Spade, palloni da basket e auto. Ecco i regali al dittatore della Corea del Nord
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO. Il pallone da basket autografato da Michael Jordan, donato dall'ex segretaria di Stato Usa Madeleine Albright. Il fucile da caccia di Vladimir Putin e quello di Fidel Castro. Le valigette in pelle di coccodrillo. Le auto sovietiche e cinesi a prova di proiettile. Eccoli, per la prima volta svelati al mondo, i regali dei dignitari stranieri al regno dei Kim che da settant'anni governano la Corea del Nord. Quarantamila oggetti in mostra alla Casa internazionale dell'amicizia, a nord della capitale Pyongyang, immortalati e raccolti ora in un libro, 111 pagine di pura stravaganza: una finestra propagandistica sulle relazioni del "Regno eremita" col mondo esterno.
Gli affari nascosti
Le immagini di molti dei regali non erano mai state pubblicate prima sulla stampa internazionale: dentro il museo infatti le fotografie sono assolutamente vietate. Se escono ora è per l'ennesima operazione di propaganda con la quale il regime cerca di…
PECHINO. Il pallone da basket autografato da Michael Jordan, donato dall'ex segretaria di Stato Usa Madeleine Albright. Il fucile da caccia di Vladimir Putin e quello di Fidel Castro. Le valigette in pelle di coccodrillo. Le auto sovietiche e cinesi a prova di proiettile. Eccoli, per la prima volta svelati al mondo, i regali dei dignitari stranieri al regno dei Kim che da settant'anni governano la Corea del Nord. Quarantamila oggetti in mostra alla Casa internazionale dell'amicizia, a nord della capitale Pyongyang, immortalati e raccolti ora in un libro, 111 pagine di pura stravaganza: una finestra propagandistica sulle relazioni del "Regno eremita" col mondo esterno.
Gli affari nascosti
Le immagini di molti dei regali non erano mai state pubblicate prima sulla stampa internazionale: dentro il museo infatti le fotografie sono assolutamente vietate. Se escono ora è per l'ennesima operazione di propaganda con la quale il regime cerca di presentare la dinastia rossa di Kim Jong-un, di suo padre Kim Jong-il e di suo nonno Kim Il-sung come leader rispettati sulla scena mondiale. "Tutti i doni sono associati ad ardenti sentimenti di riverenza e ammirazione per i grandi leader della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che hanno dato contributi immortali alla prosperità del Paese e alla realizzazione della causa dell'indipendenza globale", recita l'introduzione del volume. Che, a leggere fra le righe, fornisce anche informazioni uniche su chi ha fatto affari (o sperava di farli) con il Paese più isolato sulla faccia della Terra.
C'è la berlina nera spedita nel 2011 dal Comitato Provinciale di Jilin del Partito Comunista cinese. Un paio di sci donati nel febbraio del 1982 dal direttore del quotidiano finlandese Mantsalan Seutu, appassionato studioso dell'ideologia Juche (significa "autosufficienza" ed è la dottrina ufficiale dello Stato nordcoreano). Un vaso di cristallo, un posacenere e una scultura in plastica a forma di gufo sono gli omaggi di El Hadj Omar Bongo, presidente della Repubblica del Gabon, inviati nel marzo 1986. E ancora: l'orologio da polso in oro della svizzera Iwc regalato dal padrone della Jugoslavia, il Maresciallo Tito, nel 1979 (anche l'attuale Kim ha sempre al polso un orologio della stessa marca). La spada del presidente siriano Bashar al Assad. Un paravento laccato in oro regalo datato 2008 di Xi Jinping, all'epoca vicepresidente della Repubblica Popolare cinese. Un vaso di cristallo, pensiero affettuoso dell'ex presidente statunitense Jimmy Carter. Una riproduzione in ceramica del castello di Windsor, donata del segretario generale del Comitato Centrale del Nuovo Partito Comunista di Gran Bretagna.
E c'è pure un regalo arrivato dall'Italia: una lettera di congratulazioni firmata dal Maestro Giuliano Fulvi, presidente dell'Associazione Mondiale del Kung Fu, in onore del 63° compleanno del "Dirigente Supremo" Kim Jong-il.
