Prof in pensione per aiutare gli studenti
di Massimiliano Di Giorgio , di Massimiliano Di GiorgioCome evitare che decine di migliaia di studenti, ogni anno, diventino "invisibili" ed escano dal circuito scolastico, spesso a causa del disagio in famiglia e dell'isolamento? In una scuola media di Treviso, la Arturo Martini, per contrastare il fenomeno - che a livello nazionale, nel 2022, ha riguardato 82 mila studenti, solo alle superiori, bocciati per assenza – hanno ingaggiato una piccola squadra di prof in pensione e una neolaureata. Sono loro a occuparsi di una ventina di studenti considerati "a rischio": quelli più silenziosi, magari con molte assenze, che fanno poco o male i compiti.
Dopo la fine di un programma contro la povert&agra…
Come evitare che decine di migliaia di studenti, ogni anno, diventino "invisibili" ed escano dal circuito scolastico, spesso a causa del disagio in famiglia e dell'isolamento? In una scuola media di Treviso, la Arturo Martini, per contrastare il fenomeno - che a livello nazionale, nel 2022, ha riguardato 82 mila studenti, solo alle superiori, bocciati per assenza – hanno ingaggiato una piccola squadra di prof in pensione e una neolaureata. Sono loro a occuparsi di una ventina di studenti considerati "a rischio": quelli più silenziosi, magari con molte assenze, che fanno poco o male i compiti.
Dopo la fine di un programma contro la povertà educativa attuato con finanziamenti pubblici, l'istituto, frequentato da oltre 350 alunni, ha infatti messo in piedi una task force di volontari: i docenti in pensione non possono sostituire quelli attivi (anche se sempre più spesso sono utilizzati per insegnare l'italiano e altre materie ai migranti), ma qui gestiscono una sorta di doposcuola, dove l'aiuto non riguarda solo i compiti. "Nella metà circa dei casi, si tratta di figli di immigrati" spiega Silvia Ghiotto, referente del progetto SemM (Studio e motivazione Martini). "Ma in generale, parliamo di ragazze e ragazzi che vengono da famiglie che hanno difficoltà a seguirli, per il lavoro, talvolta per mancata conoscenza della lingua. È il riflesso di un mondo degli adulti che scricchiola". Gli insegnanti hanno proposto l'iniziativa ad alcune famiglie, poi anche altre hanno chiesto aiuto.
Più a Nord, a Trento, nel liceo di Scienze umane Rosmini, si è trovata un'altra soluzione: non insegnanti pensionati, ma cinque ragazzi in servizio civile che si occupano, anche di mattina, di una cinquantina di studenti (quelli di origine straniera però sono una minoranza) su circa mille iscritti. "Prima del Covid era un fenomeno latente, ora poi è esploso" dice Stefano Kirchner, il dirigente della scuola, frequentata soprattutto da ragazze. "Riguarda soprattutto studentesse che non venivano a scuola, o venivano saltuariamente. Ci abbiamo ragionato tutti insieme, e siamo riusciti ad agganciarle anche grazie ai giovani del servizio civile, che hanno pochi anni più di loro e sono come dei fratelli maggiori. Con la scusa di fare i compiti, alla fine parlano e si aprono".
Sul Venerdì del 31 marzo 2023