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Non solo il cibo: ora anche i fiori sono a chilometro 0

Non solo il cibo. Anche per papaveri e garofani è arrivato il chilometro zero. Così il movimento delle imprese che rispettano l’ambiente comincia a farsi strada. Pure in italia
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Se qualità, sicurezza e rintracciabilità del cibo fanno breccia nel cuore dei consumatori, alla provenienza di un bouquet regalato si fa davvero poco caso. Ma ora si può parlare di slow anche per i fiori recisi, perché cresce l'opposizione all'industria floreale globalizzata, un business impattante sull'ambiente, e anche sulla dignità umana. La maggioranza dei fiori venduti in Italia, soprattutto rose e orchidee, nascondono infatti lo sfruttamento di oltre 150 mila operai delle serre africane e asiatiche, specialmente delle donne, che non conoscono congedi di maternità e sono obbligate a nascondere la gravidanza, pena il licenziamento. Un asservimento forzato, come quello del Kenya, nei duemila ettari di terreno coltivati a rose con sistemi di irrigazione insostenibili, che vedono laghi completamente prosciugati ed ecosistemi modificati.

72 ore di troppo

I fiori vengono prodotti in serie e, una volta recisi e confezionati a mano,…

Se qualità, sicurezza e rintracciabilità del cibo fanno breccia nel cuore dei consumatori, alla provenienza di un bouquet regalato si fa davvero poco caso. Ma ora si può parlare di slow anche per i fiori recisi, perché cresce l'opposizione all'industria floreale globalizzata, un business impattante sull'ambiente, e anche sulla dignità umana. La maggioranza dei fiori venduti in Italia, soprattutto rose e orchidee, nascondono infatti lo sfruttamento di oltre 150 mila operai delle serre africane e asiatiche, specialmente delle donne, che non conoscono congedi di maternità e sono obbligate a nascondere la gravidanza, pena il licenziamento. Un asservimento forzato, come quello del Kenya, nei duemila ettari di terreno coltivati a rose con sistemi di irrigazione insostenibili, che vedono laghi completamente prosciugati ed ecosistemi modificati.

72 ore di troppo

I fiori vengono prodotti in serie e, una volta recisi e confezionati a mano, sono congelati con sostanze chimiche che ne ritardano lo sviluppo: così lo stelo viaggia incellofanato per oltre 72 ore in direzione Europa. "Pochi sanno che il fiore acquistato sotto casa ha percorso decine di migliaia di chilometri su un Boeing, ha passato tre giorni in frigorifero, è stato smerciato a un'asta ed è infine giunto in Italia con un altro aereo prima di compiere le ultime centinaia di chilometri su strada. Costa poco perché i lavoratori di quelle serre - spesso donne e bambini - non sono tutelati in alcun modo", dice Francesco Mati, presidente della Federazione nazionale florovivaistica di Confagricoltura.

La contrattazione nel comparto spetta ai broker dei fiori che fanno da collante tra coltivatori e commercianti. Alla base ci sono i breeders, le multinazionali che vendono le sementi, seguono poi i growers, per lo più inglesi e olandesi, che comprano i semi e delocalizzano le coltivazioni dove le condizioni economiche risultano più vantaggiose. Secondo un'analisi dell'International Council on Clean Transportation, il mercato di rose africane, orchidee thailandesi e garofani colombiani rappresenta attualmente un giro d'affari per 55 miliardi di euro e "produce" qualcosa come 360 mila tonnellate di CO2.

Meno moda, più stagionalità

Acquistare fiori locali e stagionali diventa così un gesto di rispetto per uomo e ambiente: una filosofia di vita condivisa dai sostenitori dello Slow Flowers, il movimento gemello del food, che promuove modelli di floricoltura sostenibili e armonici. Fondato negli Stati Uniti, nel 2014, a opera della scrittrice Debra Prinzing, il gruppo promotore dell'eticità floreale è arrivato anche in Italia con la rete locale di Slow Flowers Italy, un progetto nato dall'impegno di alcuni coltivatori delle colline del Chianti.

Attualmente, a formare una comunità sono una ventina di aziende pioniere, le Flowers farm, che collegano coltivatori, fioristi, flower designer e clienti. "Dobbiamo tornare ai ritmi della terra e lasciar parlare la bellezza della natura; coltivare e donare un fiore deve essere un gesto che ci riporta al nostro ritmo naturale. Vogliamo divulgare una bellezza portatrice di un messaggio etico, guidando verso scelte più rispettose dell'ambiente, territorio e uomo" spiega il presidente Tommaso Torrini.

Gli insetti "buoni"

Queste piccole aziende agricole ritornano così ad assecondare la natura, seguendo le stagioni, senza concimi, né pesticidi o forzature di alcun tipo. "A febbraio le rose sono a riposo. Per venderle il giorno di San Valentino dovrei forzare le fioriture", spiega Alessandro Racca, giovane titolare di Floricoltura Racca, una delle prime farm italiane che conta mille metri quadri coltivati non lontano da Settimo Torinese, in Piemonte. "Si lavora seguendo l'annualità, perché ciascun mese ha il suo fiore, ma i clienti sono abituati ad avere ogni tipo di prodotto in ogni momento dell'anno" prosegue Alessandro.

"Per questo non è sempre facile trasmettere la nostra filosofia". Una vera "rivoluzione del bouquet" per chi ha deciso di operare sotto un denominatore comune, offrendo l'accesso di profumati laboratori ai meno esperti, dove poter acquistare steli di stagione o semplicemente partecipare a workshop per imparare a conoscere i fiori del proprio territorio.

Proprio come Marzia Barosso di Viale Flower Farm sulle colline del Monferrato, che produce piante dal taglio etico e sostenibile, coltivando oltre 350 varietà di annuali e perenni con cui realizza anche allestimenti floreali. "Con specie diverse si crea un habitat capace di attrarre insetti "buoni", limitando l'uso di antiparassitari e fertilizzanti"

Il ruolo di chi compra

Stanca di vedere sempre gli stessi mazzi in qualunque mese con i petali soffocati in grandi pacchi di cellophane, la titolare piemontese preferisce prendere ad esempio una produzione che si modifica, seguendo le stagioni, in base alle condizioni climatiche. "Un fiore raccolto e consegnato nell'arco di 24-48 ore ha una tenuta in vaso migliore rispetto a quello che ha viaggiato per migliaia di chilometri in celle frigorifere", continua Barosso, che nella sua farm ha deciso di focalizzare l'interesse sulle specie locali che altrimenti verrebbero trascurate. "Ci sono molti fiori che non resisterebbero a lunghe traversate e a conservazioni a basse temperature. Vendendoli su una distribuzione locale invece si possono recuperare".

Nonostante sia l'ultimo anello della catena, anche il consumatore può avere un ruolo determinante nella crescita del mercato etico dei fiori, limitando scelte all'ultima moda e fuori stagione, optando per boccioli territoriali e focalizzando l'attenzione su biodiversità e pratiche organiche di coltivazione.

Sul Venerdì del 24 marzo 2023