Boato: "Noi italiani siamo così, tutti casa e lavoro"
di Raffaele Oriani , di Raffaele OrianiNell'82 battezzò le prime liste verdi. E nonostante insuccessi e scissioni oggi non ne è affatto pentito. Intervista
Trento. Marco Boato è verde dall'inizio. Al convegno fondativo delle Liste Verdi era lì. Anzi il convegno fondativo l'ha voluto lui, a Trento, nel 1982. Diciamo che è la sorgente della sorgente: "Alla fine degli anni Settanta, con Alex Langer e altri compagni ci avvicinammo ai temi ambientali che andavano prendendo piede soprattutto in Germania" ricorda tra i libri della sua casa di Trento. "Era il nostro modo di sottrarci al riflusso che, dopo un decennio di impegno politico, portava tanti a rintanarsi nel privato".
Sì, perché la storia dei Verdi inizia con Marco Boato, ma la storia di Boato non inizia con i Verdi. L'ex senatore, ex deputato, oggi co-presidente del Consiglio federale di Europa Verde, nasce in Corte dei Baloni, a due passi da piazza San Marco. Ma vive a Trento da sessant'anni: una fotografia in bianco e nero lo ritrae venticinquenne, in piazza del Duomo, mentre si gode i primi passi …
Trento. Marco Boato è verde dall'inizio. Al convegno fondativo delle Liste Verdi era lì. Anzi il convegno fondativo l'ha voluto lui, a Trento, nel 1982. Diciamo che è la sorgente della sorgente: "Alla fine degli anni Settanta, con Alex Langer e altri compagni ci avvicinammo ai temi ambientali che andavano prendendo piede soprattutto in Germania" ricorda tra i libri della sua casa di Trento. "Era il nostro modo di sottrarci al riflusso che, dopo un decennio di impegno politico, portava tanti a rintanarsi nel privato".
Sì, perché la storia dei Verdi inizia con Marco Boato, ma la storia di Boato non inizia con i Verdi. L'ex senatore, ex deputato, oggi co-presidente del Consiglio federale di Europa Verde, nasce in Corte dei Baloni, a due passi da piazza San Marco. Ma vive a Trento da sessant'anni: una fotografia in bianco e nero lo ritrae venticinquenne, in piazza del Duomo, mentre si gode i primi passi di libertà dopo sei giorni di custodia cautelare.
Dietro di lui Mauro Rostagno, che sarà ucciso dalla mafia nel 1988; accanto, un compagno che di lì a poco sceglierà la lotta armata. Boato era il leader di Lotta Continua in Trentino, e un rapporto dei carabinieri lo accusava di essersi presentato a una manifestazione armato e mascherato: "Tutte falsità, perché io il '68 l'ho fatto in giacca e cravatta rifuggendo ogni forma di violenza, anche di piazza". Fu assolto, e viene da dire ovviamente: l'impressione è che, oltre alla violenza, nei suoi primi settantott'anni di vita Boato abbia frequentato poco anche la semplice scortesia.
Per capirci: la prima parte dell'intervista la facciamo a casa sua, la seconda prendendo un caffè in un bar poco più in là. Quando usciamo, lui saluta la giovane barista con un "grazie, e scusi il disturbo": impagabile lo sguardo allibito della ragazza. Ma la civiltà dei modi non è l'unico primato del politico veneziano: nel 1981, da deputato radicale, tiene il discorso più lungo della storia parlamentare italiana, parlando per diciotto ore, in piedi e a braccio, sul fermo di polizia. Tutto questo per dire che abbiamo incontrato un pezzo di storia repubblicana. E gli abbiamo chiesto dei Verdi.
I Verdi italiani hanno una lunga storia, ma perché...
"Lo so cosa vuole chiedermi. Perché non siamo mai riusciti a replicare i successi dei colleghi tedeschi, austriaci, svedesi, finlandesi, e magari anche francesi? Vede, abbiamo fatto tanti errori politici, ma in Italia, in Spagna, in Portogallo e in parte anche in Francia, i Verdi scontano la difficoltà di operare in contesti che avvertono meno i cosiddetti bisogni post materiali: a differenza del Nord Europa, nelle nostre società la preoccupazione per l'ambiente è ancora preceduta da quella per la casa, la salute, il lavoro".
Avete provato ad aggirare quest'ostacolo per quarant'anni.
"Dal 1982. Con il convegno di Trento nacquero le prime liste elettorali in Trentino-Alto Adige e poi via via in tutta Italia, finché nell'87 stupimmo tutti eleggendo tredici deputati e due senatori. Arrivammo in Parlamento tutti rigorosamente in bicicletta".
Da allora di successi elettorali ce ne sono stati pochi, ma convegni fondativi e rifondativi almeno una decina. Un po' instabili, no?
