i fatti".
Però, il fascino del campione sregolato: tipo Marco Lucchinelli, che trent'anni fa saliva sul podio fumando una sigaretta. O l'australiano Miller, che festeggia i successi bevendo Prosecco Doc direttamente dallo stivale.
"Non è il mio genere. Anche se qualche mese fa, l'ho fatta grossa".
Ibiza, primi di luglio: al volante di un'auto in affitto, perde il controllo e finisce in un fosso. Intervengono i militari della Guardia Civil, scatta il test: è tre volte oltre il limite massimo tollerato. Patente ritirata.
"È bastato un bicchiere. Non reggo l'alcol. Non accadrà più, ho imparato la lezione. Promesso".
Quello festeggiava travestendosi da Robin Hood, o dando un passaggio a una bambola gonfiabile con scritto "Claudia Skìffer". Non ha mai lasciato il numero 46. Lei invece si limita a sollevare il braccio, dopo ogni vittoria. E quest'anno ha scelto di correre col numero 1.
"In fondo, è quello che sono: il numero uno. Ma terrò anche il mio 63, sul casco e nel box: gli sono affezionato".
Twitter, Instagram, Facebook: i follower del Dottore, nonostante il ritiro dalla MotoGP (adesso Valentino corre con le auto nel campionato Gran Turismo), superano i 22 milioni. Quelli di Pecco - per ora - sono circa un milione e sette.
"Sui social ho la fortuna di avere il grande supporto di mia sorella Carola. È giusto rendere i tifosi partecipi della tua vita. Però non ne sono ossessionato: rischia di diventare una palude da cui poi è difficile uscire. Negli anni passati facevo troppa attenzione a quello che la gente diceva di me, certi commenti mi hanno ferito: è stato qualcosa che mi ha limitato dal punto di vista mentale. Adesso basta, non è il caso di perdere tempo".
Valentino, 44 anni il 16 febbraio, dopo un arcobaleno di fidanzate, si è messo insieme a Francesca Sofia Novello: hanno una bimba, Giulietta, ma per il momento nessuna intenzione di sposarsi. Lei ne ha 26, da otto sta insieme a Domizia Castagnini, fashion buyer, nipote di uno storico giocatore della Juventus, Gianfranco Leoncini.
"Ci conosciamo da ragazzini. Al primo vero appuntamento ho fatto la figura dell'imbranato, toccando il marciapiede con la macchina. Ma ormai s'era già innamorata".
Dice "Domizia", e le si illumina lo sguardo.
"Le ho chiesto la mano il 24 dicembre scorso, al Monte dei Cappuccini. Ha detto sì. Un anno magico. La data? Dobbiamo fare il corso pre-matrimoniale, trovare il posto giusto, buttare giù la lista degli invitati. All'inizio era previsto per quest'estate, ma a luglio si sposa Luca Marini (fratello di Rossi, uno dei suoi migliori amici, ndr). Un'idea ce l'avrei: festa per pochissimi amici tra qualche mese in Sardegna. Poi, con calma, la cerimonia ufficiale. Invece mi sa che rimanderemo tutto al 2024".
Pecco, Pecco: ha preso la patente per guidare la moto nelle strade cittadine solo lo scorso anno.
"E avevo paura di non farcela, all'esame di guida".
Le piace cucinare. Ha imparato preparando gli gnocchi con nonna Luciana, che tutti chiamano Uci, perché i nomi di famiglia - anche Pecco, mica Francesco - sono stati storpiati da Carola, che da bambina parlava un po' così.
"Stare ai fornelli mi rilassa. E vivere con calma, lentezza, serenità: sarà che in pista vado troppo veloce. Quest'inverno è stato il periodo più bello di tutta la mia vita: a casa con la famiglia, prima a tavola e poi leggendo un buon libro in poltrona".
Oliviero Toscani sostiene che gli sportivi dovrebbero impegnarsi pubblicamente, per provare a fare di questa società un posto migliore.
"Ha ragione. Apprezzo Lewis Hamilton, un campione schierato contro il razzismo e per i diritti dei più deboli. Ma io sono ancora giovane, mi sento immaturo sotto tanti punti di vista: non credo di poter essere un riferimento, non è il momento. Posso però mandare dei messaggi positivi ai ragazzi: uno di questi è essere trasparente, sincero, onesto in tutto quel che faccio. A costo di non piacere. L'ho imparato da Valentino, che non ha mai voluto essere a tutti i costi un personaggio. A lui è riuscito così, naturalmente".
Allora in qualcosa vi assomigliate.
"Lui ha vinto nove mondiali, è una leggenda. Io sono a quota due (il primo vinto in Moto2 nel 2018, ndr). Ma posso permettermi di dire che abbiamo la stessa sensibilità alla guida? Alcune volte è un vantaggio, in altre forse servirebbe più 'ignoranza'. E poi, la determinazione: anche io non mi arrendo mai".
Sì, ma "papà" Valentino che dice di questo bravo ragazzo?
"Continua a seguirmi, e una sua telefonata - un consiglio, una battuta per sdrammatizzare - vale oro. Gli devo tutto. È il più grande pilota della storia. Però io sono io: e mi piace".