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Bolzano rivuole i nomi della strade e i cognomi in tedesco

La sede del gruppo consiliare del Sud-Tiroler Freiheit (Stf), il movimento indipendentista sudtirolese. foto di Mirco Toniolo / Errebi / Agf 
 A cent’anni dall’italianizzazione forzata voluta da Mussolini, in Alto Adige c’è chi vorrebbe tornare all’antico. Anche se il presente non è affatto male
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BOLZANO. Visto dall'Italia, quindi da Sud, è l'Alto Adige; visto dall'Austria, cioè da Nord, è il Tirolo del Sud. Cosa cambia? Forse tutto. Cento anni dopo il primo decreto del Gran consiglio del Fascismo "per un'azione ordinata, pronta ed efficace di assimilazione italiana" del Tirolo meridionale - Benito Mussolini definì la minoranza tedesca, che qui però era maggioranza, "una reliquia etnica" - la ferita non è ancora del tutto rimarginata. "Una bugia ripetuta mille volte diventa una apparente verità. Così è stato con l'italianizzazione forzata del Sud Tirolo, che ha cambiato la percezione stessa di questo territorio agli occhi degli italiani", dice lo scrittore (italianissimo) Andrea Franzoso, che da Milano si è trasferito a Brunico, in Val Pusteria, più di un anno fa. "Cancellare la falsa toponomastica fascista non dovrebbe essere una battaglia lascia…

BOLZANO. Visto dall'Italia, quindi da Sud, è l'Alto Adige; visto dall'Austria, cioè da Nord, è il Tirolo del Sud. Cosa cambia? Forse tutto. Cento anni dopo il primo decreto del Gran consiglio del Fascismo "per un'azione ordinata, pronta ed efficace di assimilazione italiana" del Tirolo meridionale - Benito Mussolini definì la minoranza tedesca, che qui però era maggioranza, "una reliquia etnica" - la ferita non è ancora del tutto rimarginata. "Una bugia ripetuta mille volte diventa una apparente verità. Così è stato con l'italianizzazione forzata del Sud Tirolo, che ha cambiato la percezione stessa di questo territorio agli occhi degli italiani", dice lo scrittore (italianissimo) Andrea Franzoso, che da Milano si è trasferito a Brunico, in Val Pusteria, più di un anno fa. "Cancellare la falsa toponomastica fascista non dovrebbe essere una battaglia lasciata agli indipendentisti, ma un atto di giustizia reclamato da noi italiani, per riparare ai soprusi commessi e per farla finita con le mistificazioni". 

Ma qual è la bugia? Un nuovo nome dato a un paese, a una frazione, a un monte, un nuovo cognome affibbiato a un cittadino, può rappresentare una bugia? L'ultimo atto di questa storia è una nuova richiesta in Consiglio provinciale di rivedere tutta la toponomastica a partire proprio dalla definizione di Alto Adige, inventata dai francesi con Napoleone e utilizzata per soli quattro anni (dal 1810 al 1814) in un territorio diverso da quello attuale. Quel nome tornò utile dopo, quando i fascisti avevano bisogno di una riverniciata tricolore ad un nome altrimenti troppo germanico, per l'appunto il Tirolo. Il primo dei provvedimenti di forza è del 1923 e la figura centrale di tutta questa operazione, finora ben riuscita, è l'irredentista Ettore Tolomei.

Ovvero colui che creò 8 mila nuove denominazioni in italiano da cui attingere per ribattezzare i luoghi del Sud Tirolo. Non fu tanto o solo una traduzione dal tedesco all'italiano, ma spesso proprio un lavoro di fantasia. Una colonizzazione culturale che partì da un falso storico: erano stati i tedeschi ad occupare il Sud Tirolo, sosteneva Tolomei. Quindi adesso bisognava riprendersi l'antico insediamento Romano, invitando gli italiani a popolare il territorio in cambio di lavoro ed altre agevolazioni. Un po' come avvenne con le paludi di Latina. Ne arrivarono a migliaia, anche dal Sud. Ma siccome le parole ci identificano, bisognava partire da quelle. Lì si è rimasti, visto che i decreti fascisti non sono mai stati abrogati.

Un torto resta un torto

Il glottologo Cristian Kollmann, 52 anni, un dottorato di ricerca a Monaco di Baviera, è un appassionato della materia. Sarà per via del suo nome, a cui manca la h in mezzo perché l'impiegato dell'anagrafe, un italiano, volle scriverlo proprio nel modo più italico possibile. Oggi è dirigente del partito indipendentista Süd-Tiroler Freiheit: "Il nome proprio possiede un alto valore emozionale ed affettivo e ad una ridenominazione arbitraria consegue la manipolazione e la mistificazione della storia della lingua e degli insediamenti di una popolazione. Se falsifichi un nome, violi la dignità di una persona e di un luogo". Klobenstein divenne Colle Isarco, Timmels-joch Passo Rombo, Ultental Val d'Ultimo e via così in migliaia di casi. Dopodiché "in Sud Tirolo ci sono 200 denominazioni italiane che sono storicamente corrette, come Bolzano e Bressanone, e non siamo contrari che restino tali per lo stesso principio che muove la nostra battaglia: il passato e le identità reali non si cancellano per decreto".

