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Me ne frego! Così parlò (e parla) il fascismo

Divieti, motti, invenzioni: il presidente della Crusca Marazzini spiega (in un libro di "Repubblica" e qui) come Mussolini provò a piegare l'italiano 
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Tra proibizioni e invenzioni, il fascismo le provò tutte per manipolare la lingua. Nel 1940 Franco Natali, nome di battaglia "Index", inaugurò le Edizioni di Bergamo fascista, organo della Federazione dei Fasci di combattimento della zona, con un volumetto intitolato Come si dice in italiano? Vocabolarietto autarchico. L'autarchia diventò un chiodo fisso, un marchio per il Paese che doveva "bastare a se stesso" anche nella cultura. Si combatterono gli "esotismi", i termini di origine straniera, e contestualmente, nell'eclissi della ragione, dilagarono le maiuscole, i superlativi, i proclami altisonanti e certi termini ripescati dal passato. Di questo e di altro si parla in Le parole del fascismo, scritto per Repubblica dai linguisti Valeria Della Valle e Riccardo Gualdo.

Tra proibizioni e invenzioni, il fascismo le provò tutte per manipolare la lingua. Nel 1940 Franco Natali, nome di battaglia "Index", inaugurò le Edizioni di Bergamo fascista, organo della Federazione dei Fasci di combattimento della zona, con un volumetto intitolato Come si dice in italiano? Vocabolarietto autarchico. L'autarchia diventò un chiodo fisso, un marchio per il Paese che doveva "bastare a se stesso" anche nella cultura. Si combatterono gli "esotismi", i termini di origine straniera, e contestualmente, nell'eclissi della ragione, dilagarono le maiuscole, i superlativi, i proclami altisonanti e certi termini ripescati dal passato. Di questo e di altro si parla in Le parole del fascismo, scritto per Repubblica dai linguisti Valeria Della Valle e Riccardo Gualdo.

Claudio  Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca (Agf) 

La prefazione - Manualetto di autodifesa - è del presidente dell'Accademia della Crusca, Claudio Marazzini.      

Professor Marazzini, quanto sappiamo di questa storia?

"I giovani non sanno più di che cosa si parli. Il che obbliga noi a farlo, ricordando parole di allora, come "avanguardista" o "balilla". Ma soprattutto smascherando la retorica, che per me resta l'elemento più pericoloso di quella fase".

Pericoloso perché?

"Come dice Alessandro Barbero, la retorica trasforma le parole in palloni gonfiati. Non hanno più un significato reale, sono inconfutabili e incontrollabili. Prenda la retorica dell'eroismo: se non ti allinei, diventi un vigliacco e un traditore. La retorica è perentoria: non ammette il confronto. Nei discorsi di Benito Mussolini, tutto quello che non risponde alle nuove parole d'ordine diventa vile. La paura, pur così umana, non ha diritti: ci sono solo superuomini. Poi, certo, c'è chi coglie il paradosso e il pericolo. Mi viene in mente Umberto Saba, che dedica una poesia, Nino, a un amico, pacifista convinto, e morto al fronte, proprio lui... E ci sono le piccole, grandi ribellioni culturali. Mio padre, finché ci fu il fascismo, non volle avere figli: dovevano essere suoi, non "figli della Lupa"".

Come stiamo oggi a uso violento della lingua?

"Direi che è frequente. Lo si percepisce nelle minacce ai deboli e ai migranti, ma anche in certe scritte anarchiche sui muri. E spesso a colpire sono le immagini. Giorgia Meloni raffigurata a testa in giù: non hai detto niente, e hai detto tutto".

Uno che davvero ha detto tutto è Claudio Anastasio, il manager che ha ripreso il discorso di Mussolini.

"Un'enormità, soprattutto per l'uso incomprensibilmente sproporzionato della citazione: mettere in relazione un delitto politico e le faccende di una società informatica... E poi la sequenza: fa la sua uscita a vanvera, nessuno lo difende, un istante dopo si dimette. Non si sa che cosa dire, sembra Psicopatologia della vita quotidiana".

E Meloni che si riferisce ai 335 uccisi alle Fosse Ardeatine definendoli italiani e nient'altro?

"Chiaramente uno scivolone, quell'"italiani" generico, anche con la giustificazione dell'iperonimo, del termine che dovrebbe comprendere tutto. Al suo posto, avrei almeno detto: dieci italiani per ogni tedesco. Visti i rapporti con la Germania sulla questione dei carburanti, sarebbe stata una battuta d'attualità".

Come sono le relazioni dell'Accademia della Crusca con questo governo?

"Cordiali. Ci hanno anche consultati per il tema della Settimana della lingua italiana, che sarà "sostenibilità". Non molto nazionalista o sovranista, tanto che ho risposto: va bene, ma si spenda almeno una parola sull'italiano nel quadro delle lingue europee".

In effetti l'inglese è inarrestabile, se è a questo che si riferisce.

"Siccome quella contro i forestierismi è stata una battaglia del fascismo, ancora oggi tanti studiosi sono cauti nel prendere posizione. La Francia non si fa questi scrupoli. Noi temiamo sempre di essere paragonati all'Accademia d'Italia voluta dal Duce".

Tanti studiosi si piegarono senza fare storie.

"Tutte le dittature, a un certo punto, vogliono controllare gli scienziati. Tolgono la parola ai migliori, ricattandoli, e poi usano i mediocri. Ma ben pochi scienziati hanno firmato le leggi razziali. Non si sono compromessi, neanche per sogno: furono quattro gatti a farlo. Semmai, si sono compromessi dopo, giurando la fedeltà al fascismo, per la famiglia, per paura, per conformismo. Per la terribile forza della mediocrità".

Il fascismo condusse una battaglia surreale contro l'uso del "lei", ritenuto effeminato e debole.

"Nel Settecento era stato avversato dagli Illuministi della rivista il Caffè. Poi i fascisti imposero il "voi". Ma la lingua si muove da sola e il "lei" è ancora qui. C'è una marea di gente che in buonafede vuole cambiamenti, con idee che sembrano progressiste. Ma levare "razza" dalla Costituzione ha senso? Benché non abbia fondamento scientifico (però per Piergiorgio Odifreddi non è neanche precisamente così), l'idea di "razza" è chiarissima nella vita dei popoli. E, cancellata la parola, il razzismo magari non lo vedi più".

Altre idee?

"Di recente Mogol si è rivolto alla Crusca per cancellare "paroliere"".

Veramente? Mogol?

"Non ha nemmeno tutti i torti: "paroliere" nasce nell'800 per indicare un versificatore di quart'ordine. Del resto "crepuscolare" era un insulto e poi è diventato un movimento. L'elenco è infinito. Gli animalisti non vogliono che si dica "sei un porco". Gli astronomi dilettanti anni fa hanno sostenuto che "dilettanti" sia offensivo. "Badanti" infastidisce il sindacato delle badanti... Ma finché si discute, va bene. Grave è quando si muove lo Stato, come quando Mosca vieta la parola "guerra"".

Tornando alla Costituzione, ce lo metterebbe l'italiano come lingua ufficiale?

"Oggi è una proposta di legge di Fratelli d'Italia. Anni fa ne parlò proprio la Crusca. Io sono perplesso. Ogni volta che si tocca la Costituzione, si rischia un danno".

Sul Venerdì del 7 aprile 2023