✕

Marmellata e pannocchie con tampone: così si controllano gli animali per prevenire nuove pandemie

Un cervo codabianca: nello Stato di New York la specie è colpita dal Sars-CoV-2 (Getty images) 
Tamponi nascosti nelle pannocchie, droni nelle caverne, chip che analizzano l’aria nei mercati. Così gli scienziati si ingegnano per evitare altri spillover. E marcano strette alcune specie
3 minuti di lettura

Per prevenire la prossima pandemia i virologi oggi cercano di identificare, e tenere d'occhio, le specie animali da cui potrebbero arrivare nuovi virus. Un allarme recente riguarda quello dell'influenza aviaria H5N1: negli ultimi mesi in Europa si sono moltiplicati i casi di contagio nei mammiferi e a destare la maggiore preoccupazione è stata la diffusione in un allevamento di visoni in Galizia. "I visoni - come le lontre, i furetti e le donnole - possono contrarre facilmente più tipi di influenza. Lo stesso visone potrebbe infettarsi sia con un virus "A" (la macrocategoria che comprende sia l'influenza aviaria che le nostre influenze stagionali, ndr) proveniente dall'uomo che con un virus "A" di origine aviaria: in questo caso i due potrebbero ricombinarsi, ovvero scambiare pezzetti di genoma, formando un virus nuovo, particolarmente adatto a propagarsi nell'uomo" spiega Isabella Monne, dirigente veterinario presso il l…

Per prevenire la prossima pandemia i virologi oggi cercano di identificare, e tenere d'occhio, le specie animali da cui potrebbero arrivare nuovi virus. Un allarme recente riguarda quello dell'influenza aviaria H5N1: negli ultimi mesi in Europa si sono moltiplicati i casi di contagio nei mammiferi e a destare la maggiore preoccupazione è stata la diffusione in un allevamento di visoni in Galizia. "I visoni - come le lontre, i furetti e le donnole - possono contrarre facilmente più tipi di influenza. Lo stesso visone potrebbe infettarsi sia con un virus "A" (la macrocategoria che comprende sia l'influenza aviaria che le nostre influenze stagionali, ndr) proveniente dall'uomo che con un virus "A" di origine aviaria: in questo caso i due potrebbero ricombinarsi, ovvero scambiare pezzetti di genoma, formando un virus nuovo, particolarmente adatto a propagarsi nell'uomo" spiega Isabella Monne, dirigente veterinario presso il laboratorio di genomica virale dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, coautrice di un report sul caso spagnolo pubblicato su Eurosurveillance. "È probabile che i visoni di quell'allevamento siano stati contaminati da volatili selvatici, in particolar modo gabbiani, attratti dall'odore del cibo. I visoni potrebbero essere entrati in contatto con liquami prodotti dagli uccelli e contenenti il virus. La quantità di animali contagiati è tale da suggerire una trasmissione del virus tra visone e visone, e questo allarma perché, essendo di origine aviaria, non dovrebbe trasmettersi così facilmente tra i mammiferi". Nello studio su Eurosurveillance si evidenzia una mutazione inusuale che potrebbe essere la causa dell'adattamento del virus. E ci sono altre evidenze che l'aviaria stia diventando sempre più una minaccia per i mammiferi: "Come la recente ecatombe di leoni marini in Perù: ne sono morti oltre 750" dice Monne.

I cervi di New York

Gli animali possono anche fungere da riserve per virus trasmessi dall'uomo: in questo caso il rischio è che, una volta circolante tra gli animali, il virus accumuli nuove mutazioni e poi torni a infettare, con pericolosità aumentata, le persone. Ad esempio, come riporta un nuovo studio pubblicato su Pnas dal virologo Diego Diel della Cornell University, le varianti alfa, gamma e delta del Sars-CoV-2 si sono diffuse tra i cervi dalla coda bianca nello Stato di New York: raccogliendo campioni dai cervi Odocoileus virginianus uccisi dai cacciatori, Diel ha notato come il 21 per cento fosse positivo: un forte incremento rispetto allo 0,6  riscontrato nel 2020. "Quindi ora esiste un'altra specie selvatica che può infettarci. Preoccupante, perché controllare la diffusione del virus in popolazioni selvatiche è arduo: ad esempio la vaccinazione di massa dei cervi è praticamente impossibile" continua Diel. "Un altro motivo di allarme è che le varianti trovate nei cervi hanno avuto un'evoluzione significativa rispetto al loro corrispettivo umano originario". Ma come si sono infettati i cervi?. "Negli Stati Uniti ne abbiamo circa 30 milioni, ed è facile ritrovarseli nel giardino. Il contagio potrebbe essere avvenuto attraverso il cibo che gli diamo, o magari per via delle acque di scarico (anche se il trattamento dovrebbe disattivare il patogeno). Invece il ritorno dal cervo all'uomo potrebbe avvenire quando i cacciatori recuperano le carcasse degli animali uccisi: finora esiste un solo caso, documentato in Canada, di Sars-CoV-2 nell'uomo dove la sequenza virale è risultata identica a quelle circolanti nei cervi. Ma non possiamo affatto escludere casi futuri". Per questo è importante la vigilanza.

Un visone: un’epidemia di aviaria è stata riscontrata in un allevamento in Galizia (Getty images) 

Marmellata per i macachi

"Certo, l'ideale sarebbe non dover dipendere dai cacciatori" dice ancora Diel. "Stiamo quindi mettendo in campo un sistema di sorveglianza che prevede l'uso di tamponi inseriti dentro pannocchie di mais per poter raccogliere la saliva dei cervi e tracciare geneticamente l'evoluzione delle varianti". Con un approccio simile, l'epidemiologa Christine Johnson della University of California controlla i virus nei macachi in Uganda: spalma marmellata su corde aeree e quando i macachi le mordono lasciano gocce di saliva preziose per gli scienziati, che altrimenti dovrebbero perdere tempo a catturarli.

Cucciolo di leone marino (Getty images) 

Pipistrelli e pregiudizi

In effetti per battere sul tempo la prossima pandemia c'è oggi tutto un fiorire di nuovi sistemi di sorveglianza, che rendono più rapida l'analisi dei campioni e riducono i rischi di contagio con gli animali: "Un nuovo approccio è l'AeroCollect: un chip che usa un campo elettrico per risucchiare aria e intrappolarla in cellette microscopiche: in laboratorio poi si può amplificare il genoma virale intrappolato insieme all'aria e identificare i virus" spiega il virologo Erik Karlsson. "Questo sistema si può usare, ad esempio, nei mercati animali e negli allevamenti intensivi. O lo si può montare su droni per monitorare senza rischi le caverne dei pipistrelli. Inoltre così superiamo i nostri pregiudizi: campionando l'aria si possono cogliere virus nuovi da animali mai studiati sotto quell'aspetto, invece di limitarci ai "soliti sospetti" come pipistrelli e pangolini".

Un altro approccio innovativo è lo studio degli animali "spazzini", quelli cioè che si cibano delle carcasse di molte altre specie. "Come le formiche legionarie, che si trovano in tutta l'Africa" spiega Philippe Roumagnac, virologo dell'Università di Montpellier. "Abbiamo lanciato un progetto nel quale usiamo questa specie, che divora le carcasse di qualsiasi animale e quindi concentra in sé tutti i genomi virali presenti in una determinata area, anche nelle foreste più intricate, dove sarebbe proibitivo andare a campionare direttamente le singole specie".

Formiche legionarie (Alamy / Ipa)