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Padova - Venezia: a bordo del Burchiello in crociera sul Brenta

il Burchiello a Stra (Venezia) davanti a Villa Negrelli costruita tra il 1617 e il 1635 (SIME / siephoto) 
Nato nel 1960, non è più un vaporetto ma una motonave. Che naviga tra Padova e Venezia alla scoperta delle splendide ville palladiane. Ma dal Sile al Delta del Po tutto il Veneto è una via d’acqua
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Una mattina di agosto del 1574 un lungo corteo di barche sul fiume Brenta approda alla villa di Malcontenta. In questo splendido angolo di riviera, scende Enrico di Valois, figlio di Caterina de' Medici. Lo accompagnano 400 persone, nobili, servi, cortigiani e i suoi mignon. Arriva da Venezia, dove ha soggiornato un paio di settimane, poi farà una tappa a Padova e da lì verso Parigi, dove lo aspetta la corona di Francia.

Si ferma alla Malcontenta perché è dimora dei Foscari, nel cui palazzo ha soggiornato in laguna, ma soprattutto per conoscere l'architetto geniale di questa favolosa villa di cui tutti parlano: Andrea Palladio. Enrico di Valois è forse il più celebre tra i turisti fluviali lungo il Brenta. E quella di Malcontenta è una delle trenta case patrizie che si contano tra Stra e Mira, in poco più di dieci chilometri. Nel Settecento, invece, va di moda, tra le famiglie nobili della Serenissima, raggiungere le pro…

Una mattina di agosto del 1574 un lungo corteo di barche sul fiume Brenta approda alla villa di Malcontenta. In questo splendido angolo di riviera, scende Enrico di Valois, figlio di Caterina de' Medici. Lo accompagnano 400 persone, nobili, servi, cortigiani e i suoi mignon. Arriva da Venezia, dove ha soggiornato un paio di settimane, poi farà una tappa a Padova e da lì verso Parigi, dove lo aspetta la corona di Francia.

Si ferma alla Malcontenta perché è dimora dei Foscari, nel cui palazzo ha soggiornato in laguna, ma soprattutto per conoscere l'architetto geniale di questa favolosa villa di cui tutti parlano: Andrea Palladio. Enrico di Valois è forse il più celebre tra i turisti fluviali lungo il Brenta. E quella di Malcontenta è una delle trenta case patrizie che si contano tra Stra e Mira, in poco più di dieci chilometri. Nel Settecento, invece, va di moda, tra le famiglie nobili della Serenissima, raggiungere le proprie dimore di campagna utilizzando il Burchiello, un raffinato battello con una grande cabina in legno, tutto ornato e decorato. Oggi il Burchiello continua a far da spola tra Padova e Venezia, ma è una moderna motonave.

Il Burchiello sul fiume Brenta (SIME/Siephoto) 

Ricominciò a prendere servizio nel 1960 su iniziativa dell'Ente Provinciale per il Turismo di Padova: in quell'anno non è che un vecchio vaporetto, ma il fatto che venga ripristinato è un tale evento che a inaugurarlo arriva Antonio Segni, allora presidente del Consiglio. Dopo sei decenni, la partenza è ancora al Portello, il vecchio approdo fluviale nel cuore di Padova, che sfoggia la scalinata cinquecentesca dipinta dal Tintoretto, davanti a un portale in pietra d'Istria con otto colonne e una torretta con l'orologio. Superata la Chiusa di Noventa Padovana e quella di Stra, si naviga tra le acque del Brenta e la prima visione è la Villa Reale, il sontuoso palazzo della potente famiglia Pisani. Il Burchiello ci fa tappa, naturalmente; dopo di che prosegue, una sosta in qualche ristorante di pesce e poi, oltre le chiuse e i ponti girevoli, all'altezza di Fusina lascia il fiume per la laguna: la minicrociera finisce nientemeno che nel Bacino di San Marco.

