Prima(rie) che sia troppo tardi: il futuro del Pd e della sinistra secondo i nostri lettori
di Michele Gravino , di Michele GravinoCara sinistra ti scrivo, caro Pd vorrei parlarti, ma dove scrivo, a chi parlo, e soprattutto chi mi risponde? Se i talk televisivi sono occupati in pianta stabile dalla solita compagnia di giro urlante, se sui social network la sfida si combatte a colpi di meme strappa-like e strappa-sghignazzi, se il congresso del Partito democratico sembra l'ennesima replica di uno psicodramma che fa sempre più fatica a trovare spettatori, in qualche nicchia del grande circo mediatico resiste la voglia di confrontarsi, riflettere, argomentare. Una di queste nicchie ce l'abbiamo in casa: è la rubrica Per posta di Michele Serra, che ogni settimana sul Venerdì ospita lettere accorate, deluse, appassionate, anche arrabbiate ma sempre civili e argomentate di persone che hanno a cuore le sorti di quella parte del Paese che non si riconosce nella nuova maggioranza di destra.
Cara sinistra ti scrivo, caro Pd vorrei parlarti, ma dove scrivo, a chi parlo, e soprattutto chi mi risponde? Se i talk televisivi sono occupati in pianta stabile dalla solita compagnia di giro urlante, se sui social network la sfida si combatte a colpi di meme strappa-like e strappa-sghignazzi, se il congresso del Partito democratico sembra l'ennesima replica di uno psicodramma che fa sempre più fatica a trovare spettatori, in qualche nicchia del grande circo mediatico resiste la voglia di confrontarsi, riflettere, argomentare. Una di queste nicchie ce l'abbiamo in casa: è la rubrica Per posta di Michele Serra, che ogni settimana sul Venerdì ospita lettere accorate, deluse, appassionate, anche arrabbiate ma sempre civili e argomentate di persone che hanno a cuore le sorti di quella parte del Paese che non si riconosce nella nuova maggioranza di destra.
Alla vigilia delle primarie del 26 febbraio, abbiamo contattato alcuni di quei lettori - scelti in base alle posizioni espresse, e anche con una buona dose di casualità - per chiedere che cosa si aspettano da questo nuovo passaggio nella tormentata storia di un partito a cui, bene o male, hanno dedicato se non sempre una vita almeno il tempo di scrivere e inviare una lettera. Li lasciamo parlare in prima persona, anche di se stessi, così da comporre un piccolo autoritratto di quella che Serra chiama "la sinistra diffusa".
Ivana Moretti, 60 anni, Anzio (Roma). "Sono figlia di una comunista doc, subito dopo la guerra mia madre e i miei zii dalla campagna ciociara furono spediti al Nord con uno dei "treni dei bambini" organizzati dal Pci, e ospitati per due anni da una famiglia ravennate. Ho sempre votato Pci e poi Pd, ogni volta alle 7.30 sono già al seggio. Mi fanno arrabbiare quelli che dicono che non vogliono "turarsi il naso": davvero pensi che il partito debba corrispondere in tutto e per tutto a te, alle tue idee? Non è un peccato di immodestia? Si parla tanto dei fallimenti del Pd, ma almeno noi abbiamo uno zoccolo di voti, altri come i 5 Stelle li hanno dimezzati ma vengono criticati molto meno. Ce l'hanno tutti col partito, ma è forse colpa sua se la gente preferisce stare davanti alla tv a guardare Uomini e donne? Alle primarie voterò Elly Schlein perché mi sembra la candidata più adatta a riavvicinare i giovani su temi come i diritti civili. Certo ci vorrebbero più punti di aggregazione anche per loro, case del popolo con la biblioteca, il bigliardino, il ping pong..."
Piero Orrù, 73 anni, provincia di Pescara. "Mi piace scrivere ai giornali, anche su Repubblica Francesco Merlo mi cita spesso, qualcuno si è anche lamentato ma secondo lui è segno che ho successo. Vengo da una famiglia di sinistra, il mio bisnonno fu tra i fondatori del Partito socialista a Genova nel 1892, ho sempre masticato politica, mi sento un socialista liberale. Stimo molto Gianni Cuperlo ma credo che al ballottaggio voterò Bonaccini. Un po' perché la scelta di Schlein mi sembra forzata: siccome a destra hanno una donna dobbiamo averla anche noi? Bonaccini è un amministratore, un capitano di lungo corso, pronto anche a fare i necessari compromessi. Comunque vada, però, i tre sconfitti alle primarie dovrebbero diventare vicesegretari, in modo da tenere unito il partito. Anche perché credo che questo governo non durerà molto: la destra non ha una vera classe dirigente".
Paolo Marconato, 66 anni, provincia di Treviso. "Sono pensionato, ho cinque figli dai 37 ai 23 anni, tutti ancora in casa - ma non sono bamboccioni, eh! Mi piace leggere e scrivere, speravo che la pandemia e il lockdown avrebbero portato qualche riflessione in più su quali sono i veri bisogni e quelli indotti, sulla necessità di produrre meno, consumare meno, lavorare meno. E invece, come scriveva Mark Fisher, ci viene più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. La sinistra non deve aver paura di usare certe parole, come "pianificazione", se le risorse sono scarse il loro utilizzo va pianificato, no? Mi sembra che Elly Schlein sia l'unica che porta avanti questi temi. La questione ambientale è fondamentale: ma non per il partito, per l'intera umanità".