"Siamo sempre stati un movimento plurale nato dall'unione di attivisti antinucleari, associazionismo ecologico ed ex sessantottini. Ma a penalizzarci è stato il vizio della scissione: troppo spesso chi si è trovato in minoranza ha preferito abbandonare il partito".
Quarant'anni di speranze e scoppole elettorali per tenere al centro del dibattito pubblico inquinamento, biodiversità, effetto serra, energie rinnovabili, parchi naturali. I racconti di Marco Boato oscillano tra alto e basso, grandi ideali e piccole beghe elettorali: "Nel 2009, i compagni più prossimi alla sinistra radicale pensavano di avere in mano il congresso, e invece vincemmo noi per quindici voti: il sabato votammo, la domenica se ne erano già andati senza salutare". Nel 2013, il mancato accordo con il Pd di Bersani costringe Boato e Angelo Bonelli a ripiegare sull'improbabile alleanza con l'ex pm di Palermo Antonio Ingroia: "La legge elettorale ci ha impedito di coltivare il nostro simbolo, e ci ha spesso obbligato ad apparentamenti di fortuna". Alto e basso: il basso è la rincorsa affannosa della sopravvivenza politica. L'alto sono i temi di sempre, e un nome che è diventato un talismano, la garanzia che quella dei Verdi resta comunque una storia diversa: Alex Langer, italiano e tedesco, ebreo e cristiano, scrittore e parlamentare europeo, ci accompagna per due ore di conversazione.
Langer c'era nel primo convegno a Trento, nelle prime prove elettorali, e nell'affermazione alle Europee del 1989, quando sembrò che i Verdi italiani potessero mettersi nella scia dell'esperienza tedesca.
"Guardi qua" dice Boato, allungandosi verso una delle tante pile di libri che prima o poi lo sfratteranno di casa. "A pagina 188 della Laudato Si' papa Francesco invita l'umanità alla conversione ecologica. Era il chiodo fisso di Alex, che ne parlò ad Assisi pochi mesi prima di togliersi la vita: qualcuno in Vaticano lo ha letto con grande attenzione".
In Italia i Verdi sono sempre stati una forza gregaria: alleati di Occhetto, di Prodi, di Rutelli, di Letta, persino di Ingroia. Sarebbe andata diversamente se Langer non vi avesse lasciati tanto presto?
"Sicuramente sì. Alex era un leader carismatico, e dopo di lui non ce ne sono stati altri".
I verdi tedeschi sono da sempre Die Grünen. Quelli italiani sono stati tra l'altro Verdi del sole che ride, Verdi arcobaleno, Verdi girasole, Ecologisti e Civici, fino all'attuale Europa Verde-Verdi. Qual è il bilancio di tanta abbondanza onomastica?
"La nostra è una storia difficile ma non priva di successi. Si deve ai Verdi se abbiamo una legge sui parchi nazionali, una legge sull'assetto idrogeologico, una legge sulle energie rinnovabili e una legge sulla fauna. E si deve a Edo Ronchi, nostro ministro dell'Ambiente nel primo governo Prodi, se l'Italia è un Paese all'avanguardia nella raccolta differenziata dei rifiuti".
Non le sembra che la conversione ecologica si sia persa nei meandri della politique politicienne?
"Sono stato molto critico su tante scelte che hanno annacquato la nostra identità: pensi alle elezioni europee del 2009, quando ci presentammo con Sinistra e Libertà che nel nome non aveva nemmeno un richiamo alla nostra presenza ecologista".
Nemmeno nel 2018 il cartello con i socialisti vi ha portato fortuna. Nel 2022 avete conquistato qualche seggio solo grazie all'alleanza con Sinistra italiana. E se foste una forza troppo piccola per rappresentare temi tanto grandi?
"Se sparissero i Verdi gli altri partiti avrebbero vita facile a cancellare i temi ambientali dall'agenda politica. E poi noi siamo piccoli, ma facciamo parte dei Global Greens, ovvero dell'unica organizzazione politica autenticamente mondiale".
Il domani come lo vede? Avete rapporti con i giovani di Fridays for Future?
"Confuso tra ragazzi, bambini e maestre non mi sono perso una sola manifestazione dei Fridays for Future di Trento. Ci guardano con simpatia ma guai a chiedergli un'adesione esplicita: quarant'anni fa noi facevamo da apripista alle loro battaglie, oggi loro ci vedono come se fossimo un partito tra i tanti".
E se fosse molto semplicemente il momento di mollare?
"Tutt'altro. I nostri temi sono sempre più cruciali. E poi non possiamo tirarci indietro proprio ora che Alex ispira anche i vertici del Pd: ha sentito Elly Schlein parlare di conversione ecologica?".
Sul Venerdì del 17 marzo 2023