Formula barca e bici

Il turismo fluviale è tornato di moda. E il Veneto, assieme al Friuli-Venezia Giulia, fa la parte del leone. Alla vigilia del lockdown, una ricerca di JFC, agenzia specializzata in marketing turistico, dava alcuni numeri, invitando tutti (privati e istituzioni) a scommettere su questo segmento in crescita. Nel 2018, si legge nella ricerca, il turismo fluviale ha registrato un valore economico complessivo pari a 7,6 milioni di euro, di cui il 51,5 per cento è stato riversato sul territorio. Dove? La laguna di Venezia e le sue 120 isole che la merlettano, prima di tutto, e poi la malinconica Riviera del Brenta; più a nord il fiume Sile, coi suoi paesaggi un po' selvatici e strappati al mare, uno spettacolo di idrovore, oasi, spiagge e lagune; a sud il grande Po, con il suo Delta magnifico.

Ma il vero sogno fluviale si chiama "Litoranea veneta", una rete di vie d'acqua lunga 127 km, sulla costa e nell'entroterra, di cui 68,5 in Veneto e 58,5 in Friuli-Venezia Giulia, oltre a 35 km dalla foce dell'Isonzo via mare fino a Trieste. Tutti dicono di crederci, a cominciare dalla Regione Veneto, che si vuole cimentare in un vero progetto grazie anche ai finanziamenti europei. L'Università Ca' Foscari ha consegnato a inizio marzo uno studio preliminare in cui dà indicazioni per realizzarlo, dal dragaggio ai pontili a servizi ricettivi e  percorsi cicloturistici: "Il turismo fluviale resta la miglior leva per la riqualificazione paesaggistica all'interno di un programma di strategie di sviluppo locale e sostenibile", concludono.

La chiave, ripetono tutti, è la formula barca & bici. Un esempio? Nel 2020, il Comune di San Michele al Tagliamento, il VeGAL (Agenzia di sviluppo del Veneto orientale) e  Veneto Agricoltura hanno attivato un servizio di collegamento fluviale per il trasporto di ciclisti e pedoni tra la località di Bibione e l'oasi naturalistica di Valle Vecchia: "Nonostante fossimo in piena pandemia è stato un successo" ha raccontato Enzo Lazzarin, del comune di Caorle, in un convegno dell'Osservatorio del paesaggio del Veneto orientale. "Così l'anno dopo il servizio è stato ampliato fino all'isola dei pescatori a Caorle: lo hanno utilizzato in 22 mila".

Nel suo percorso, il fiume Sile attraversa anche 
il centro storico di Treviso (Alamy/Ipa) 

Ma chi sono questi turisti fluviali? Sempre secondo la ricerca JFC, sette su dieci sono stranieri, soprattutto mitteleuropei. E adorano le house-boat. Specializzata proprio in case galleggianti è Le Boat, considerata la numero uno delle crociere fluviali in Europa. Ha iniziato alla fine degli anni 60 sui canali francesi e oggi la sua flotta è ovunque in Europa e pure in Canada. Nel nostro Paese ha scommesso proprio su Veneto e Friuli-Venezia Giulia e i suoi tour partono dalle due basi di Casale sul Sile (Tv) e Precenicco (Ud). Uno dei tour meno conosciuti è proprio sul Sile: "Da Casale si percorre la riserva naturale del fiume" ci spiegano. "Si arriva a Casier per visitare il Cimitero dei Burci, le famose imbarcazioni da carico veneziane in legno ormai abbandonate, e si arriva nel cuore di Treviso".

Ma il vero protagonista non può essere che il Po. Meraviglioso e maltrattato, in secca e intossicato, è davvero il Morimondo mirabilmente raccontato da Paolo Rumiz (Feltrinelli, 2013). Sul grande fiume si accendono spesso i riflettori per le sue malattie e le sferzate del cambiamento climatico, ma di recente è entrato nelle reti del Pnrr con un piano-progetto, chissà. Il suo scorrere calmo nelle viscere della Pianura e il suo Delta mozzafiato ne fanno uno strepitoso scenario per turisti lenti e sensibili. Danilo Trombin, guida naturalistica che ne conosce ogni segreto, ci ha scritto un libro, Viaggio nel Delta del Po. Guida sentimentale all'ultima frontiera (Apogeo, 2021). Ci racconta di "un popolo di escursionisti, piccoli gruppi con piccole imbarcazioni che lo esplorano in toccate e fughe oppure pescaturisti che si fanno accompagnare dai pescatori locali". È un idromondo così "delicato, vivo, complesso quanto la meraviglia che suscita". Tutti se ne vantano, autorità e istituzioni, ma alla fine balbettano, incapaci di parlare la stessa lingua ed esserne all'altezza.