E dopo Sanremo un bell'applauso al caos
di Michele Serra , di Michele SerraScrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, guardando che cosa è successo a Sanremo, tra inni nazionali, monologhi sulla Costituzione e polemiche sull’intervento di Zelensky, noto una contraddizione. Da una parte ci si lamenta del livello bassissimo del dibattito pubblico, caratterizzato da twittatori compulsivi, battute da stadio e analisi elementari (purtroppo anche di fronte a eventi tragici come la guerra) e dall’altra si riempiono di contenuti impegnati anche i programmi di intrattenimento, come se fossimo condannati ad assumere costantemente un tono serioso e a farci carico dei problemi dell’umanità. Mi chiedo se ci sia un legame tra questi due fenomeni che sembrano andare in direzioni opposte, una specie di strana compensazione tra la politica ridotta a spettacolo e lo spettacolo che si fa impegnato, dai festival musicali allo s…
Scrivete a lapostadiserra@repubblica.it o a Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma
Caro Serra, guardando che cosa è successo a Sanremo, tra inni nazionali, monologhi sulla Costituzione e polemiche sull’intervento di Zelensky, noto una contraddizione. Da una parte ci si lamenta del livello bassissimo del dibattito pubblico, caratterizzato da twittatori compulsivi, battute da stadio e analisi elementari (purtroppo anche di fronte a eventi tragici come la guerra) e dall’altra si riempiono di contenuti impegnati anche i programmi di intrattenimento, come se fossimo condannati ad assumere costantemente un tono serioso e a farci carico dei problemi dell’umanità. Mi chiedo se ci sia un legame tra questi due fenomeni che sembrano andare in direzioni opposte, una specie di strana compensazione tra la politica ridotta a spettacolo e lo spettacolo che si fa impegnato, dai festival musicali allo sport; lo chiamerei una specie di “impegno obbligatorio” che anche nella scuola vede i ragazzi sottoposti ad un autentico tour de force tra percorsi sulla mafia, sul razzismo, sul clima, sulla discriminazione e chi più ne ha più ne metta. Non ho una risposta definitiva ma sono un po’ perplesso da questa sorta di discorso unico nel quale tutto si mischia e si confonde. Non rischiamo in questo modo di perdere, allo stesso tempo, sia la percezione del peso diverso delle cose e l’importanza della complessità che il gusto del sano e liberatorio divertimento?
Pietro D’Acunto - Trento
Caro D’Acunto, ha ragione, si sono persi gli ambiti, tutto assomiglia a un gran mischione nel quale è molto difficile ristabilire dei contesti definiti. È come se fossero scomparse tutte le cornici, e tutti i quadri del mondo si fossero accorpati in un solo smisurato affresco, grande come una galassia. Dentro c’è tutto, ma alla fine questo tutto rischia di diventare inespressivo, perché, nella confusione e nella smisuratezza, è impossibile trovare quello che si cerca. Si è molto parlato di “crisi delle competenze”, forse dovremmo preoccuparci anche di una devastante “crisi dei contesti”, ovvero dei luoghi e dei modi nei quali si comunica. Se sul palco dell’Ariston Chiara Ferragni parla della condizione della donna e uomini delle istituzioni ficcano il naso nella scaletta di Sanremo; se i media tradizionali si sentono in dovere di fare eco a qualunque “bullshit” (stronzata) esca dai social, e se i social grondano di giudizi sommari su argomenti che sono complicati anche per i media più accreditati; vuol dire che ogni separazione tra linguaggio e linguaggio è saltata. Non credo ci si debba disperare.
Se un vecchio ordine collassa, in genere è perché non è più funzionale. Bisogna mantenere i nervi saldi e cercare, ciascuno nel suo, di fare un poco di nuovo ordine. Perché un ordine, prima o poi, tornerà: non si può vivere nel caos, e Sanremo, a pensarci bene, è una delle più formidabili (e riuscite) rappresentazioni del caos mai viste al mondo. Piano piano, quando si depositeranno i detriti della grande esplosione che ha frantumato ogni vecchia maniera di parlare tra di noi, si formeranno nuove gerarchie, nuovi ambiti, nuove abitudini. E come lei dice, capiremo dove cercare la complessità, dove il sano divertimento. Verrà un giorno in cui anche le “bullshit” non ci sembreranno più una minaccia, perché saranno tornate al loro posto.
Sul Venerdì del 17 febbraio 2023