L'amore tossico? Ecco i segnali per riconoscerlo
di Claudia de Lillo , di Claudia de LilloIl più delle volte il male ha le sembianze sfuggenti e i tratti anonimi della banalità. Una relazione abusante può nascere nel tepore di una cucina che sforna torte, accomodarsi tra i cuscini di un divano, prosperare dentro un quadro a tinte pastello. Non ha bisogno della violenza fisica, dell'occhio nero della vittima (quasi sempre donna) o dei denti acuminati del carnefice (quasi sempre uomo). Ma resta comunque un film dell'orrore.
Gli amori tossici rilasciano il loro veleno a piccole dosi, così impercettibili che nessuno si premura di aprire le finestre. E quando l'aria è satura è ormai tardi. Come riconoscere quel veleno inodore? Come fermare il vortice prima di esserne risucchiate? Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, scriveva Tolstoj. Eppure, esistono nei rapporti malsani alcuni segnali ricorrenti, una regolare progressione nella prevaricazione, un pervicace e ossessivo attacco all'integrità della …
Il più delle volte il male ha le sembianze sfuggenti e i tratti anonimi della banalità. Una relazione abusante può nascere nel tepore di una cucina che sforna torte, accomodarsi tra i cuscini di un divano, prosperare dentro un quadro a tinte pastello. Non ha bisogno della violenza fisica, dell'occhio nero della vittima (quasi sempre donna) o dei denti acuminati del carnefice (quasi sempre uomo). Ma resta comunque un film dell'orrore.
Gli amori tossici rilasciano il loro veleno a piccole dosi, così impercettibili che nessuno si premura di aprire le finestre. E quando l'aria è satura è ormai tardi. Come riconoscere quel veleno inodore? Come fermare il vortice prima di esserne risucchiate? Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, scriveva Tolstoj. Eppure, esistono nei rapporti malsani alcuni segnali ricorrenti, una regolare progressione nella prevaricazione, un pervicace e ossessivo attacco all'integrità della vittima che fatica a definirsi tale. Mattone dopo mattone si costruiscono le case ma anche le prigioni. Il primo può essere una domanda casuale ("quanti uomini hai avuto prima di me?"), il secondo un confronto mortificante ("la mia ex sì che ci sapeva fare, mica come te"), il terzo la denigrazione degli affetti ("i tuoi amici sono degli sfigati"), e via così con una richiesta disturbante, il senso di colpa, fino al compimento di un'opera mostruosa che qualcuno si ostinerà a chiamare amore.
Normalità di un incubo
Lilja ha vent'anni, frequenta l'università, ha una famiglia solida alle spalle e amici accanto "che non possono capire cosa vuol dire essere innamorate come lo sono io adesso". Lui non ha nome né connotati. Ha un passato traumatico e il profilo del narciso. Traditore seriale, lo immaginiamo bello. La sua identità affiora lentamente dalle parole di lei che è arguta, ironica, intelligente ma piano piano se ne dimentica e si perde. "È tutto così insignificante e inutile in confronto a lui, sento che sarei disposta ad annullare me stessa per amare quest'uomo".
Lui mi ama è il romanzo d'esordio dell'islandese Thóra Hjörleifsdóttir che scandaglia gli abissi di un rapporto malato attraverso una scrittura magistrale che a tratti si fa poesia. Con un ritmo avvolgente e claustrofobico, che replica le spire che inghiottono la protagonista, l'autrice accompagna il lettore in un viaggio doloroso, una discesa nell'atroce normalità di un incubo. "Con la nascita e la diffusione del movimento #MeToo, molte donne hanno cominciato a rivelare le loro esperienze di violenza e umiliazione, fino a quel momento nell'ombra. Mi colpirono la somiglianza tra quelle storie e la loro comune progressione", ci spiega Hjörleifsdóttir.
Durante quell'epifania lei, figlia di un Paese, l'Islanda, in vetta alle classifiche mondiali per uguaglianza di genere, ha trovato la voce unica e universale di Lilja, vittima di una violenza subdola che non si nutre di calci, pugni o schiaffi, come l'iconografia dell'orrore domestico, ma corrode lentamente, dall'interno, fino all'annientamento. "Molte donne subiscono abusi invisibili, psicologici e sessuali. Sono segreti oscuri, indicibili, che suscitano vergogna. Per questo è importante far emergere le loro storie". Lilja, come molte vittime di sopraffazione, non viene trattenuta a forza nel rapporto ma ne resta intrappolata, ne diventa dipendente, in un gorgo di impotenza e disperazione. "Lo so che devo darci un taglio, ma non sono capace di staccarmi da lui. Se fossi una persona migliore gli basterei", riflette la protagonista che si percepisce inadeguata, fallita, pazza ma non vittima.
In questo sentiero verso l'abisso, battuto da una folla di monadi tristi, l'isolamento è la prima tappa, ci dice l'autrice. Perché il potere del carnefice si nutre dell'altrui solitudine. "Non c'è posto per altri nella nostra relazione, ci bastiamo noi due". Lui, brillante, prevaricatore, marchiato da remote ferite originarie, spinge i limiti sempre più in là, usando il sesso come arma di dominazione e umiliazione. "Alla fine ho ceduto. Non è stato né bello né brutto, solo viscido e scomodo... Voglio che creda che a letto sono la migliore". Lilja cerca di compiacerlo, lasciando che le sue difese si sgretolino. "Mi ha pelata come una cipolla. Non è rimasto niente di me, solo buccia tutto intorno, e mi bruciano gli occhi".
Imperatori del mondo
Hjörleifsdóttir punta il dito anche su una nefasta educazione che, evidentemente anche nella civile Islanda, vuole le ragazze empatiche e accudenti, "mentre i ragazzi vengono cresciuti come imperatori del mondo" meritevoli di comprensione e asservimento. "Voglio aiutarlo, è sempre stato tutto talmente facile per me che non faccio fatica a caricarmi sulle spalle una parte del trauma che si porta dietro da tanto tempo" e il perverso spirito della crocerossina si impossessa di Lilja e di molte altre come lei. Il viaggio prosegue, sempre più giù, nelle profondità torbide del dolore e della mortificazione. Lui è tutto, lei niente. Il corpo si ribella, cerca aiuto. Per farlo tacere lo si punisce. L'autolesionismo è un grido nel vuoto. Che fare, al cospetto di un'amica, una figlia, un affetto che annaspa nel pantano di una relazione malsana? "Bisogna mettersi in ascolto", risponde Hjörleifsdóttir, convinta però che "nella maggior parte dei casi, una persona non risalirà la china finché non sarà pronta". Tuttavia, dal fondo di un pozzo, sapere che lassù, in quel cono di luce, ci sono mani amiche, tese in attesa, può essere di conforto. Come la consapevolezza che altre donne sono cadute nello stesso baratro e ne sono riemerse.
Lui mi ama, che nella versione originale si intitola Magma, è un viaggio letterario doloroso nel mondo segreto e reale degli amori tossici. A volte ritrovare nelle altrui parole le proprie, taciute per vergogna, è un'esperienza illuminante e catartica. I paesi come l'Islanda, dove l'eguaglianza è un diritto acquisito, insegnano prima e meglio a dare i nomi all'innominabile.
Un libro può essere tante cose, anche uno specchio in cui riconoscersi per salvarsi.
Sul Venerdì del 17 febbraio 2023