Viene da domandarsi se, trascorso un secolo, non sia meglio soprassedere e andare oltre. E qui Kollmann non vuol sentire ragioni: "Un torto rimane tale anche se lontano nel tempo. Una convivenza davvero pacifica e libera da ipoteche del passato non è possibile da raggiungere se si pensa di costruirla sulla base di decreti fascisti". Di sicuro Mario Rigoni Stern, non un fanatico indipendentista, nel suo libro Arboreto salvatico (1991), utilizzò la toponomastica originale raccontando alcuni luoghi del posto. Dalla libreria del suo ufficio in via Alto Adige, Kollmann tira fuori un librone. Ci sono elencati le migliaia di cognomi tedeschi che durante il fascismo dovevano essere italianizzati se si voleva continuare a lavorare nella pubblica amministrazione. I Grumer diventavano Dal Grumo, i Gucker Cucchi o Cucco,  i Koss Gozzi, i Preiss Brisi, i Rutz Roggia e così via. Del resto sin dal 1921 il futuro Duce mostrò di avere le idee chiare sulla faccenda, quando alla Camera prese in giro l'allora borgomastro di Bolzano, Julius Perathoner: "Non è altro che un Pierantoni, rinnegato italiano diventato tedesco".

Dov'è la vittoria

Nel capoluogo sudtirolese oggi c'è un simbolo contestatissimo del fascismo, al quale Giorgia Meloni qualche anno fa andò a rendere omaggio con una corona di fiori. Si tratta del monumento della Vittoria, posto in memoria della Prima guerra mondiale. Una scritta in latino campeggia. Traduzione: "Qui sono i confini della Patria. Poni le insegne! Da qui educammo gli altri alla lingua, al diritto, alle arti". Fuori dal palazzo della provincia in piazza Silvius Magnago, uno dei padri nobili dell'autonomismo locale, è stata installata una mostra in quattro lingue, italiano, tedesco, ladino e inglese, formata attorno alle lettere che compongono la parola "Autonomie".

La Svp, che guida dal Dopoguerra il territorio, ha sempre avuto un approccio riformista alla questione territoriale e identitaria. Portando a casa buoni risultati: nel 1971 la popolazione tedesca del Sud Tirolo era il 63 per cento, ma l'86 per cento dei posti nelle amministrazioni pubbliche erano appannaggio degli italiani; oggi, con il 69 per cento dei tedeschi, esattamente il 69 per cento dei posti pubblici è a loro. Questo grazie al principio di "proporzionale etnica"  varato nel 1976. Inoltre il 90 per cento del gettito fiscale rimane sul territorio, gli indici economici e di qualità della vita sono tra i migliori in Italia. E infatti sulla questione dei nomi la Svp è più fredda, preoccupata di riaprire discussioni potenzialmente infinite. Con il presidente della provincia di Bolzano e ricandidato alla carica, Arno Kompatscher, che ha ribadito più volte un concetto nel corso degli anni, anche rispetto alla denominazione stessa di Alto Adige: l'autonomia ha alla base il riconoscimento delle lingue, della cultura, ma anche dei sentimenti di ognuno. Italiani compresi, insomma.

Via da Roma

Il papà di Eva Klotz, Georg, fu condannato in contumacia per attentati dinamitardi contro lo Stato. Lei, 71 anni, storica bandiera dell'indipendentismo più radicale, oggi spiega come il Sud Tirolo resti "ancora una zona grigia dal punto di vista identitario e questo ancora non va giù allo Stato italiano. Sono convinta che ogni anno vengano commissionati sondaggi informali per capire che aria tira. Quando sapranno che la maggioranza dei nostri abitanti è per stare con l'Italia, e può accadere visto che l'assimilazione avviene con gradualità, a piccoli passi, allora ci proporranno un referendum. Quello che in passato non ci è mai stato concesso". Il giorno prima del nostro incontro Klotz aveva tenuto una conferenza stampa con l'ex deputato viennese Werner Neubauer, il quale ha raccontato un fatto curioso: nel 2009 venne invitato dall'ambasciatore italiano a Vienna ricevendo un'offerta di un milione e mezzo di euro. In cambio avrebbe dovuto smettere di perorare la causa del doppio passaporto italiano/austriaco per i cittadini di lingua tedesca.

Alle ultime elezioni politiche Klotz ha preso la scheda e ci ha scritto sopra los von Rom, cioè "via da Roma". Per andare a riabbracciare l'Austria. Prima delle elezioni in una lettera aperta aveva definito la leader di Fdi "una lupa fascista travestita da pecora", e apriti cielo. "Sono una patriota tirolese", rivendica. Vallo a spiegare che ormai anche patriota è una parola contesa dagli arcinemici di sempre, Meloni in testa.

Sul Venerdì del 31 marzo 2023