✕

Ricette: Romeo, Giulietta e un pentolone di verdure

Minestrone Primavera 
Sono gli ingredienti di italianità rivendicati da un artista belga originario del nostro Paese: cantava chi siamo prima di Cutugno. E amava il minentrone
2 minuti di lettura

Claude Barzotti è un cantante belga di origini italiane molto noto in Francia e nei Paesi francofoni. La sua canzone di gran lunga più nota s'intitola Le Rital, e parla appunto delle sue origini.

Per spiegare il titolo s'impone però una breve digressione: la lingua francese della prima metà del Novecento disponeva di svariati termini dispregiativi per definire le persone originarie di altri Paesi. Nello specifico, gli italiani immigrati in Francia hanno sempre avuto grosse difficoltà a pronunciare la lettera "R" come i francesi, che quindi ci chiamavano ritals, marcando la pronuncia.

La canzone, che ai nostri occhi potrebbe sembrare un remake migrante de L'italiano di Toto Cut…

Claude Barzotti è un cantante belga di origini italiane molto noto in Francia e nei Paesi francofoni. La sua canzone di gran lunga più nota s'intitola Le Rital, e parla appunto delle sue origini.

Per spiegare il titolo s'impone però una breve digressione: la lingua francese della prima metà del Novecento disponeva di svariati termini dispregiativi per definire le persone originarie di altri Paesi. Nello specifico, gli italiani immigrati in Francia hanno sempre avuto grosse difficoltà a pronunciare la lettera "R" come i francesi, che quindi ci chiamavano ritals, marcando la pronuncia.

La canzone, che ai nostri occhi potrebbe sembrare un remake migrante de L'italiano di Toto Cutugno, è in realtà uscita due anni prima, nel 1981. In luogo di invocare una qualche "autentica" italianità, la canzone di Barzotti inizia con una confessione di sofferenza per la discriminazione: "A scuola, quando ero piccolo, avrei voluto chiamarmi Dupond, avere gli occhi un po' più chiari, ce l'avevo con mio padre. È vero sono uno straniero, me l'avete ripetuto varie volte: ho i colori dei corvi, vengo dal fondo dell'Italia, ho l'accento del mio Paese".

Il ritornello, che ho spesso cantato io stesso durante i miei anni francesi, afferma l'orgoglio di chi, stanco di sentirsi escluso, decide di trasformare la sua sofferta differenza in un modo per sentirsi unico e speciale: "Sono un rital e quello resto, nelle parole e in ogni mio gesto, le vostre stagioni sono diventate le mie, ma la mia musica è italiana. Sono rital e quello resto, nelle mie dolcezze e nelle mie preghiere".

Le altre strofe, in compenso, sono un'antologia di luoghi comuni e cliché che finiscono inevitabilmente gridando "arrivederci Roma".

Una di queste strofe evoca Romeo e Giulietta: "Amo gli amori di Verona, gli spaghetti, il minestrone". Il minestrone è un piatto con un curioso destino: è molto noto all'estero, ma solo di nome, perché nessuno lo cucina né lo mangia mai. Si mangia del resto sempre meno anche in Italia, perché è lungo e laborioso da preparare, e le versioni industriali sono orride. Rimediamo, con una versione primaverile velocissima.

Ricetta. Il minestrone primavera

Ingredienti per 4 persone:
1 kg di verdure verdi primaverili a scelta, ciascuna in parti uguali: carciofi, spinaci freschi, piselli, fave, agretti, tarassaco, bietole, pomodori verdi
1 cipollotto
1 limone
Olio, sale e pepe

Come procedere:
Pulite tutte le verdure: sgranate i piselli e le fave, mondate i carciofi, lavate bene le erbe e spezzettatele con le mani. In una pentola, fate soffriggere il cipollotto tagliato finemente, poi aggiungete tutte le verdure con una bella presa di sale. Versate acqua bollente giusto a coprire, e cuocete per soli 5 minuti. Aggiungete una spruzzata di succo di limone, altro olio a crudo e sale e pepe se servono. Servite subito.