Ischia, torna il turismo dopo l'alluvione
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiIschia (Napoli). "Casamicciola risorgerà". Te lo promette il San Francesco stampato sul grosso telone celeste che copre l'ingresso della cappella affacciata su piazza Bagni, nel cuore della cittadina termale travolta dalla frana che lo scorso 26 novembre ha ucciso 12 persone, compresi quattro bambini. A pochi giorni da una Pasqua che gli abitanti auspicano segni la resurrezione pure turistica sull'isola, qui fervono i lavori di ripulitura.
E mentre camion carichi di tronchi e massi affrontano col freno a mano tirato la curve in discesa, in piazza due elettricisti riallacciano l'illuminazione e una squadra di operai spruzza le facciate di edifici infangati ben o…
Ischia (Napoli). "Casamicciola risorgerà". Te lo promette il San Francesco stampato sul grosso telone celeste che copre l'ingresso della cappella affacciata su piazza Bagni, nel cuore della cittadina termale travolta dalla frana che lo scorso 26 novembre ha ucciso 12 persone, compresi quattro bambini. A pochi giorni da una Pasqua che gli abitanti auspicano segni la resurrezione pure turistica sull'isola, qui fervono i lavori di ripulitura.
E mentre camion carichi di tronchi e massi affrontano col freno a mano tirato la curve in discesa, in piazza due elettricisti riallacciano l'illuminazione e una squadra di operai spruzza le facciate di edifici infangati ben oltre il metro d'altezza. Perfino l'Hotel Terme Manzi - struttura neoclassica dove Giuseppe Garibaldi venne a curarsi la ferita d'Aspromonte - che a novembre rimase isolato con i turisti dentro per ore, è sgombro, anche se per ora non riaprirà: "I costi di gestione sono troppo alti, non gli conviene" sussurra un vicino, tanto più che a un passo sono in corso lavori di bonifica. Intanto, dopo le dovute ricognizioni, novanta dei circa mille abitanti inizialmente sfollati sono rientrati nelle loro case di piazza Bagni e dintorni.
Altri sessanta seguiranno, 217 restano negli hotel. Pure la tradizionale Sacra Rappresentazione pasquale sarà eccezionalmente inscenata qui, "a ricordare che c'è luce anche nei momenti più bui" come ci dice don Gino Ballirano, che nella parrocchia di Santa Maria Maddalena ha ospitato le assemblee con le autorità.
Prima venne il terremoto
Ne ha viste, questa piazza. Negli anni Cinquanta, prima della grande espansione, era l'epicentro turistico dell'isola: 15 dei 28 alberghi allora esistenti (oggi sono cinquecento) erano concentrati proprio in quest'area dalle rinomate acque calde, già rinata dalle rovine del terremoto del 1883 (fece 2.213 vittime, compresi i genitori del filosofo Benedetto Croce) e dall'alluvione del 1910.
Un susseguirsi di sciagure sintetizzate da Eduardo De Filippo nel suo Natale in Casa Cupiello (1931) con Lucariello che davanti alla devastazione del presepe esclama "Ccà pare Casamicciola": un sinonimo della distruzione, che non si è mai arrestata. In questa piazza l'alluvione del 2009 travolse e uccise la quindicenne Anna De Felice in auto con la mamma. Mentre edifici danneggiati e mai ricostruiti, corazzati in impalcature di tubi Innocenti, gli amari souvenir del terremoto 2017, oggi si confondono con le rovine della frana di novembre.
A provocarla, una pioggia straordinaria - 120 ml. in sei ore - che, partita dal versante nord del Monte Epomeo a circa 660 metri di altitudine, si è trasformata in impietoso blob di detriti vulcanici, ingrossato a ogni metro da rocce e alberi. In pochi attimi quella massa di acqua e fango ha percorso la fitta rete di forre e canaloni che solcano il ripido pendio del monte, trascinando con sé ogni cosa - diverse auto sono arrivate fino al mare - e sventrando gli edifici incontrati nella sua corsa. Le casette di via Celario - dai "cellari" un tempo costruiti dai contadini per conservare il vino e oggi da tutti chiamate "scatolette" - dalle quali ha spazzato via intere famiglie. I corpi ritrovati nudi, centinaia di metri più giù, come accade alle vittime di onde d'urto.
Lì, oggi, resta solo un pavimento di mattonelle bianche, su cui qualcuno ha messo due gigli e lucette votive, a ricordare quelle case modeste, lontane dal mare e tirate su in nome dell'"abusivismo di necessità", la piaga che negli anni Ottanta ha prodotto l'espansione, verticale o orizzontale, di edifici legittimi. Quando la popolazione dell'isola passò da 39 mila a 65 mila abitanti saturando la superficie edificabile (i 40 mila vani divennero centomila). D'altronde, complice la frammentazione dei 46 chilometri quadri di un territorio amministrato da sei Comuni distinti - senza un piano regolatore comune - la burocrazia qui non ha mai funzionato: incapace di certificare permessi, così come di fermare il cemento, ha abbandonato i terrazzamenti e le griglie dei terreni montani, che oggi hanno contribuito alla frana.
