“Non proteggere tua figlia, educa tuo figlio!” dice uno slogan che vorrebbe togliere terreno ai pregiudizi. Ma siccome certi stereotipi sembrano non morire mai, diamo volentieri il benvenuto a questo saggio della francese Aurélia Blanc intitolato Crescere un figlio femminista. Manuale di educazione antisessista per figli maschi (Odoya, traduzione di Federico Simonti , 272 pagine, 20 euro), in libreria dal 3 marzo. Di che cosa stiamo parlando? Per esempio, di una ricerca condotta nel 2016 dall’Università di Parigi-Saclay sulla percezione del pianto dei neonati: è venuto fuori che i genitori hanno la tendenza a ritenere che quello dei maschietti sia meno acuto di quello delle bimbe. Naturalmente non è così; semplicemente gli intervistati sono inciampati in un bias, in una distorsione che li ha condotti a trasferire inconsapevolmente una condizione relativa all’età adulta – i maschi hanno in effetti una voce profonda – nel mondo dei bebè.
Stranamente ma non troppo, è venuto anche fuori che le lacrime dei maschietti sono ritenute più “motivate”: del resto, non è forse vero che le bambine “piangono per niente”?
Partendo da qui, Blanc ci mette di fronte all’amara realtà: trattiamo i piccoli diversamente, sin dalla nascita, anche se ci riteniamo progressisti e liberi dal pregiudizio. Il rosa e le bambole alle bambine, il pallone e la matematica ai maschietti. E poi ci chiediamo come mai le ragazze universitarie non facciano a gomitate per entrare nelle aule delle materie Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics, cioè Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).
Ci sono luoghi del mondo dove la preferenza per i neonati maschi è talmente forte, che non ci si fa scrupolo di liberarsi delle bambine prima che vengano al mondo. Una selezione prenatale a senso unico, dal momento che non si registrano luoghi dove si abortiscono i maschietti perché si vuole a qualsiasi costo una femmina. Blanc però parla soprattutto di "noi", dell'Occidente dove la pubblicità, i film e tutto quanto fa spettacolo è iper sessualizzato, e indovinate a discapito di chi. Lì dove i nostri figli trascorrono tanto del loro tempo – i videogiochi – il sessismo dilaga, sia negli studi di produzione sia sugli schermi: le protagoniste femminili hanno il più delle volte hanno un ruolo passivo, sono principesse da salvare oppure oggetti di conquista. Per contro, resiste il mito della virilità a ogni costo. Il capitolo Oh pene, mia grande pena è in effetti imperdibile.
Sul Venerdìdel 3 marzo 2023