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Greta Garbo: tirchia, gelida e naif. I segreti della diva svelati in un libro

Un ritratto di Greta Garbo. L’attrice nacque a Stoccolma il 18 settembre 1905 e morì a New York 
il 15 aprile 1990  (Clarence Bull) 
Il leggendario editor Robert Gottlieb ripercorre il mito della star che decise di sparire all'apice del successo: "Voleva essere adorata, mai amata". Intervista
4 minuti di lettura

Immaginate se domani Lady Gaga si ritirasse dalle scene. Così, di botto, a 36 anni, all'apice della sua fama e della sua carriera. È quello che fece, nel 1941, Greta Garbo, in quel momento la donna più famosa del mondo. Era arrivata a Hollywood appena ventenne, sedici anni prima. Aveva girato una trentina di film e persino superato a pieni voti il passaggio dal muto al sonoro. Ma dopo l'uscita di Non tradirmi con me, un film modesto e di poco successo, decise di sparire.

La Garbo durante le riprese di I cavalieri di Ekebù (1924) (© AB Svensk Filmindustri (1924). Fotografia di Julius Jaenzon/Svenska Film institutet) 

Non convocò una conferenza stampa per annunciarlo. Successe e basta. Andò avanti così, fino alla morte, avvenuta nel 1990, Niente più film né interviste né fotografie. Tuttavia, è div…

Immaginate se domani Lady Gaga si ritirasse dalle scene. Così, di botto, a 36 anni, all'apice della sua fama e della sua carriera. È quello che fece, nel 1941, Greta Garbo, in quel momento la donna più famosa del mondo. Era arrivata a Hollywood appena ventenne, sedici anni prima. Aveva girato una trentina di film e persino superato a pieni voti il passaggio dal muto al sonoro. Ma dopo l'uscita di Non tradirmi con me, un film modesto e di poco successo, decise di sparire.

La Garbo durante le riprese di I cavalieri di Ekebù (1924) (© AB Svensk Filmindustri (1924). Fotografia di Julius Jaenzon/Svenska Film institutet) 

Non convocò una conferenza stampa per annunciarlo. Successe e basta. Andò avanti così, fino alla morte, avvenuta nel 1990, Niente più film né interviste né fotografie. Tuttavia, è diventata, paradossalmente, una stella ancora più luminosa di prima, splendente proprio perché distante e irraggiungibile. Più estrema di Elena Ferrante, di Banksy, dei Daft Punk o di Mina (che pur nell'anonimato o nella discrezione più assoluta hanno continuato a produrre), Greta Garbo ha inventato la celebrità in assenza.

Ne svela la storia, istruttiva anche oggi, al tempo di Instagram, e molti segreti il libro Garbo (Il Castoro). L'autore è Robert Gottlieb, già biografo di Sarah Bernhardt e Georges Balanchine, ma soprattutto editor leggendario che ha lavorato con grandi scrittori, da John Cheever ai premi Nobel Doris Lessing e Toni Morrison.

"L'impatto che Garbo ha avuto sul mondo è stato fortissimo e mi sono sempre chiesto come sia stato possibile. Perché proprio lei?" dice Gottlieb, al telefono da Miami. "Era poco istruita, povera, straniera: eppure è diventata così famosa che a un certo punto, a Hollywood, aveva sulla sua carriera e i suoi contratti un livello di controllo che nemmeno certe attrici di oggi possono vantare".

Feroce ambizione

Il potere e la fama furono raggiunti con un'ambizione feroce. Fin da ragazza, quando passeggiava con un 'amica per le strade di Stoccolma, la giovane Greta si attardava davanti al Palazzo reale nella speranza che un principe la vedesse. Sapeva di essere bella ma amava anche sinceramente l'arte della recitazione. Il teatro fu la sua scuola, l'unica: pagata con una borsa di studio per ragazzi indigenti.

L’attrice a bordo del suo yacht all’Isola di Catalina, 
in California  

Arrivò negli Stati Uniti chiamata da Louis Mayer della Metro Goldwyn Mayer che l'aveva vista in un film tedesco. Era smarrita, non parlava inglese, non sapeva che cosa ne sarebbe stato di lei. I primi tempi le usarono il solito trattamento riservato alle "starlet": tante foto posate, lezioni di recitazione ed equitazione. Ma il senso di spaesamento di Greta durò poco. La carne e il diavolo, il suo film con John Gilbert, il primo da protagonista, fu una rivelazione e diede anche scandalo. Ai tempi non c'erano gli intimacy coordinator che, dopo il #MeToo, sorvegliano sulle scene d'amore. Quelle tra Garbo e Gilbert erano focose e molto realistiche: baci a bocca aperta, lei sopra di lui, cose mai viste ai tempi.

