I soliti idioti tornano a teatro: "Per anni non ci siamo parlati. Poi un gruppo Whatsapp..."
di Luigi Bolognini , di Luigi BologniniPer le coppie comiche c'è solo una cosa peggiore che sciogliersi. Ed è rimettersi assieme. Per tutto quel misto di rancori, rimpianti, rimorsi, rimproveri che si porta dietro. A meno che non ci sia di mezzo anche l'amicizia. E Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio sono amici da sempre. Tranne proprio gli anni in cui non sono stati "I soliti idioti". Ovvero i protagonisti di quattro stagioni di una sitcom di successo politicamente scorrettissima, due film, una partecipazione controversa a Sanremo. Poi la separazione. Mandelli dirige tre film. Biggio in tv, dopo anni a Stracult, ora affianca Fiorello. Gli anni di separazione finiscono con la reunion, che parte dai teatri d'Italia, sold out ovunque (ad aprile il 7 a Torino, poi Firenze, Padova, Roma, Milano, Bologna) e poi chissà. Abbiamo provato a metterli assieme anche noi.
Che cosa successe?
Mandelli: "Successe il successo: dopo la tv il cinema. È stato un momento in cui abb…
Per le coppie comiche c'è solo una cosa peggiore che sciogliersi. Ed è rimettersi assieme. Per tutto quel misto di rancori, rimpianti, rimorsi, rimproveri che si porta dietro. A meno che non ci sia di mezzo anche l'amicizia. E Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio sono amici da sempre. Tranne proprio gli anni in cui non sono stati "I soliti idioti". Ovvero i protagonisti di quattro stagioni di una sitcom di successo politicamente scorrettissima, due film, una partecipazione controversa a Sanremo. Poi la separazione. Mandelli dirige tre film. Biggio in tv, dopo anni a Stracult, ora affianca Fiorello. Gli anni di separazione finiscono con la reunion, che parte dai teatri d'Italia, sold out ovunque (ad aprile il 7 a Torino, poi Firenze, Padova, Roma, Milano, Bologna) e poi chissà. Abbiamo provato a metterli assieme anche noi.
Che cosa successe?
Mandelli: "Successe il successo: dopo la tv il cinema. È stato un momento in cui abbiamo coronato sogni, raggiunto degli obiettivi e poi però c'è stato tutto il risvolto della popolarità, ottenuta perdipiù con una comicità politicamente scorretta. Una crisi non solo di coppia, ma anche di amicizia. Andare avanti a lavorare è diventato difficile, finché siamo scoppiati".
Biggio: "Ci siamo tenuti dentro tante cose fino allo scoppio: ci siamo dati appuntamento in un baretto, Francesco aveva la figlia nel passeggino. Poverina, traumatizzata fin da piccola. Soprattutto io ho vomitato addosso tutto quello che avevo dentro. Proprio con lacrime agli occhi, pianti: basta, è finita, addio per sempre, sembravamo proprio due innamorati che si lasciavano".
Chi ha fatto il primo passo per la ricucitura?
Biggio: "Francesco ne ha fatti diversi, perché forse ha fatto un percorso più veloce del mio. Non lo so".
Mandelli: "Ehi, cazzo dici?".
Biggio: "Ma sì, eri pronto prima di me. Avevi fatto un gruppo Whatsapp 'Soliti idioti', così all'improvviso, che mi lasciò col gelo nel sangue. Che dobbiamo dirci, che dobbiamo fare? Ma ero ancora granitico. Finché ci hanno chiamato per uno spot. Ha presente l'imbarazzo? 'Che facciamo, come stai?, 'Tutto bene quindi?'. Poi 'senti, no, ti volevo chiedere scusa per quella cosa che ho detto', 'no, ma io ti volevo chiedere scusa', 'No, ma guarda, sono stato io'. E ci siamo abbracciati. In lacrime. E da lì è cominciato un percorso nuovo di ricostruzione di un'amicizia, della felicità".
Mandelli: "Perché il successo non è il punto di arrivo per la felicità. Ovvio che ci è servito, sennò non saremmo qui a parlarle. Siamo rimasti nella memoria. Non sa quanti in questi anni ci hanno chiesto quando tornavamo".
