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Mammadimerda, da Instagram allo show in nome del "non farcela"

Sarah e Francesca nella locandina del tour che debutta giovedì 9 all’Arci Bellezza di Milano. 
Prima i social, poi libri, t-shirt, gadget... E ora uno show. Francesca Fiore e Sarah Malnerich lottano contro sessismo e pregiudizi. Con una risata che forse li seppellirà
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Lo pensiamo tutti, ma loro lo dicono anche: fare le cose male è inevitabile. Questo il cuore della filosofia battezzata "Merdismo" da Francesca Fiore e Sarah Malnerich, le due anime di Mammadimerda, il sito e il profilo Instagram da quasi duecentomila follower che sta per diventare Uno spettacolo esecrabile. Giovedì 9 marzo, infatti, all'Arci Bellezza di Milano, debutta un tour che è già sold out fino all'ultima data.

Tra lutti e traslochi

Prima del successo social, prima dei libri Non sei sola e Non farcela come stile di vita (il terzo è in arrivo), prima del live, Francesca era una donna, era una madre, era italiana. Era anche cristiana, in modo preterintenzionale: "Attraversavo la fase a posteriori nominata 'della collana di perle'. Cercavo di aderire al modello dominante della mammabene che si sacrifica per quello che viene considerato il benessere dei propri figli, dopo una giovinezza rock and roll. La maternit&a…

Lo pensiamo tutti, ma loro lo dicono anche: fare le cose male è inevitabile. Questo il cuore della filosofia battezzata "Merdismo" da Francesca Fiore e Sarah Malnerich, le due anime di Mammadimerda, il sito e il profilo Instagram da quasi duecentomila follower che sta per diventare Uno spettacolo esecrabile. Giovedì 9 marzo, infatti, all'Arci Bellezza di Milano, debutta un tour che è già sold out fino all'ultima data.

Tra lutti e traslochi

Prima del successo social, prima dei libri Non sei sola e Non farcela come stile di vita (il terzo è in arrivo), prima del live, Francesca era una donna, era una madre, era italiana. Era anche cristiana, in modo preterintenzionale: "Attraversavo la fase a posteriori nominata 'della collana di perle'. Cercavo di aderire al modello dominante della mammabene che si sacrifica per quello che viene considerato il benessere dei propri figli, dopo una giovinezza rock and roll. La maternità ti cambia, è inevitabile, e io mi stavo snaturando per tentare di essere come pensavo di dover essere per diventare una brava madre".

Sarah, dal canto suo, aveva già alle spalle almeno un paio di vite, diversi traslochi, un divorzio, qualche lutto: "Mia figlia è arrivata dopo una di quelle fasi in cui vivi da rock star senza esserlo e, soprattutto, senza averne i soldi. Il cambio di passo è stato notevole e lo sbalzo l'ho sentito tutto: ero convinta che con la maternità sarei diventata ordinata. Ma ciò non è successo".

All'attacco (di panico)

Il blog da cui tutto l'universo MdM ha avuto origine è figlio di un momento di rottura di Francesca: "In quel periodo, era il 2016, ho capito che la brava madre devota non ero io. Ho cominciato a scrivere dei miei errori, per portare una testimonianza finalmente diversa rispetto a quelle che imperavano sui social, di queste madri abnegate e perfette che a me, però, sembravano solo finte. Ci sono i momenti di estasi, certo, ma ce ne sono molti di più di difficoltà. Fingere che non esistano non rende un buon servizio alle donne che senza l'altra parte di narrazione si sentono sole e sbagliate".

 

Sarah è stata cooptata qualche mese dopo, sua figlia era nata da pochissimo: "Iniziavo a frequentare i miei primi attacchi di panico, ma neanche li riconoscevo. Ero divorata dall'ansia delle responsabilità verso una nuova creatura, dalla stanchezza. E non lo sapevo. Perché quando sei nel pieno della performance, non te ne accorgi, non te lo vuoi o non te lo puoi dire. Ti hanno sempre raccontato che ti verrà tutto naturale, che le donne lo fanno da secoli, che il sacrificio estremo fa parte dell'esperienza. Ed è proprio questo che fa sentire in difetto e inadeguate quelle che non ce la fanno fisiologicamente e mentalmente. Nessuno te lo racconta, che ti puoi sentire così, e che capita a tutte; perché è la narrazione a essere incompleta e fallace, la stessa narrazione che rinforza i sensi di colpa che per secoli ha fatto comodo che provassimo: sempre manchevoli, mai abbastanza, sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato".

Da allora, il motto/hashtag Non farcela è diventato un mantra collettivo - e addirittura un brand per calze, T-shirt, tazze, orecchini e borse - capace di radunare e rappresentare le donne che dove arrivano mettono un punto.

Dal medico con svista

Un esempio pratico? Francesca, mamma di due bambine che chiama affettuosamente Erinni, racconta: "Una volta ho accompagnato mia figlia dal dermatologo, nel giorno dell'appuntamento e in perfetto orario. Solo che poi, scoprendole la schiena e non trovando il neo che volevo farle controllare, ho realizzato di aver portato la figlia sbagliata".

Sarah, madre di Eva, "unigenita che tale resterà", aggiunge: "Io e mia figlia correvamo insieme alla stazione di Milano centrale, vicine, per non perdere la coincidenza per Torino, e ci siamo ritrovate ognuna su un treno diverso. Ancora non sappiamo come sia potuto accadere. Però ora a Napoli ho tanti nuovi amici".

Quasi come Chiara Ferragni

Una Mammadimerda vede l'oggettiva bruttezza dei lavoretti che i bambini portano a casa per Natale. Non li butta, per carità!, ma li nasconde molto bene. Una Mammadimerda, se all'aperitivo le chiedi "dove hai lasciato i tuoi figli?", ti risponde: "A casa, da soli, davanti alla tv, con dieci euro per la cena, e il numero dei vigili del fuoco a portata di mano". Perché agli uomini, invece, la stessa domanda nessuno la farà mai. Una Mammadimerda indossa la stola di Chiara Ferragni, quella bianca, sfoggiata a Sanremo. Ma con sopra la scritta Pensati a casa ogni volta che chiudono le scuole.

Una Mammadimerda combatte ogni giorno. Combatte con bruciante intelligenza il sessismo, e il pregiudizio, perché la sua vita è con i figli, non dei figli: "Non si può non affrontare l'argomento maternità quando si discute di parità di genere e di femminismo, perché è il giogo all'interno di un sistema patriarcale che ci relega a una funzione. E anche di questo parliamo nel nostro spettacolo. Cerchiamo di spiegare, in un femsplaining con le ovaie tutte ostentate, perché le donne sono così arrabbiate. Però fa ridere, eh! Noi utilizziamo l'ironia come grimaldello per arrivare a tutte e tutti".

N. d. A. Mentre questo articolo è in chiusura, pronto per essere consegnato, ci arriva un WhatsApp di Sarah. C'è scritto: "Solo una precisazione: noi i lavoretti dei figli li buttiamo. Il consiglio è di nasconderli bene nella pattumiera perché i bambini se ne accorgono e li ripescano".

Sul Venerdì del 3 marzo 2023