Il Venerdì

Alex Perry: "Con The Good Mothers racconto le donne che sfidano la ‘ndrangheta"

Il 19 ottobre 2013: i funerali di Lea Garofalo, tra le prime pentite di ‘ndrangheta, uccisa a Monza nel 2009. Flavio Lo Scalzo / agf
Il 19 ottobre 2013: i funerali di Lea Garofalo, tra le prime pentite di ‘ndrangheta, uccisa a Monza nel 2009. Flavio Lo Scalzo / agf 
Il reporter britannico ha scritto un libro, ora divenuto serie tv, che racconta le prime pentite dei clan. Da Lea Garofalo a Maria Concetta Cacciola: "In epoca di #metoo mi sembrava una storia affascinante"
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Certe famiglie infelici sono infelici allo stesso modo. Quelle di Lea Garofalo, Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola, ad esempio. Lea è tra le prime pentite di 'ndrangheta a entrare nel programma di protezione. Racconta tutto, cambia città tredici volte in tredici anni, portandosi dietro la figlia Denise strappata a un padre mafioso. Ma la procura non riesce a corroborare le accuse e lo Stato abbandona Lea al suo destino. È passato tanto tempo, non ha più niente da temere, assicura il marito che ha un bar copertura a Milano. Vanno a cena in due ma tornerà a casa uno solo. Non esattamente un precedente che ispira emulazione eppure il ménage mafioso è così insostenibile anche per Giusy e Concetta che ne seguiranno le orme, rompendo con padri, fratelli, mariti che le hanno umiliate e offese. Ma anche con madri e zie, perché The Good Mothers, la serie tv  a partire dal libro omonimo dell'inglese Alex Perry, avrebbe "tranquillamente potuto chiamarsi The good and bad mothers, ma sarebbe stato meno titolo" confessa l'autore via Zoom da Hampshire, a sud di Londra.

'The good mothers': le donne che hanno detto no alla mafia

Com'è che questo pluripremiato giornalista che ha scritto libri su un cecchino curdo (The Long Shot), sulla nuova Africa che si ridesta (The Rift) o sul volto nascosto della globalizzazione (Falling off the Edge) è arrivato a occuparsi del coté femminile della mafia più potente ma meno coreografica del nostro repertorio criminale? Semplice: "Ero in Sicilia per Newsweek a scrivere di migranti, che spesso servono proprio come manodopera per i vari business della mafia. Mi aiutava una fixer (Perry non parlava né parla italiano, se non per farsi un'idea dei titoli di giornale, e ha investito pesantemente in traduttori, ndr) che poi sono andato a trovare a Roma e mi ha portato a teatro a vedere un monologo di cui non capii niente se non il nome della protagonista, Maria Concetta Cacciola, che poi cercai su Google. È nato tutto da lì".

L'epopea delle prime pentite era stata raccontata in Italia, dice Perry, ma a pezzi (in verità Lirio Abbate nel 2013 ne aveva messe insieme parecchie nel libro Fimmine ribelli). Ancora l'inglese: "Più studiavo più mi rendevo conto della svolta intellettuale compiuta da una pm antimafia, ovvero che le donne di 'ndrangheta sin lì erano state trascurate dal punto di vista giudiziario. Mentre, essendo l'architrave della famiglia di un'organizzazione che si basa sulla lealtà familiare, se saltavano loro saltava tutto. Nel momento in cui il #MeToo catturava l'attenzione del mondo, l'idea che il femminismo diventasse un arma per abbattere un'organizzazione criminale multimiliardaria sessista mi sembrava esaltante".

Nella vita vera l'intuizione è di Alessandra Cerreti, magistrata siciliana che si fa mandare a Reggio Calabria a lavorare nella Direzione Antimafia con i leggendari Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino. Perry la intervista a più riprese, per sette ore, ma nella serie tv la procuratrice è l'unico personaggio di rilievo ad avere un altro nome ed è solo "liberamente ispirato" alla donna che oggi è sostituta procuratrice della Dda di Milano. Cos'è successo? "Niente di grave. A un certo punto ha deciso di dare i diritti della sua storia a una società di produzione californiana. Il che è assolutamente legittimo. Così le nostre strade si sono separate".

Per la pm reale, per la sua formidabile capacità di lavoro ("Un missile: impossibile farla deflettere" mentre Pignatone è più "un giocatore di scacchi, professorale"), per la sua totale abnegazione ("Mi disse che non aveva avuto figli per non dover temere per la loro vita") Perry continua ad avere solo parole di stima incondizionata. Come dell'altra dozzina di magistrati che gli hanno messo a disposizione il loro tempo. Perché, alla fine, il libro (e la serie che ne è germinata), è più frutto di un lungo lavoro sulle carte che sul terreno: "Ho fatto avanti e indietro con la Calabria per oltre due anni. Vorrei potervi dire di missioni clandestine sulle montagne tra i picciotti ma la realtà è che ho trovato un tesoro nella mole di trascrizioni di intercettazioni. Non abbiamo niente del genere in Gran Bretagna e la stampa è addirittura esclusa dal partecipare ai processi. Per un giornalista inglese il vostro sistema giudiziario, così tecnologicamente sofisticato, è un paradiso". Ne sarà senz'altro contento il ministro Nordio.

Cultura tribale. Come l'Isis

Cosa l'ha colpita di più della Calabria? "Non mi ci ero mai fermato prima, nonostante un viaggio di nozze in Italia e visite in Sicilia. Credo che anche parecchi italiani ci passino soltanto e la trovavo affascinante perché è un posto bello, selvaggio e anche a buon mercato. Però è anche un luogo, ancora dieci anni fa quando si svolgono i fatti, dove certe ragazze si sposano a tredici anni e a venti hanno già tre figli e rischiano di venire ammazzate solo perché hanno guardato un altro ragazzo. Non a caso un paio di pm intervistati hanno paragonato la cultura brutale, tribale della 'ndrangheta, a quelle dell'Isis, di cui mi sto occupando per un nuovo libro. Il tutto a poche ore di auto dalla bellezza e sofisticazione di Roma!".

Una collega specialista mi suggerisce di obiettare che Perry ha scelto di raccontare la 'ndrangheta folcloristica piuttosto che la fredda multinazionale finanziaria. Lui incassa bene: "Credo che non si possa ignorare il folclore, tipo i rituali col sangue che sembrano presi a prestito dai Monthy Python, ma alla fine funzionano per tenere insieme la mitologia. D'altronde perché boss con milioni di euro accettano di vivere in un bunker sotto la casa di un pastore? La comprensione di quella psicologia passa anche dal folclore. Però è assolutamente vero che la 'ndrangheta assomiglia sempre di più a una banca d'affari criminale. Magari me ne occuperò in un sequel...".

Intanto il prequel è stato premiato alla Berlinale con una motivazione che celebra "le coraggiose donne che hanno resistito a decenni di oppressione e misoginia e hanno aiutato ad abbattere la mafia calabrese". Magari, faccio notare. Ride: "All'ufficio stampa del festival è un po' scivolata la frizione. La famiglia Pesce è stata abbattuta, ma ne restano altre 140". Nuove pentite cercansi.

Sul Venerdì del 31 marzo 2023

The Good mothers

Stagione 1

Anno: 2023Episodi: 6Durata media: 45 min.