Educazione sessuale nelle scuole, in Italia si impara dal web
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaLa legge che non c'è ha compiuto quasi mezzo secolo. Quarantotto anni per la precisione, visto che il primo tentativo di introdurre l'educazione sessuale nelle scuole italiane è del 1975, primo firmatario Giorgio Bini, deputato del Pci. Subito dopo, nel 1976, ci provarono i giovani socialisti, nel 1980 la proposta di legge (mai discussa) porta l'autorevole firma di Tina Anselmi, esponente nobile della Dc, che così scriveva: "La causa principale del disorientamento di cui è vittima il mondo giovanile va ricercata in una mancata o errata educazione che pregiudica il soggetto anche in vista del suo comportamento sociale. Il discorso sessuale non tocca solo la sfera privata, ma investe la cultura e la vita sociale". Parole di un'esponente cattolica, eppure modernissime e profetiche rimaste inascoltate.
La legge che non c'è ha compiuto quasi mezzo secolo. Quarantotto anni per la precisione, visto che il primo tentativo di introdurre l'educazione sessuale nelle scuole italiane è del 1975, primo firmatario Giorgio Bini, deputato del Pci. Subito dopo, nel 1976, ci provarono i giovani socialisti, nel 1980 la proposta di legge (mai discussa) porta l'autorevole firma di Tina Anselmi, esponente nobile della Dc, che così scriveva: "La causa principale del disorientamento di cui è vittima il mondo giovanile va ricercata in una mancata o errata educazione che pregiudica il soggetto anche in vista del suo comportamento sociale. Il discorso sessuale non tocca solo la sfera privata, ma investe la cultura e la vita sociale". Parole di un'esponente cattolica, eppure modernissime e profetiche rimaste inascoltate.
E se, nel tempo, pur nella mancanza di una legge, le scuole si attivavano in modo autonomo organizzando seminari sulla sessualità "oggi non ci chiama più nessuno" dice sconsolata Anna Sampaolo, sessuologa, psicoterapeuta e coordinatrice dei corsi di educazione sessuale dell'Aied, l'Associazione italiana per l'educazione demografica. "Le scuole non hanno più fondi, o comunque li destinano ad altro. E nelle primarie e secondarie lo spettro del "gender", il timore di essere attaccati da gruppi di genitori, scoraggia in anticipo i dirigenti scolastici". Insomma dopo quasi mezzo secolo di tentativi, mentre nel frattempo il mondo è cambiato, la parola "fluido" scorre nei discorsi della Generazione Z, i ragazzi si dichiarano pansessuali, in molti istituti sono state autorizzate le carriere alias (chiamatemi come mi sento, al di là del sesso assegnato alla nascita) sul fronte normativo l'Italia è rimasta a secco, insieme a Bulgaria, Lituania e Polonia.
Siamo quindi uno degli ultimi Paesi della Ue nei quali l'educazione sessuale non è obbligatoria per legge nelle scuole, anche se poi l'applicazione di queste leggi è spesso disattesa. Una piena involuzione dunque (a parte pochi casi virtuosi) che porta ad alcuni paradossi. Spiega Anna Sampaolo: "Le scuole scoraggiano, ma i ragazzi stessi che spesso ci chiamavano durante le autogestioni, oggi ritengono che su molti aspetti basti internet. Mentre fin da piccolissimi sono esposti alla visione del porno che veicola un'idea violenta e prestazionista del sesso". Otto studenti medi e universitari su dieci cercano in Rete informazioni sul sesso e sulla riproduzione anche se uno su due afferma poi che il luogo deputato all'educazione sessuale dovrebbe essere proprio la scuola. Dovrebbe però.
Nelle acque stagnanti di questa recessione di libertà civili, dove con la vittoria della Destra i gruppi pro-life hanno ripreso vigore, agitando con ancora più forza lo spauracchio del gender, denunciando le scuole che istituiscono le carriere alias, l'Aied ha provato nel novembre scorso con un convegno a rilanciare il dibattito, a spezzare il silenzio. Nata 70 anni fa, da 40 in prima linea sull'educazione sessuale, attraversando la battaglia per l'aborto, per la depenalizzazione della contraccezione fino alla tempesta dell'Aids, l'Associazione italiana per l'educazione demografica è oggi presieduta da Mario Puiatti, lunghissima militanza radicale e di difesa della maternità voluta e non subita. "Sono sette anni, era il 2015, che nei cassetti del ministero della Salute e in quelli dell'Istruzione giace dimenticato il documento della commissione istituita dalla ministra della Salute Lorenzin per adeguare all'Italia le linee guida dell'Oms sull'educazione sessuale. Noi facevamo parte di quella commissione e allora sembrò davvero vicina la possibilità di poter entrare stabilmente nelle scuole. Invece scritto il documento, con la firma, anche, di un'associazione di genitori cattolici, né il ministero dell'Istruzione né quello della Salute ne hanno fatto più nulla".