Con stima, Vladimir
Dentro la Casa dell'Amicizia, aperta nel 1978, sono in mostra anche i doni ricevuti dall'attuale dittatore, il rispettato compagno Kim Jong-un. Non si trovano in questo libro, ma qualche immagine era stata pubblicata tre anni fa. Su tutti svetta un grande busto di bronzo con la faccia sorridente di Kim, regalato dal leader cinese Xi Jinping durante la sua prima visita a Pyongyang nel giugno del 2019. Con grande entusiasmo, durante il servizio andato in onda all'epoca sulla tv di Stato nordcoreana dal titolo Tesori dal mondo, si spiegava che Xi aveva voluto commissionare la scultura al "più famoso artista cinese, Wu Weishan".
Accanto al bronzo portato da Xi, si vedono una maglia da baseball donata dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel e consegnata a Kim durante un vertice Cuba-Corea del Nord a Pyongyang nel 2018. E, ancora, spade, monete e oggetti in vetro omaggio del leader russo Vladimir Putin, e calici d'oro del presidente mongolo Khaltmaagiin Battulga.
Il futuro è una bambina
Che si tratti di un'operazione di propaganda, non c'è dubbio. Del resto in questi anni al potere, Kim Jong-un ci ha abituati a mosse simili: l'ultima in ordine di tempo è quella che prevede le sempre più frequenti apparizioni della figlia (la secondogenita Ju-ae, di dieci anni) mostrata al mondo durante i lanci di missili e le parate militari. Il tutto per dimostrare che la dinastia non finisce con lui e che al posto del suo leader potrebbe un giorno esserci una donna.
Mossa spregiudicata, ma l'uomo è abituato a stupire. Era il 2009 quando il venticinquenne Kim, che fino ad allora era vissuto all'ombra del regime, nella bambagia, studiando in Svizzera e viaggiando in giro per l'Europa, venne presentato, vestito di tutto punto con un completo nero alla Mao, all'élite del regime e al mondo come il successore designato del padre Kim Jong-il. Troppo giovane, troppo debole, troppo inesperto per prendere il posto del padre, dicevano molti.
Passarono appena due anni: al vecchio Kim prese un infarto mentre viaggiava in treno e il ventisettenne Kim si ritrovò a capo dello Stato totalitario che la sua famiglia aveva inventato.
Basket e sigarette
Il cambio al vertice mise in allerta le intelligence di mezzo mondo, che del nuovo leader sapeva poco. E piano piano si scoprì che era un fumatore incallito e appassionato di Nba, tanto da invitare a casa l'ex campione Dennis Rodman. Si scoprì anche che amava attribuirsi titoli interminabili: "Invincibile e trionfante generale", "Guardiano della giustizia", "Migliore incarnazione dell'amore", fra gli altri. E che, ancora, aveva manie che lo avrebbero reso bersaglio di battute in tutto il mondo: per quel suo taglio di capelli, per il girovita che continua ad allargarsi ("Kim Terzo il Grassone"), per le foto in sella ad un cavallo o dentro un carro armato, per quel suo debole per certi outfit che ormai resistono in una manciata di Stati comunisti.
Nulla di questo traspare dalle foto dei doni ricevuti: piuttosto, un senso di grandezza che poco si sposa con un Paese che, secondo i servizi segreti occidentali, vive una profonda crisi. Dopo tredici anni di sparizioni, esecuzioni e purghe contro i rivali, abusi dei diritti umani e test missilistici e nucleari, crimini informatici, vendite illegali di armi ad altri regimi amici, Kim è saldamente al potere, nonostante le tante voci di complotti contro di lui: governa però su un Paese ancora più chiuso, e più povero di quello che era quando salì alla ribalta.
Un Paese che deve fare i conti con le sanzioni internazionali per il programma sulle armi nucleari, con i confini sigillati a causa della pandemia del Covid, con un'economia in picchiata e che vive una carestia che non si vedeva da decenni. I regali mostrati al mondo non aiutano a risolvere nessuna di queste tragedie.
Sul Venerdì del 31 marzo 2023