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In viaggio con Carlo Rovelli alla ricerca dei Buchi bianchi

Carlo Rovelli  (David Stock / eyevine./ contrasto ) 
Potrebbero essere loro la via d’uscita dagli infernali buchi neri. Un’ipotesi che, ispirato anche dalla lettura della Divina Commedia, il fisico racconta nel suo ultimo libro. Intervista
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"Immagino di entrare in un buco nero e uscire da un buco bianco: la chiave del libro è questo viaggio immaginario". Carlo Rovelli, il fisico-scrittore che dà del tu all'Universo, si offre di farci da guida con il suo ultimo saggio, Buchi bianchi (Adelphi), che sarà in libreria da oggi, 3 marzo. Rovelli, novello Virgilio, prende per mano il lettore e lo accompagna in un tuffo verso quelle voragini spazio-temporali che sono i buchi neri. Un viaggio "infernale" che, secondo le teorie astrofisiche più accreditate, è di sola andata, senza alcuna possibilità di ritorno.

E invece, questa la tesi esposta nel libro, non lasciate ogni speranza, voi che entrate... in un buco nero. Gli ultimi sviluppi della gravità quantistica a loop, la teoria a cui Rovelli, con altri fisici teorici in giro per il mondo, lavora da anni per coniugare la Relatività generale e la meccanica quantistica, permettono di immaginare un lieto…

"Immagino di entrare in un buco nero e uscire da un buco bianco: la chiave del libro è questo viaggio immaginario". Carlo Rovelli, il fisico-scrittore che dà del tu all'Universo, si offre di farci da guida con il suo ultimo saggio, Buchi bianchi (Adelphi), che sarà in libreria da oggi, 3 marzo. Rovelli, novello Virgilio, prende per mano il lettore e lo accompagna in un tuffo verso quelle voragini spazio-temporali che sono i buchi neri. Un viaggio "infernale" che, secondo le teorie astrofisiche più accreditate, è di sola andata, senza alcuna possibilità di ritorno.

E invece, questa la tesi esposta nel libro, non lasciate ogni speranza, voi che entrate... in un buco nero. Gli ultimi sviluppi della gravità quantistica a loop, la teoria a cui Rovelli, con altri fisici teorici in giro per il mondo, lavora da anni per coniugare la Relatività generale e la meccanica quantistica, permettono di immaginare un lieto fine: si può uscire da un buco nero a riveder le stelle. E la porta di uscita sarebbe appunto il buco bianco, lo stadio finale dell'evoluzione di un black hole. "Ma io non so se i buchi bianchi esistono per davvero", precisa Rovelli dalla sua casa di Waterloo, in Ontario, dove vive la maggior parte dell'anno da quando lavora al Perimeter Institute, centro di eccellenza mondiale per la fisica teorica. "Questo è il racconto di una ricerca ancora in corso". Ma il suo non è solo un libro sulle frontiere della scienza, anzi. Buchi bianchi è anche un viaggio nella letteratura, nella poesia, nella filosofia, una riflessione sullo scorrere del tempo, sul ruolo e il senso degli esseri umani nell'Universo, sulla nostra capacità di comprenderlo. Le grandi passioni di Rovelli, oltre a quella per la fisica.

Professor Rovelli, senza "spoilerare" il finale del libro... cos'è un buco bianco?
"Dobbiamo immaginare una piccola regione dentro la quale c'è uno spazio molto molto lungo e lontano da cui lentamente possono uscire delle cose, tante cose".

I buchi neri hanno una gravità talmente forte da trattenere anche la luce e qualsiasi altra radiazione elettromagnetica. I buchi bianchi da voi ipotizzati possono invece emettere materia ed energia. Eppure i buchi neri ormai li vediamo, quelli bianchi no. Non è un paradosso?
"Lo sembra, in effetti. Ma i buchi bianchi non li abbiamo ancora visti perché, ammesso che ci siano, sono molto piccoli. I buchi neri che osserviamo sono molto grandi, colossali, miliardi di volte il Sole. Fare un buco nero è facile: metti della materia, che attrae altra materia, si schiaccia... Per fare un buco bianco devi aspettare che un buco nero finisca di crescere, poi inizi a diminuire e diventare piccolo per via della radiazione di Hawking. È molto improbabile che un grande buco nero si trasformi in un buco bianco, succede molto più facilmente se è un piccolo black hole".

Come si potrà verificare la vostra teoria? Che esperimenti si potranno allestire per cercare eventuali buchi bianchi?
"Proprio nei giorni scorsi ho ultimato con alcuni colleghi un articolo in cui studiamo l'ipotetica radiazione che potrebbero emettere i buchi bianchi: sono onde radio, fotoni molto poco energetici. Magari un giorno queste onde potranno essere osservate".