Fuori dal set, ebbero una relazione. Erano innamorati ma Greta non volle mai sposarsi. Forse perché era gay o bisessuale? "Mi sono convinto che il sesso non le interessasse più di tanto, era troppo occupata a pensare a se stessa", risponde Gottlieb. "Voleva essere accudita, servita e riverita, non necessariamente amata". Le sue amicizie particolari con uomini, gay e no, e con donne, sono infatti tutte molto simili a relazioni d'affari, a scambi di favori reciproci. Lo è il rapporto con Slaka Viertel, attrice e sceneggiatrice. Scrisse per Greta diversi film, tra cui La regina Cristina, uno dei suoi maggiori successi, e diventò per lei una specie di sorella maggiore, quasi una vice-madre. La madre vera rimase in Svezia fino alla vigilia della guerra. Poi Greta la fece arrivare in America insieme al fratello, li mantenne sempre ma li frequentò il meno possibile. Troppo sempliciotti, troppo lontani dal mondo sofisticato e colto cui lei aspirava. Frequentò, invece, tutte le celebrity della sua epoca: il duca di Windsor e Wallis Simpson, Aristotele Onassis, artisti e scrittori come Eric Maria Remarque, l'autore di Niente di nuovo sul fronte occidentale, con il quale ebbe anche una storia.

La entusiasmava far parte di ristrette cerchie ricche e colte. La poetessa lesbica Mercedes De Acosta la amava e venerava: anche troppo, infatti era così gelosa e ossessiva che Greta a un certo punto ruppe i rapporti. Difficili anche quelli con il fotografo Cecil Beaton che, pure, a lungo, fu quanto di più simile a un accompagnatore fisso. Per non dire del lungo triangolo con la coppia formata da Valentina (emigrata dalla Russia, stilista apprezzata negli anni Venti) e il marito miliardario George Schlee. Legami strettissimi, finiti in liti irrimediabili.

Libri e nuotate

Greta trovò pace, forse, solo negli ultimi anni, accanto alla baronessa Cécile de Rothschild, quando ormai si era trasferita stabilmente a New York. "Evitava le occasioni mondane, ma usciva", dice Gottlieb. "La sua vita da reclusa in realtà non era né triste né patetica. Andava al ristorante, comprava pezzi d'antiquariato e opere d'arte nelle gallerie. Capitava che facesse delle improvvisate agli amici, per esempio a Katharine Hepburn, che abitava poco lontano".

Solo chi l'ha frequentata davvero in quel periodo ha conosciuto una Garbo anche spiritosa e sarcastica. Gottlieb riporta il racconto di un amico: "Una domenica mattina le telefonai per invitarla a colazione. 'Dai, infilati qualcosa e vieni qui, ci sono anche Tizio e Caio. So benissimo che non hai altro da fare', le dissi. Risposta di Greta: 'Non mi sono fatta la barba'".

Ai tempi di Hollywood cambiava casa di continuo, come in una sorta di continua fuga da se stessa. Ci fu un periodo in cui nemmeno il suo ufficio stampa sapeva dove abitasse. La fama l'aveva resa paranoica sulla sua privacy. Il denaro, invece, la rese più avara che mai. Ex domestici hanno raccontato quanto fosse oculata nelle spese di casa, con quanto puntiglio controllasse le uscite. Quando lavorava, si portava sul set il pranzo pronto (insalata, panino, latte o birra) in un sacchetto di carta. Un po' per non mescolarsi con gli altri alla mensa dello studio e un po' per risparmiare. Si rammaricava di avere nell'armadio vestiti da sera costosi indossati troppe poche volte. Il resto del guardaroba era composto di abiti, camicie e anche molte cravatte da uomo, tutto confezionato su misura per lei. Niente creme o cosmetici fuori dal set: ogni tanto si massaggiava il viso con un cubetto di ghiaccio, la sua unica cura di bellezza. Quando ancora viveva a Los Angeles, la sua giornata iniziava alle sette. Venti minuti di nuotata in piscina. Colazione a letto, lettura dei giornali. Se c'erano notizie che la riguardavano, le ritagliava: il suo agente era incaricato di incollarle in un album.

Leggeva sempre. Libri in svedese, in tedesco e in inglese. Amava il Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Negli anni 50, ormai fuori dal cinema da più di un decennio, pare che avesse detto che le sarebbe piaciuto tornare sul set per girare con Marilyn Monroe, che trovava meravigliosa. Il film sarebbe stato un Dorian Gray al femminile, con Greta nel ruolo del ritratto che invecchia in cantina, mentre Marilyn sarebbe rimasta giovane per sempre. Del film non si fece nulla, era probabilmente un'idea troppo folle per i tempi. Peccato.