Allerta arancione
"Le vittime erano miei amici, andati a vivere in "culonia" perché come me non potevano rientrare in appartamenti danneggiati dal sisma e sbarrati da anni per colpa di una ricostruzione mai partita e impossibilitati a trovare case decenti altrove" ci dice Ida Trofa, cronista locale.
Già sfollata due volte, racconta la tragedia dall'interno: costretta ad abbandonare casa nel 2017, ora ha dovuto lasciare l'"autonoma sistemazione" presa in affitto con il contributo statale in via Santa Barbara, l'altra strada travolta dal blob di fango e detriti, un appartamento che pure aveva scelto con oculatezza. "Nella mappa di ricostruzione post terremoto risultava in zona bianca, senza rischi" denuncia. Ora vive nell'hotel Michelangelo con 168 sopravvissuti, mentre altri cinquanta sono sparsi in strutture più piccole. Il numero aumenta a ogni allerta meteo arancione: chi ha una casa stabile ma situata in una zona insicura deve spostarsi, fino a quando torna il sereno.
La situazione comincia a innervosire gli albergatori che ospitano gli sfollati: "Dovrò mandarli via a Pasqua e il 1° maggio. Per l'estate terrò poche famiglie" dice anonimamente uno di loro. "Sono persone educate. Ma il mio hotel ormai è diventato un paese e io ho l'esigenza di rinfrescare le stanze. Per le feste ho già il tutto esaurito e il sole darà un'altra spinta, col caldo gli italiani dimenticano ogni cosa".
Pensare che, fino a poco tempo fa, la ripartenza era incerta, con le prenotazioni giù del 40 per cento, e i 55 euro al giorno che lo Stato paga per ciascun sfollato erano una garanzia di sopravvivenza. "A Natale cancellarono tutti. Ma poi le prenotazioni sono ripartite. Soprattutto americani, inglesi e australiani, grazie alla fiction L'Amica geniale" dice Luca D'Ambra, presidente di Federalberghi accogliendoci a Giardini Ravino, resort ricco di piante succulente (sì, insomma, grasse) raccolte dal papà capitano durante i suoi viaggi.
"Anche #ThisIsIschia aiuta" aggiunge, riferendosi alla campagna lanciata dal governo subito dopo la tragedia e inizialmente bollata da tanti come inopportuna, "ha ridestato l'interesse dei tour operator". Comunque, assicura, nessuna delle persone rimaste senza casa sarà abbandonata durante l'estate: "Abbiamo firmato un accordo e garantiremo ospitalità agli sfollati anche ad agosto. Stiamo individuando strutture adeguate". Poi chiosa: "Bisogna tornare alla normalità. Gli albergatori al loro mestiere e i senzacasa a una fissa dimora, a costo di delocalizzare". Parola che agli abitanti fa però molta paura. "Il senso di comunità e forte, siamo cozze attaccate allo scoglio" sintetizza don Gino. Una soluzione però va trovata.
Anche per questo il commissario per la ricostruzione (e ora anche dell'emergenza idrogeologica) di Ischia, Giovanni Legnini, già "in missione" per le aree colpite dal terremoto in centro Italia, ha diramato un avviso pubblico per trovare edifici dismessi da recuperare pensando a uno sviluppo a "volume zero". Nel frattempo, ci dice, "lavoriamo sulla complessiva messa in sicurezza del territorio". Ricominciando da tre: semplificazione (delle procedure), trasparenza (informazioni open), capacità attuativa (sostegno a Comuni e imprese affinché diano tempi certi ai cittadini). "L'isola è un caso unico. In un fazzoletto di terra sono concentrati tutti i rischi di catastrofe naturale italiani. Si risolvono solo se istituzioni e parti sociali fanno la loro parte".
Un lavoro di tessitura che passa anche dal mettere costantemente le istituzioni competenti intorno a un tavolo, affinché dialoghino e forniscano risposte immediate: ad esempio, sui vincoli paesaggistici ed ambientali. Per ora si conta però su soli cento milioni in cinque anni: ne servirebbero cinquecento.
Chi fa da sé (con aiutino)
Il commissario ha diffuso una nuova mappa, con la planimetria ricognitiva casa per casa. Mostra gli edifici recuperabili con poche opere di messa in sicurezza. Ciascuno può localizzare il suo. Ma i professionisti locali, oberati, fanno incetta di commissioni e poi rallentano i tempi di consegna.
Nonostante la garanzia di risposta e contributi in 60 giorni, i progetti presentati sono per ora pochissimi. "Dobbiamo irrobustire la fiducia" insiste Legnini, che nel frattempo ha fatto piazzare radar e pluviometro, stabilito un presidio territoriale di specialisti, e vuole coinvolgere i forestali per ripulire e terrazzare il monte. "Mi spaventa la rassegnazione. Quando sono arrivato regnava lo stallo. La frana ha provocato una reazione. Sono nati comitati, associazioni, c'è una nuova consapevolezza.
Se i cittadini constateranno che i problemi si risolvono, si fideranno di più dello Stato". Casamicciola risorgerà? "Lavoriamo per trasformarla in sinonimo di un territorio sicuro. Dove si rimette in ordine ciò che oggi è in disordine".
Sul Venerdì del 7 aprile 2023