La celebre prima immagine di un buco nero ripresa dai radiotelescopi (2019) 

In genere si formulano nuove teorie per spiegare fenomeni che non sappiamo decifrare con le conoscenze già consolidate. La teoria dei buchi bianchi quali lacune va a colmare?
"Oggi i buchi neri li vediamo, ci sono le foto che mostrano la materia incandescente che vi precipita dentro. Ma un bambino potrebbe dirci: che bello, molto interessante, ma cosa succede a quella materia? Quesito straordinariamente semplice, per il quale non abbiamo una risposta. I buchi bianchi ce la fornirebbero. Un'altra domanda a cui non sappiamo ancora rispondere è: cos'è la materia oscura? Forse sono buchi bianchi".

Lei scrive anche che i buchi bianchi potrebbero essere una "scorciatoia verso il futuro".
"Lo è tutto il processo, dalla nube di idrogeno che viaggia nello Spazio, che collassa e casca nel suo buco nero, che arriva fino in fondo, rimbalza, forma un buco bianco ed esce fuori. Una incredibile scorciatoia per il futuro, nel senso che visto da fuori è un processo che dura miliardi di anni, ma se sei lì dentro è quasi istantaneo: tu entri ed esci un miliardo di anni dopo. È forse la cosa più affascinante di tutte".

Ma davvero un giorno potremo fare questo viaggio?
"Niente di costruito da noi o di biologico resisterebbe a quelle forze. La scala della compressione è così grande che non solo una macchina, o un animaletto o un cervello, ma neanche gli atomi resisterebbero e verrebbero schiacciati. Purtroppo no, resta un viaggio immaginario".

Un po' come attraversare Inferno, Purgatorio e Paradiso. È per questo che cita spesso Dante?
"Quando ho deciso di raccontare che si entra in questo imbuto, si va nel fondo e si esce dall'altra parte, non ho potuto fare a meno di pensare alla Commedia, in particolare al passaggio in cui alla fine del Paradiso Dante passa dall'altra parte dell'Universo, vede la luce, guarda Beatrice, un punto immenso della letteratura mondiale. Mi ricordava così tanto il tipo di studio che volevo raccontare, che prova a oltrepassare il confine di ciò che conosciamo. Ma il mio amore per Dante viene da lontano: l'ho studiato a scuola come tutti: l'Inferno mi ha divertito, il Paradiso mi ha annoiato e non ci ho capito niente. Quando però, trentenne, sono andato a vivere a Pittsburgh, negli Usa, ero solo, non frequentavo italiani, mi mancava l'italianità e anche la lingua. Così la sera leggevo Dante prima di dormire. È stato bellissimo e mi è rimasto nel cuore, soprattutto il Purgatorio".

Nei suoi libri c'è una continua contaminazione tra scienza e arte. Cos'hanno in comune?
"Entrambe riguardano la continua riorganizzazione del nostro spazio concettuale. Non sono le singole scoperte, quella di un pianeta per esempio, a far progredire la conoscenza. Impariamo davvero quando la scienza ci fa ripensare tutto in modo diverso: c'è il Sole, ci sono i pianeti e la Terra è uno dei pianeti, e la Luna è un'altra cosa ancora... È la stessa cosa che fa l'arte: quando hai finito di leggere Delitto e castigo gli esseri umani ti sembrano diversi, quando leggi Dante il mondo ne esce ripensato, la politica è ripensata, la bontà e la cattiveria sono ripensate".

Ci incoraggia tutti a dare del tu all'Universo. Lei come fa?
"Spesso facciamo l'errore di pensarci molto diversi dall'Universo: io sono soggetto della conoscenza e il mondo sta là ed è conoscibile. Dimentichiamo che il mondo che studiamo è fatto della stessa materia di cui siamo fatti noi. Tutta la confusione sul libero arbitrio e la coscienza vengono da questo immaginarsi "fuori" e dal pensare che si possa capire il mondo guardandolo dal di fuori. Noi ci siamo dentro".

Buchi bianchi è il suo quarto libro per Adelphi, dopo il successo planetario di Sette brevi lezioni di fisica...
"Ed è un po' un ritorno alle origini. Sette brevi lezioni è stato un libro per il grandissimo pubblico, semplice, estremamente leggibile, che raccontava una storia e il fascino della fisica. Dopo, tutti mi hanno detto: hai trovato un filone, rifai la stessa cosa. Ma io non ho voluto. L'ordine del tempo e Helgoland sono libri difficili, ma per me più veri e più importanti. Poi avevo deciso di non scrivere più. Ma questa cosa dei buchi bianchi era troppo bella per non raccontarla in un libro che possano leggere tutti".

Sul Venerdì del 3 marzo 2023