Made in Italy: siamo il nuovo design
di Alba Solaro , di Alba SolaroMILANO. "Non crescere, è una trappola", raccomandava negli anni 60 un profeta della controcultura come Timothy Leary, ma oggi il problema sembra essere diventato l'opposto: quand'è esattamente che si smette di essere "giovane"? "Me lo chiedo anch'io, e ho pure una figlia", ride al telefono Eugenia Morpurgo, designer veneziana i cui lavori sono stati esposti al Maxxi di Roma, alla Triennale di Milano, a Seoul e a New York, "eppure, se hai 35 anni ti fanno ancora sentire come la ragazzina che deve aspettare il suo turno". E poco importa che nel frattempo tu abbia iniziato anche un dottorato alla Iuav, l'Università veneziana del design.
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MILANO. "Non crescere, è una trappola", raccomandava negli anni 60 un profeta della controcultura come Timothy Leary, ma oggi il problema sembra essere diventato l'opposto: quand'è esattamente che si smette di essere "giovane"? "Me lo chiedo anch'io, e ho pure una figlia", ride al telefono Eugenia Morpurgo, designer veneziana i cui lavori sono stati esposti al Maxxi di Roma, alla Triennale di Milano, a Seoul e a New York, "eppure, se hai 35 anni ti fanno ancora sentire come la ragazzina che deve aspettare il suo turno". E poco importa che nel frattempo tu abbia iniziato anche un dottorato alla Iuav, l'Università veneziana del design.
È una vecchia storia, ma non così vecchia. Morpurgo è infatti una dei protagonisti di Italy: A New Collective Landscape, grande mostra dedicata a cento progettisti e designer italiani under 35 che da una settimana occupano l'ADI Design Museum di Milano (fino al 10 settembre) mentre intorno sta per esplodere il Salone del Mobile (18-23 aprile). Il titolo si ispira a un illustre e ingombrante precedente, Italy: The New Domestic Landscape. È la mostra che nel 1972 portò al MoMa di New York le future star del made in Italy. E fu detonante: l'Italia non ancora moderna si ritrovò al centro del mondo. "Anni pazzeschi", commenta Francesca Tambussi, altra under 35 in mostra. "Pensi alla musica che è uscita in quel periodo, non avevano mai sentito della musica così. La loro forma di liberazione fu qualcosa di unico e irripetibile".
Erano in effetti tempi diversi, a cui guardare "senza idealizzare il passato, pensando che quel tipo di scatto non sia più possibile", spiega Angela Rui, curatrice della mostra milanese (con Elisabetta Donati de Conti e Matilde Losi). "Gli anni 70 si portavano dietro la grande spinta di giovani imprenditori disposti a rischiare, e a farlo con amici designer spesso della loro stessa età. Erano aperti all'innovazione. A una creatività che attraverso oggetti o spazi domestici raccontava un nuovo modo di intendere la casa. Quanto le cose siano cambiate lo dice il fatto che oggi, più che alle case, i designer pensano a come andrebbe abitato il Pianeta". Li costringe il burn out di risorse energetiche, economiche, anche culturali. C'è la crisi, bellezza, si è propensi più a conservare che innovare. "E l'industria cerca solo i grandi nomi per andare sul sicuro" continua Rui. "Una volta era il progetto che faceva il mercato. Adesso il più delle volte ti consegnano un brief che devi seguire per realizzare il prodotto richiesto".
Eterni peter pan?
Non meravigliamoci allora se molti dei nostri under 35 battono piste nuove, si reinventano progettisti più che designer, e "in mostra ci sono più idee che oggetti" sottolinea Rui. Il vero virtuosismo di questa generazione è sconfinare, allargare l'idea di design oltre i confini tradizionali. Syntropia di Eugenia Morpurgo studia come realizzare scarpe progettando policolture: "Anche l'agricoltura che produce materiali alternativi alla plastica è di fatto industriale, sono monocolture che sprecano acqua, spazio, terreni, uccidono la biodiversità. E se studiassimo sistemi agricoli che invece di danneggiare il terreno lo nutrono?". Con Sophia Guggenberger, "una ricercatrice che sta a Vienna e lavora sui biomateriali e le scarpe come oggetto ma anche come filtro per guardare alla società", hanno vinto un finanziamento della Unione Europea che le ha portate a lavorare per 9 mesi in Andalusia con l'aiuto di un agronomo e di aziende locali.
