Anche il maschio va liberato
di Michele Serra , di Michele SerraCaro Michele Serra, ho visto al cinema Stranizza d’amuri, ne sono rimasto affascinato e profondamente emozionato. Il film trae spunto da una storia vera avvenuta negli anni 80 in Sicilia dove due ragazzi gay (Gianni e Nino) vengono assassinati per aver scelto liberamente di amarsi. Non ricordo l’evento delittuoso, anche se in quel periodo avevo la stessa età dei due protagonisti. Ma ricordo che in quegli anni frequentavo un corso militare biennale e un ragazzo siciliano era ferocemente e deliberatamente ostile nei confronti di un altro ragazzo solo perché era educato, silenzioso, umile e soprattutto perché poteva sembrare gay. Costui faceva tutto quanto gli era possibile per denigrarlo e rendergli la vita difficile in caserma agli occhi dei superiori, degli istruttori e dei colleghi di corso; secondo lui non poteva esserci posto lì dentro per uno che non rispecchiava la sua idealità. Così facendo nascondeva i propri evidenti difett…
Caro Michele Serra, ho visto al cinema Stranizza d’amuri, ne sono rimasto affascinato e profondamente emozionato. Il film trae spunto da una storia vera avvenuta negli anni 80 in Sicilia dove due ragazzi gay (Gianni e Nino) vengono assassinati per aver scelto liberamente di amarsi. Non ricordo l’evento delittuoso, anche se in quel periodo avevo la stessa età dei due protagonisti. Ma ricordo che in quegli anni frequentavo un corso militare biennale e un ragazzo siciliano era ferocemente e deliberatamente ostile nei confronti di un altro ragazzo solo perché era educato, silenzioso, umile e soprattutto perché poteva sembrare gay. Costui faceva tutto quanto gli era possibile per denigrarlo e rendergli la vita difficile in caserma agli occhi dei superiori, degli istruttori e dei colleghi di corso; secondo lui non poteva esserci posto lì dentro per uno che non rispecchiava la sua idealità. Così facendo nascondeva i propri evidenti difetti (leggera balbuzie, tic, scarso rendimento scolastico, ecc.). Il presunto gay poi ha fatto carriera e si è congedato per limiti di età col grado di ufficiale superiore, mentre l’altro, per scelta, ha vissuto gli anni di servizio al chiuso di una buia armeria di reparto. Quel ragazzo gay ero io. E nel film mi sono identificato in Gianni.
Lettera firmata
Caro amico, il bullismo maschile è una piaga che va perfino oltre il “tradizionale” dileggio degli omosessuali. Prende di mira anche i deboli, gli “strani”, i non conformi, i fisicamente fragili – e ovviamente le donne. Nella vita di strada e di cortile che si faceva quando ero ragazzino, gli episodi di sopraffazione erano tanti. Non essendo mai stato “uno che mena”, semmai uno che corre più veloce di chi lo insegue, credo di avere affinato molto presto l’uso della parola, e della dialettica, anche per barcamenarmi in mezzo a gruppetti di energumeni e di coetanei più grossi e maneschi di me. Poco importa che il maschio sopraffattore sia, molto spesso, uno che cerca di ovviare con le cattive maniere alle proprie deficienze. Ovvero: un poveraccio in cerca di rivincite. È una figura sociale greve, oppressiva e soprattutto rudimentale: rimanda ai nostri remoti trascorsi cavernicoli e tribali. Cerca di eternarli. Ce ne sono tanti, oggi, nelle curve degli stadi, e ogni volta che li vedo all’opera ripenso a quella tremenda frase (“ci vorrebbe una bella guerra ogni tanto”) che echeggiava così spesso tra i vecchi della mia famiglia, e credo anche di tante altre famiglie. Per la serie: mandiamoli a scannarsi tra di loro, tutti questi maschi in overdose di adrenalina, così si danno una calmata. Più difficile, ma io credo ben più risolutivo della questione, sarebbe ripensare in profondità a che cosa significa essere un maschio. Il genere, nella sua accezione meno evoluta, eppure ancora diffusissima, è ossificato in una serie di stereotipi e luoghi comuni. La forza fisica, l’ansia di primeggiare, il valore sportivo e/o militare, i modi spicci come segno di virilità. Le cose stanno cambiando, ma molto lentamente. Ci vorrebbe un movimento di liberazione maschile che rendesse un poco più gentili, riflessivi, e silenziosi i maschi (dunque: più interessanti), aggiungendo alla loro dotazione, un po’ monocorde, qualche attributo in più. Non è un caso, caro amico siciliano, che la sua storia professionale sia stata più fortunata di quella del suo antico persecutore: lei aveva qualcosa più di lui.
Sul Venerdì dal 14 aprile 2023