I droni "buoni" che cercano le mine
di Riccardo Staglianò , di Riccardo StaglianòFinalmente un uso veramente utile per i droni: scoprire dove sono le mine antiuomo. Succede in Angola, dove la ong britannica HALO Trust li usa con successo a questo scopo. Montandoci sopra dei sensori termici che "sentono" le discrepanze di temperatura nel terreno a seconda che ci siano seppellite mine, con i loro componenti metallici, o no. L'attività di sminamento da anni fa lentissimi progressi. E sebbene l'Angola sia in pace da un ventennio ancora vanta il poco invidiabile primato di ospitare almeno mille mine inesplose. Di questo passo ne servirebbero almeno altri venti per liberarsi da questa mostruosa eredità bellica. Invece droni con i sensori termici o con i Lidar (acronimo di Light detection and ranging, la stessa tecnologia usata dalle macchine senza pilota e dagli aspirapolvere robot) velocizzano i tempi di due, tre e anche quattro volte.
In verità anche semplici macchine per la raccolta di patate possono aiutare per sminare. Anche se l'ultimo pezzo della procedura, è sempre in carico agli umani, con bastoni di legno per segnalarne la posizione e pale di metallo per dissotterarle. Piccola nota autobiografica: nel 2006 il rubrichista fece la sua esperienza con le cluster bombs israeliane in Libano. Dietro agli sminatori, anche allora britannici, su un campo che ne era lastricato. Una cosa non divertente che non farò mai più. L'arrivo dei robot, in questo caso volanti, per una volta non potrebbe essere più benvenuto.
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