Il passaggio successivo, il più difficile, è fare in modo che questi progetti atterrino nella realtà e non restino solo teoria. Ne è consapevole il direttore dell'ADI Design Museum, Andrea Cancellato: "Molte delle scelte più recenti di trasformazione del nostro vivere in società, dalla sharing economy allo smart working, hanno nel design il loro fattore comune. E se è vero tutto questo, i designer dovrebbero avere vita meno difficile. Eppure non è così".
La conferma arriva da uno studio condotto dalla mostra che ha inviato un sondaggio a tutte le scuole e università di design italiane rivolto a studenti o laureati under 35. "Dai dati raccolti" dice la co-curatrice Elisabetta Donati de Conti, "ci ha colpito come tanti lavorino in più settori contemporaneamente. Chi si occupa di prodotto industriale fa anche lavori di grafica, si occupa di autoproduzione... c'è un'attitudine aperta e flessibile alla progettazione". Che sarebbe anche una bella cosa se non fosse che, come sottolinea il 32enne romano Andrea De Chirico, in mostra col progetto Superlocal, "i lavori basati sulla creatività vengono considerati più come un hobby che come un lavoro, di conseguenza sono pagati poco o niente".
Il sondaggio ha fatto i conti in tasca agli under 35: "Il 26,2 per cento di chi ha risposto guadagna meno di 10 mila euro all'anno" spiega Donati de Conti, "il 30 ne guadagna tra i 10 e i 20 mila. Sono sotto alla media nazionale dei contribuenti. La ragione? I giovani designer sono visti come eterni Peter Pan. La società non li percepisce come professionisti che creano un valore di servizio, come può essere l'autista di bus o un insegnante, e così li lascia in un limbo anche economico". Il paradosso è che nei nuovi progetti c'è invece sempre più un pensare e agire sociale, comunitario; il titolo stesso della mostra tira in ballo la parola Collective, riferita tanto al mettere al centro "il bene collettivo" quanto al costruire reti e relazioni.
Oltre gli oggetti
De Chirico, che si distingue perché ama gli oggetti, "il lato più tradizionale del design", si è laureato alla Design Academy di Eindhoven otto anni fa con quello che è diventato il progetto Superlocal, una collezione di oggetti che esplicita la rete che c'è dietro ogni cosa.
Come Mistral, il ventilatore nato durante una residency ad Arles, così chiamato in omaggio sia al vento che al poeta provenzale: il motore arriva da un negozio dell'usato locale, altri materiali sono recuperati da artigiani del posto. Hyperburgers di Francesca Tabussi "è un'idea di supermercato glocal autogestito da cittadini-consumatori. Mi sono detta: non possiamo trovare spazi sotto casa, di quartiere, per centralizzare tutte le buone pratiche di consumo rigenerativo come riutilizzare i packaging o distribuire i prodotti dell'agricoltore senza dover aspettare il mercatino del sabato? Hyperburgers è un open source, non ha bisogno di me a fare da mamma; è un tool kit di cui ciascuno può appropriarsi e adattarlo alla sua realtà".
A differenza di De Chirico e Morpurgo, passati anche loro per Eindhoven, Tabussi ha scelto di restarci, per ora. Perché "gli affitti sono ragionevoli, c'è una bella comunità di creativi e makers, molto aiuto reciproco". Un tempo si parlava di fuga di cervelli e di ritorno di cervelli, ma ora, riflette Tabussi, "si sta creando qualcosa di più complesso, uno stile di vita per il quale ci vorrebbero nuove soluzioni. Siamo sempre più uccelli migranti, col cuore e la mente in due, tre posti contemporaneamente, Parigi, Berlino, l'Olanda, il Belgio e anche l'Italia".
Mobili, e instancabili: dal sondaggio emerge che almeno il 51per cento lavora fra le 40 e le 60 ore settimanali. "È spesso una questione di passione, non riesci a dire no", conclude Tabussi, "ma più che come un lusso sto cominciando a vederlo come una vera forma di sopravvivenza. È importante che quello in cui metti le energie sia una cosa in cui credi: un grande motore, che porta anche a sprecare meno le tue risorse".
Sul Venerdì del 14 aprile 2023