Ricette. Ogni timballo è bello a mamma sua
di Tommaso Melilli , di Tommaso MelilliCosì recita una delle pagine gastronomiche più famose della storia della letteratura italiana: "Il principe aveva troppa esperienza per offrire, a degli invitati siciliani in un paese dell'interno, un pranzo che si iniziasse con un 'potage', e infrangeva tanto più facilmente le regole dell'alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata perché un residuo timore non palpitasse in loro all'inizio di ognuno di questi pranzi solenni".
Come molti avranno intuito o rico…
Così recita una delle pagine gastronomiche più famose della storia della letteratura italiana: "Il principe aveva troppa esperienza per offrire, a degli invitati siciliani in un paese dell'interno, un pranzo che si iniziasse con un 'potage', e infrangeva tanto più facilmente le regole dell'alta cucina in quanto ciò corrispondeva ai propri gusti. Ma le informazioni sulla barbarica usanza forestiera di servire una brodaglia come primo piatto erano giunte con troppa insistenza ai maggiorenti di Donnafugata perché un residuo timore non palpitasse in loro all'inizio di ognuno di questi pranzi solenni".
Come molti avranno intuito o ricorderanno, siamo nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e il piatto che sta per rivelarsi è il famigerato timballo di maccheroni.
Quelle righe che ho trascritto sopra però rappresentano anche la miglior espressione possibile di un sentimento che da decenni alligna nei cuori e negli stomaci italiani, e cioè la ribelle e stizzita convinzione che l'unica cucina buona sia quella di casa nostra.
Quei "babelici pasticci" non erano semplici affatto, perché per esempio i tartufi, gli sfilacci di pollo e l'estratto di carne erano e restano abbastanza inimmaginabili in un timballo di pasta italiano (sono tutte cose francesissime, come il potage).
Con ogni probabilità quel piatto, che da allora molti cercano di riprodurre, è stato inventato di sana pianta dall'autore, partendo da un altro piatto siciliano tuttora in uso: la pasta incasciata, che come tutti i timballi è, guarda un po', in origine araba.
La ricetta: pasta incasciata
Ingredienti per 4 persone:
300 gr di anelletti da forno
500 gr di passata di pomodoro
300 gr di carne macinata (facoltativa)
400 gr di piselli freschi o surgelati
2 carote
2 coste di sedano
1 cipolla
Pecorino pepato, caciocavallo e altri formaggi secondo gusti e disponibilità
Pangrattato
Olio, sale e pepe
Come procedere:
Se usate la carne macinata, cominciate rosolandola in un tegame profondo circa 10 cm e per cui avete un coperchio: versate un filo d’olio, sbriciolate bene la carne e arrostite fin quando sarà ben dorata e croccante; togliete la carne dalla pentola e tenete da parte. Nella stessa pentola, di nuovo con un po’ d’olio, soffriggete il sedano, le carote e la cipolla tagliati fini per 8/10 minuti, poi aggiungete la passata di pomodoro e salate. Aggiungete quindi la carne macinata e i piselli, e lasciate cuocere a fuoco dolcissimo, col coperchio, per almeno 25 minuti. Nel frattempo cuocete gli anelletti per 10 minuti in acqua bollente salata. Preriscaldate il forno a 180°. Togliete il sugo dal fuoco, scolate la pasta e aggiungetela al sugo. Tagliate i formaggi a grossi tocchetti e aggiungete anche questi nel tegame. Versate tutto in una teglia da forno, spolverate di pangrattato e infornate per 40 minuti. Il giorno dopo, riscaldata, è ancora meglio.