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Martone e Troisi, non ci resta che ricordare

Massimo Troisi in una scena del film Ricomincio da tre (1981). In questi giorni è nelle sale il ritratto dell’artista Laggiù qualcuno mi ama firmato da Mario Martone 
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Mario Martone vince la sua riservatezza gentile e si fa voce e volto narranti per Massimo Troisi. Il grande attore e comico che tutti amiamo, certo, ma soprattutto un "regista di speciale grandezza". "Un cinema che si esprime per frammenti, soprassalti, che alterna pieni e vuoti, ora acceso, ora stanco". Un cinema "che per me è bello perché ha la forma della vita". Con queste parole quasi intime, rivolte a noi spettatori come in una conversazione domestica, Martone introduce Laggiù qualcuno mi ama, il suo ritratto di Troisi: cinema e personalità di questo ragazzo di San Giorgio a Cremano che un mese fa avrebbe compiuto 70 anni. E che Martone legge in parentela con la Nouvelle Vague, Troisi che cresce nei suoi film come Antoine Doinel in quelli di Truffaut. Napoli senza napoletanità di repertorio, Pino Daniele, i quartieri, i cortei, le scene immortali, La Smorfia, le interviste a registi e scrittori che lo hanno amato.
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Mario Martone vince la sua riservatezza gentile e si fa voce e volto narranti per Massimo Troisi. Il grande attore e comico che tutti amiamo, certo, ma soprattutto un "regista di speciale grandezza". "Un cinema che si esprime per frammenti, soprassalti, che alterna pieni e vuoti, ora acceso, ora stanco". Un cinema "che per me è bello perché ha la forma della vita". Con queste parole quasi intime, rivolte a noi spettatori come in una conversazione domestica, Martone introduce Laggiù qualcuno mi ama, il suo ritratto di Troisi: cinema e personalità di questo ragazzo di San Giorgio a Cremano che un mese fa avrebbe compiuto 70 anni. E che Martone legge in parentela con la Nouvelle Vague, Troisi che cresce nei suoi film come Antoine Doinel in quelli di Truffaut. Napoli senza napoletanità di repertorio, Pino Daniele, i quartieri, i cortei, le scene immortali, La Smorfia, le interviste a registi e scrittori che lo hanno amato.

L'apparizione più luminosa (e per me, non la conoscevo, sorprendente) è Anna Pavignano, per un tratto di vita compagna di Troisi, per molto di più alter ego e co-sceneggiatrice dei suoi film. Torinese e femminista senza rabbia, Pavignano ci racconta Troisi con malinconica allegria, i suoi appunti e i foglietti, le poesie, l'agenda dei giorni dell'intervento al cuore (un piccolo toccante diario di malattia, pochissime parole, quasi sempre esclamazioni: dolori atroci! Incubi! Esco! Non mangio!).

Per Martone il centro del cinema di Troisi è l'amore. L'amore come aspirazione assoluta e al tempo stesso impossibilità. E poi (questo lo nota Francesco Piccolo) Troisi come decostruzione della mascolinità tradizionale del nostro cinema. La sua timidezza illuminata dalla forza delle donne, la lentezza, l'esitazione ontologica, l'improvvisazione leale, lo spaesamento, il disagio, la tenacia. Quando i tratti del carattere diventano un'etica.

Sul Venerdì del 10 marzo 2023