Ernesto Trotta, 70 anni, Torino. "Sono stato quadro e dirigente Fiat, poi in Confindustria, ho fatto politica, negli anni 70 ovviamente anche nel Pci, ma sempre come migliorista, riformista. Così ho accolto con favore la nascita del Pd e ancor di più la segreteria di Renzi, l'unico che abbia fatto delle vere riforme. Ora l'ho seguito a Italia Viva. Alle primarie quindi non parteciperò, nei programmi del Pd, in Schlein ma anche in Bonaccini, trovo tante affermazioni di principio, parole d'ordine per trovarci a un festival, abbracciarci davanti a un bicchiere e lasciare le cose come stanno. Che significa "nuovo modello di sviluppo"? torniamo alle candele, andiamo a piedi, mangiamo solo verdura? L'ho scritto anche a Serra nella mia lettera, contestando la sua idea che Draghi fosse di destra: essere di sinistra vuol dire cambiare le cose, e per farlo bisogna attrezzarsi per andare al governo! Altrimenti è pura testimonianza".
Mohammed Malih, 50 anni, Senigallia. "Sono marocchino, in Italia fin dall'università, sono stato eletto consigliere aggiunto per la comunità straniera nel mio Comune. A Serra avevo scritto che il dibattito nel Pd mi sembrava uno sfoggio di erudizione, un continuo strizzare l'occhio a una certa sinistra intellettuale "al caviale". Io vedo un forte scollamento tra le parole della politica e i problemi della gente. Sull'immigrazione, per esempio: si parla sempre di sbarchi, ma i profughi sono poche migliaia mentre ci sono cinque milioni di stranieri che vivono regolarmente in Italia, con problemi del tutto diversi. Eppure la sinistra si lascia intrappolare dalla destra sul tema dell'accoglienza, trascurando quelli che pure potrebbero essere suoi elettori. Non ho ancora deciso se voterò alle primarie ma mi incuriosisce Schlein, il suo profilo cosmopolita, il fatto che abbia tre passaporti. Mi sembra più attrezzata per il cambiamento".
Patrizia Piccioni, 59 anni, Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). "A Serra, prima delle elezioni del 25 settembre, avevo scritto che non volevo più "turarmi il naso". Perché troppe volte ci chiedono il voto utile e poi si dimenticano di noi. Ho votato 5 Stelle e non accetto l'accusa di populismo: io sarò pure ignorante, ma ora sembra che pure Marx sia diventato populista! Una cosa è strumentalizzare il malcontento, un'altra è cercare di interessarsi a chi sta male, a chi è sottopagato, a chi chiede solo un po' di onestà".
Teresa Ameri, 72 anni, Genova. "A Serra ho raccontato la storia della mia famiglia, di mio nonno licenziato perché non prendeva la tessera del Fascio e poi morto giovane, di mio zio mandato a morire in Russia. Io ricordo le manifestazioni a Genova nel 1960 contro il governo Tambroni. Le primarie sono democratiche ma sono anche una gran perdita di tempo, da mesi il Pd discute ma deve convincere gli altri, non solo se stesso. Mi piace Schlein anche se avrà difficoltà: purtroppo le faranno pesare il fatto di vivere con una donna, di non essere bellissima... Però ci vuole qualcuno che parli chiaro, veloce (se li ricorda i discorsi di Prodi? Dopo cinque minuti c'era da addormentarsi). Bisogna dire le cose come stanno: se non paghi le tasse sei un evasore, se non soccorri i naufraghi sei un assassino. E poi parlare agli operai: il Pci gli diceva che erano importanti, che il Paese si fondava su di loro. Torniamo a dirglielo, oltre a cercare di alzargli lo stipendio".
Riccardo Gardi, 18 anni, Bologna. "So di essere un'eccezione, ho sempre letto giornali e guardato i tg con i miei genitori e i nonni, i miei coetanei hanno altri interessi e altre fonti di informazione. Ho notato che molti di loro sono attratti da Calenda, lo vedono come una figura positiva. A me pare che Schlein abbia le idee più chiare sulla questione climatica, che è proprio la conditio sine qua non. Purtroppo vedo molto cinismo e molta ignoranza tra i ragazzi, e soprattutto nel proletariato: troppo razzismo e populismo".
Mario Guanziroli, 72 anni, Cagliari. "Sono nato in Svizzera da genitori italiani. Andavo al Liceo cantonale di Lugano, proprio come Elly Schlein, e ho scoperto che a distanza di decenni abbiamo vinto lo stesso premio della scuola!. Ho visto che avete titolato la risposta di Serra alla mia lettera Persino il Pd è stufo di se stesso ma vi do una notizia: ho sempre votato piccole formazioni di sinistra, ma la settimana scorsa ho preso la tessera del Pd. È un partito nato un po' storto, ma ha una grande tradizione. E io dopo i miei anni da incendiario mi sono convinto che per incidere ci vogliono i grandi numeri".
Tira le somme Michele Serra, 68 anni, Milano. "A me sembra che tutte queste lettere confermino che in Italia esiste ancora una sinistra a dispetto della sinistra stessa. Milioni di italiani che si riconoscono in quella cultura, in quella esperienza. Poi è un'eredità variegata: nello stesso Pci c'era una tradizione più pragmatica, oggi incarnata da Bonaccini e se vogliamo con più nettezza dal Terzo Polo: governare l'esistente. Ma c'è anche una quota insospettabilmente alta di italiani che continuano a farsi domande diciamo strutturali: è giusto tenere in piedi questo sistema sociale, continuare a produrre tanto, consumare tanto? Questi saranno certo più attratti da Schlein. Il dubbio è se il partito riuscirà a incanalare in una proposta politica queste pulsioni diverse. Potrebbe spaccarsi o scivolare nell'irrilevanza. Dipenderà anche da quanti andranno a votare. Io ci vado".
Sul Venerdì del 17 febbraio 2023