Un tema divisivo
Sabbie mobili, amarezza. E poi una parola che fa paura a tutti: si tratta di un tema divisivo. Mentre cresce ogni giorno il contrattacco dei gruppi integralisti secondo i quali l'educazione sessuale e affettiva dei figli dovrebbe essere di esclusivo appannaggio delle famiglie. (In una scuola primaria di Ceresara, paesino del Mantovano, i gruppi pro-life spalleggiati dall'ex sottosegretario leghista all'Istruzione Sasso, hanno cercato di impedire l'incontro dei bambini di 10 anni con uno psicologo per parlare di amore e sessualità. Al liceo Socrate di Roma, un anno fa, la preside ha vietato che durante l'autogestione gli studenti discutessero di aborto e di identità di genere). "Risultato? I ragazzi di oggi, nonostante tutto quello che trovano in Rete, nonostante il costante consumo di pornografia digitale, sul sesso bello e sicuro, sulla contraccezione, ne sanno meno dei loro genitori a quell'età", sottolinea sarcastico Puiatti. Eppure è dall'educazione all'affettività, al rispetto tra i sessi che può scaturire l'antidoto alla violenza sulle donne. "Facevamo centinaia di corsi l'anno, oggi la richiesta è nulla, portavamo i ragazzi nei consultori, per far vedere loro che si trattava di uno spazio libero, dove chiedere informazioni, essere guidati nella contraccezione. Facevamo campagne sulle malattie sessualmente trasmissibili, di Aids è vero non si muore più ma è tutt'altro". Puiatti non nasconde il suo sconforto. "Oggi ai ragazzi non resta altro che il porno, una scuola di violenza. Vogliamo vincere la battaglia contro i femminicidi? Ricominciamo a parlare di affettività, sessualità fin dalle scuole elementari".
In una recente intervista Luigi Cancrini, uno dei più famosi psichiatri italiani, metteva in guardia contro questa autoeducazione erotica rubata alla Rete. "L'accesso acerbo, troppo precoce alla pornografia online ha creato in questa generazione un divario enorme tra sentimento e sessualità". E poi: "L'adolescenza che dovrebbe essere il tempo della scoperta graduale del corpo, del desiderio, viene stravolta dall'accesso prematuro di pornografia online. Così si altera tutto".
Un progetto romano
Se questo è il quadro di immobilismo sulla sessualità, a fare da contraltare ci sono alcuni, rari, esperimenti positivi. È il caso del progetto promosso dall'università La Sapienza di Roma, coordinato dalle Unità di Andrologia del Policlinico Umberto I e dell'ospedale Sant'Andrea, iniziato lo scorso anno al liceo artistico Ripetta di Roma. Qui, in un ambiente aperto, sottolinea Antongiulio Faggiano, docente di Endocrinologia alla Sapienza, è partita l'indagine, attraverso questionari e poi incontri, con "l'obiettivo di valutare l'identità e l'orientamento sessuale degli adolescenti". "L'eterosessualità è risultata prevalente in entrambi i generi e, a seguire, la bisessualità e la pansessualità, particolarmente rilevanti nel sesso femminile. Da questi dati si evince" spiega Faggiano "che la fluidità di genere come anche l'orientamento sessuale bisessuale (attrazione per maschi e femmine, ndr) e pansessuale (anche per transgender, ndr) sia in aumento nella popolazione giovanile, soprattutto nel genere femminile". Tendenze che raccontano quanto sia antistorica la battaglia contro l'educazione sessuale, tra giovani che hanno fatto della rottura degli schemi il loro verbo. Anche se poi tutta questa modernità si scontra con una non conoscenza di elementi fondamentali. "I giovani si informano tra i pari e dai social media. Questo li porta a riversare i loro dubbi sui social e nella pornografia, che può fornire informazioni fuorvianti e ansiogene. Le conoscenze sulla sessualità e la riproduzione sono risultate non ottimali, con le ragazze nettamente più informate dei maschi".
Insomma, volendo se ne può parlare. E farebbe bene a tutti. Sedici proposte di legge abbandonate in 48 anni non sono un buon auspicio, chissà se il diciassettesimo testo (qualcuno di certo lo presenterà) non sia, finalmente, quello giusto.
Sul Venerdì del 17 febbraio 2023