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Parlare con gli animali: iniziamo dall'elefantese

Elefante africano: quando vedono le api scuotono la testa ed emettono un brontolio che richiama gli altri (Manoj Shah / Getty Images) 
Gli studiosi stanno applicando sensori, droni e altri strumenti per tradurre i versi degli animali. Così hanno scoperto il significato di alcuni barriti. E che i pipistrelli tra loro si chiamano per nome
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Chiunque abbia un cane o un gatto spesso gli parla, ma sono conversazioni a senso unico: serve più a dimostrare affetto che a comunicare. Un vero dialogo uomini-animali sembra ancora appartenere alla dimensione dei miracoli di San Francesco o delle storie del Dottor Dolittle. Però le cose potrebbero cambiare. "Gruppi di studiosi stanno cercando di interpretare i messaggi che gli animali si scambiano riadattando le ultime tecnologie sviluppate per tradurre le lingue umane" ci racconta Karen Bakker, autrice del saggio edito dalla Princeton University Press The sounds of life: how digital technology is bringing us closer to the world of animals (I suoni della vita: come la tecnologia digitale ci avvicina al mondo degli animali). Fino a ieri siamo stati pessimi ascoltatori: "Sia da un punto di vista fisico, perché l'orecchio umano non coglie gli ultrasuoni emessi da pipistrelli e delfini, né gli infrasuoni degli elefanti e delle balene, che p…

Chiunque abbia un cane o un gatto spesso gli parla, ma sono conversazioni a senso unico: serve più a dimostrare affetto che a comunicare. Un vero dialogo uomini-animali sembra ancora appartenere alla dimensione dei miracoli di San Francesco o delle storie del Dottor Dolittle. Però le cose potrebbero cambiare. "Gruppi di studiosi stanno cercando di interpretare i messaggi che gli animali si scambiano riadattando le ultime tecnologie sviluppate per tradurre le lingue umane" ci racconta Karen Bakker, autrice del saggio edito dalla Princeton University Press The sounds of life: how digital technology is bringing us closer to the world of animals (I suoni della vita: come la tecnologia digitale ci avvicina al mondo degli animali). Fino a ieri siamo stati pessimi ascoltatori: "Sia da un punto di vista fisico, perché l'orecchio umano non coglie gli ultrasuoni emessi da pipistrelli e delfini, né gli infrasuoni degli elefanti e delle balene, che psicologico: viviamo per lo più separati dalla natura e abbiamo poco tempo da dedicare al suo ascolto" continua Bakker. "Ma oggi, grazie a sensori e droni, possiamo registrare tutti i suoni prodotti dagli animali nei loro ambienti, anche alle frequenze sonore inudibili all'uomo. E farlo 24 ore su 24, accumulando enormi quantità di dati. Che programmi di intelligenza artificiale possono poi analizzare per riconoscere schemi e regolarità nei versi utili a decifrarne il significato".

Per parlare con gli uccellini e con frate lupo, useremo insomma, invece della fede, Google Translate. "Inizialmente, per tradurre una frase per esempio dall'italiano al francese, Google Translate si basava sul confronto tra milioni di testi nelle due lingue, e questo era inapplicabile alla comprensione dei linguaggi degli animali" spiega ancora la studiosa. "Oggi è disponibile una tecnologia di traduzione che non ha bisogno di alcuna "stele di Rosetta", ovvero nessun testo bilingue, ma può decodificare un linguaggio del tutto sconosciuto rappresentandolo, digitalmente, come una "nuvola" in 3D, dove parole che appaiono più spesso insieme nelle frasi sono più ravvicinate. Confrontando le somiglianze tra questa "nuvola" e quella tipica di un linguaggio già noto, si può decodificare la lingua ignota".

Occhio alle orecchie

È così che potremmo costruire un vocabolario di "balenese", come cerca di fare il Progetto Ceti (Cetacean Translation Initiative) coordinato da Michael Bronstein dell'Imperial College di Londra. Bronstein ha raccolto oltre 26 mila audio dei capodogli, e sta lavorando alla loro interpretazione: lo racconta in dettaglio Come parlare il balenese, saggio del biologo Tom Mustill (uscirà a giugno per Il Saggiatore). Con lo stesso approccio il neuroscienziato Yossi Yovel ha modificato un programma di riconoscimento vocale, come quelli usati da Siri o Alexa, per analizzare con un algoritmo di deep learning 15 mila vocalizzazioni di pipistrelli della frutta egiziani registrate in una caverna da alcuni droni. "Yovel ha scoperto che i pipistrelli litigano per il cibo, usano versi distinti per comunicare con i due sessi, si rivolgono in modo diverso a ogni individuo. Avrebbero quindi qualcosa di paragonabile ai nostri nomi e, come noi, si rivolgerebbero ai cuccioli con un linguaggio semplificato" sottolinea Bakker.
Siamo  ancora più avanti nella comprensione dell'elefantese: sappiamo ad esempio quali versi corrispondono al concetto di "ape" e di "uomo". "L'etologa Lucy King ha notato che gli elefanti, quando si trovano di fronte alle api o quando ascoltano il ronzìo riprodotto da un altoparlante, scuotono la testa ed emettono un brontolìo particolare, che richiama gli altri individui e dà luogo a una fuga di gruppo" spiega Bakker. "La presenza di esseri umani viene invece segnalata con un verso distinto e dà luogo a un comportamento diverso: gli elefanti rimangono vigili e non scuotono la testa, non essendoci il pericolo che un'ape si introduca nelle orecchie". Osservazioni simili hanno consentito all'etologa Joyce Poole, dopo quarant'anni di studi, di pubblicare online un vocabolario di elefantese: l'Elephant Ethogram, catalogo di registrazioni audio e di fotografie relative a 322 comportamenti.

Un'app per l'elefantese

Poole, con la sua associazione ElephantVoices, ha anche realizzato Hello in elephant: un'app che traduce parole come "ciao", "ti amo", "bello", "stressato", nei barriti corrispondenti.
"I tentativi di interlocuzione con gli animali non si limitano ai suoni: Tim Landgraf, docente di informatica alla Freie Universitat di Berlino, ha usato un software che, analizzando tre milioni di immagini, ha tracciato per tre giorni i movimenti di ogni singola ape nell'alveare. E poi, per comunicare con le api, ha costruito un'ape robot (RoboBee) che riproduce le vibrazioni dell'addome con cui questi insetti comunicano la posizione dei fiori da visitare. Riuscendo poi a passare a delle api l'informazione per dirigersi verso un luogo specifico" dice ancora Bakker. "È quasi come se Landgraf avesse costruito l'equivalente di Google Translate per l'alveare".


Un'iniziativa ancora più ambiziosa è quella lanciata dall'etologa Diana Reiss insieme al musicista Peter Gabriel e all'informatico del Mit Neil Gershenfeld, la Interspecies Internet: progetto che non ha come obiettivo la sola decodifica dei linguaggi di specie diverse - dai delfini ai bonobo - ma anche la realizzazione di interfacce che permettano a individui di specie diverse di comunicare tra di loro. Se anche questo approccio fantascientifico dovesse fallire, potrebbe comunque farci fare qualche passo tecnologico in più verso la comprensione di chi, pur condividendo il pianeta e il suo destino con noi, è da sempre senza voce.

Sul Venerdì del 24 febbraio 2023