Papaveri rosso sangue
di Carlo Lucarelli , di Carlo LucarelliE dire che salutava sempre. Era un bravissimo ragazzo, Mario, tranquillo, un po’ taciturno, soprattutto serio. Uno che scherzava poco, poche chiacchiere, poche battute, ma educato e gentile. Una gran testa, sicuramente, stava per diplomarsi in ragioneria, aveva già ventun anni ma in mezzo c’era stata la guerra che aveva rallentato tutto, anche in quella piccola frazione in Val di Non, provincia di Trento.
Famigliola borghese, padre maestro elementare, madre casalinga, qualche problema con due figli sordomuti, di cui uno in istituto, una sorella suora. Tutto a posto.
Mario ha un’altra sorella, Anna, che fa la maestra elementare e sta per sposarsi, e intanto aiuta la mamma nelle faccende di casa. Quella mattina di luglio del 1948, Anna ha appena preparato la colazione per tutti e Mario se ne sta seduto in cucina, a leggere un libro. Di solito fa così, legge, e quando non va a scuola si chiude in camera sua, a studiare.
È così anche quella…
E dire che salutava sempre. Era un bravissimo ragazzo, Mario, tranquillo, un po’ taciturno, soprattutto serio. Uno che scherzava poco, poche chiacchiere, poche battute, ma educato e gentile. Una gran testa, sicuramente, stava per diplomarsi in ragioneria, aveva già ventun anni ma in mezzo c’era stata la guerra che aveva rallentato tutto, anche in quella piccola frazione in Val di Non, provincia di Trento.
Famigliola borghese, padre maestro elementare, madre casalinga, qualche problema con due figli sordomuti, di cui uno in istituto, una sorella suora. Tutto a posto.
Mario ha un’altra sorella, Anna, che fa la maestra elementare e sta per sposarsi, e intanto aiuta la mamma nelle faccende di casa. Quella mattina di luglio del 1948, Anna ha appena preparato la colazione per tutti e Mario se ne sta seduto in cucina, a leggere un libro. Di solito fa così, legge, e quando non va a scuola si chiude in camera sua, a studiare.
È così anche quella mattina, legge il suo libro, alza gli occhi verso la finestra che dà sui campi, resta a guardare per un momento, un momento lungo, molto lungo, poi si alza e sale di sopra.
Ma non si ferma al primo piano, dove ha la camera. Anna e la mamma lo sentono più su, in soffitta, che fruga come se cercasse qualcosa. Un attimo dopo Mario torna giù in cucina e ha una pistola, la Beretta calibro 9 del padre, di quando c’era la guerra.
Guarda Anna, sempre serio, sempre tranquillo, gira di nuovo lo sguardo verso la finestra, oltre la quale brilla al sole una grande distesa di papaveri, un mare di bellissimi papaveri rossi, e dice alla sorella una cosa strana, che non ha senso. Una domanda. Perché mi hai fatto una minestra di papaveri?
Anna non sa cosa rispondere, non è vero, naturalmente, ma non fa in tempo a parlare, perché il fratello alza il braccio armato e le spara in fronte, uccidendola sul colpo.
Mario resta un attimo immobile nel silenzio che dopo l’esplosione rimbomba assordante nella stanza, con la mamma attonita che ha ancora in mano il calzino che stava rammendando. Poi si punta la pistola alla tempia e si spara. A quel punto la mamma realizza cos’è appena successo e comincia a urlare.
Una tragedia assurda che nessuno, in quel borgo del Trentino dove tutti si conoscono, riesce a spiegare. Ma guarda, un così bravo ragazzo. Così serio, così a modo.
Salutava sempre.
Sul Venerdì del 31 marzo 2023