È la maledizione di Renzo Arbore, che faceva una trasmissione ogni tanto e passava gli anni successivi a sentirsi domandare quando sarebbe tornato. Lui rispondeva "quando avrò un'idea". Voi?
Biggio: "Io ho sempre risposto genericamente 'Chi lo sa...', 'Se mai torneremo...'".
Mandelli: "C'è stato un momento in cui pensavo a noi come gli Smiths, che non avremmo fatto mai la pace. Non ho mai perso la speranza ma servivano le condizioni giuste. Ora siamo contenti di essere tornati amici, di frequentarci, abbiamo fatto le vacanze insieme per la prima volta, la scorsa estate. I nostri figli non si conoscevano".
Dove siete andati?
Mandelli: "In una casa in montagna, insieme per la prima volta da genitori. Ci siamo ritrovati grandi".
Biggio: "Di' pure vecchi".
Età dei figli?
Mandelli: "La mia 8".
Biggio: "I miei 14 e 13".
E sono diventati amici?
Biggio: "Mio figlio e sua figlia moltissimo. Non che si siano fidanzati, però chissà, sarebbe divertente".
Veniamo al lato artistico. Bene il teatro, ma cinema e tv?
Mandelli: "Vogliamo fare tutto. E pensavamo di partire con la tv, salvo accorgerci che ormai non c'è più, c'è l'on demand che ha processi di approvazione molto più lunghi. Quindi abbiamo pensato al teatro, giusto Fabri?".
Biggio: "Giusto, è la cosa più divertente, più emozionante, più energica oltre che più immediata da mettere su. E a teatro possiamo dire e fare un po' quel che ci pare. Poi penseremo al film".
Proporrete anche personaggi nuovi?
Mandelli: "No, solo i vecchi, con gag nuove. Ogni personaggio ha bisogno sempre di una reiterazione, devi conoscerlo prima di vederlo a teatro".
Quindi attualizzerete la coppia gay, il sordido Ruggero con Gianluca, i tamarri di periferia? Come?
Biggio: "Ruggero e Gianluca sono uno schema comico, la contrapposizione tra generazioni, tra modi di pensare. In questo momento così polarizzato sono super contemporanei. L'idea è che Ruggero si svegli dopo 10 anni di coma. I tamarri di periferia invece sono diventati star della trap. Mentre i gay sono un po' a disagio perché ormai sono stati superati a sinistra dal gender, il fluid e tutto il resto".
Personaggi ancora validi?
Biggio: "Per citare ancora Arbore, lui dice sempre che la tv va fatta a futura memoria, che valga adesso come tra decenni. A noi è successo forse senza accorgercene. I miei figli mi dicono che tutti i loro compagni sono fan dei Soliti idioti, che seguono su TikTok".
E non si scandalizzano, così come non si scandalizzavano i giovani di allora. Per il resto del mondo però eravate sì scandalosi. La domanda è quanto lo facevate apposta.
Mandelli: "Ma neanche un po', noi volevamo e vogliamo solo raccontare il mondo col nostro punto di vista. Abbiamo detto cose che altri non avevano il coraggio di dire, eravamo liberi, grazie anche a Mtv e questo ha fatto strippare veramente la gente. Comunque sul politically correct ci scateneremo: non c'è una legge scritta che stabilisce che certe cose non si possano dire, è una grande ipocrisia il fatto che per non essere attaccabile devi stare a certe regole perché sennò c'è la bufera social, che poi sono tre tweet".
Biggio: "Ed è più scandaloso che nei film e in tv oramai si debba mettere la diversità. Ma il politically correct sta agonizzando, speriamo di dargli la botta finale. Se poi i social si scatenassero me ne fregherei anche più di 10 anni fa".
Mandelli: "A me invece dispiacevano le critiche, in generale, ci restavo male"
Biggio: "Però non abbiamo mai cambiato mezza parola dei copioni. Anche se ricevevamo pure minacce di morte di sette ultra estremiste religiose. Ma non ci hanno mai fatto perdere la leggerezza".