Jason Statham: "A 30 anni ero un truffatore. Il mio passato mi ha aiutato a diventare una star"
di Lorenzo Ormando , di Lorenzo OrmandoDopo grandi blockbuster come Aladdin, King Arthur e Sherlock Holmes, il regista Guy Ritchie torna alle origini con un film di genere: sbarca oggi 17 aprile su Sky e in streaming su NOW l'adrenalinico Operation Fortune, action thriller condito d'ironia in cui fa nuovamente squadra con Jason Statham, con cui aveva firmato Lock & Stock - Pazzi scatenati (il loro debutto), Snatch, Revolver e La furia di un uomo - Wrath of Man.
Il 55enne attore inglese veste qui i panni della spia Orson Fortune, che recluta una star di Hollywood (Josh Hartnett) per una missione sotto copertura in giro per il mondo necessaria a sventare la vendita di un'arma letale e a fermare un trafficante d'armi miliardario (Hugh Grant). L'uscita della pellicola è stata posticipata di oltre un anno a causa dello scoppio della guerra, poiché nel film i cattivi sono gangster ucraini. "Non avevo mai girato una storia di spionaggio come questa, un progetto più raffinato e le…
Dopo grandi blockbuster come Aladdin, King Arthur e Sherlock Holmes, il regista Guy Ritchie torna alle origini con un film di genere: sbarca oggi 17 aprile su Sky e in streaming su NOW l'adrenalinico Operation Fortune, action thriller condito d'ironia in cui fa nuovamente squadra con Jason Statham, con cui aveva firmato Lock & Stock - Pazzi scatenati (il loro debutto), Snatch, Revolver e La furia di un uomo - Wrath of Man.
Il 55enne attore inglese veste qui i panni della spia Orson Fortune, che recluta una star di Hollywood (Josh Hartnett) per una missione sotto copertura in giro per il mondo necessaria a sventare la vendita di un'arma letale e a fermare un trafficante d'armi miliardario (Hugh Grant). L'uscita della pellicola è stata posticipata di oltre un anno a causa dello scoppio della guerra, poiché nel film i cattivi sono gangster ucraini. "Non avevo mai girato una storia di spionaggio come questa, un progetto più raffinato e leggero rispetto a La furia di un uomo, che era decisamente più cupo", racconta Statham in collegamento su Zoom. "Ci piaceva l'idea di realizzare un film dalle premesse divertenti, che ci desse la possibilità di viaggiare un po'. In futuro mi piacerebbe riprendere questo personaggio, ma dobbiamo prima capire come risponderà il pubblico: sarà la gente a decidere se faremo un altro capitolo, non possiamo fare altro che incrociare le dita".
Com'era la sua vita prima che la sua strada e quella di Guy Ritchie si incrociassero?
"Avevo 30 anni ed ero un piccolo imbroglione che vendeva per le strade di Londra profumi e gioielli contraffatti. Guy, invece, era soprattutto un ragazzo con un sogno, quello di riuscire a realizzare il suo primo film. Non sapevo nulla di lui, non conoscevo le sue capacità, né tantomeno il suo talento nella scrittura".
Aveva letto altri copioni prima di Lock & Stock - Pazzi scatenati?
"È stata la prima sceneggiatura su cui ho posato gli occhi, Guy l'aveva scritta a partire da un suo cortometraggio. Pensai che fosse esattamente il tipo di storia che piaceva a me, ma ci vollero un paio di anni perché riuscissimo a portarla sullo schermo. Il mondo del film mi era familiare: mi sentivo vicino ad alcuni dei personaggi e, nella mia vita, avevo incontrato malviventi e criminali come quelli ritratti nella pellicola".
Il passato da truffatore, insomma, le è servito.
"Credo che il segreto, per un attore, sia sempre quello di prendere le conoscenze, le esperienze e tutto ciò che gli capita e di riversarle nei personaggi che interpreta. Insomma, non c'è nulla che possa sostituire la vita reale. Inoltre credo che, se hai fatto un percorso atipico, questo ti possa anche tornare utile per un film di Guy Ritchie! (ride, ndr)".
Siete amici?
"C'è stata una simpatia immediata, ci frequentiamo anche al di fuori del set. Quando lavoriamo, se vogliamo rilassarci, ce ne andiamo nella sua roulotte e cuciniamo bistecche. O magari giochiamo a scacchi: siamo competitivi, dovrebbe assistere alle nostre partite (ride, ndr)".
Che ruolo ha avuto nella sua carriera?
"Gli sono grato, perché mi ha dato una professione. Mi ha aperto le porte del cinema permettendomi di incontrare i produttori e di aggirare i direttori del casting: all'inizio, ad esempio, faceva in modo che non mi trovassi di fronte a persone che avrebbero potuto scartarmi".
Non era intimorito all'idea di partire da zero, senza preparazione?
"Sono stato fortunato, perché Guy mi dava lezioni private per imparare a recitare davanti a una cinepresa. Andavo a casa sua e leggevo dei monologhi dal copione, mentre lui mi istruiva su come pronunciare le battute. Mi ripeteva: 'Non stare a pensarci troppo, di' le battute e basta. Io mi occuperò del resto'. Ci sono attori che tendono a volere a tutti i costi il controllo durante le riprese, ma non funziona mai: devi affidarti al regista e fidarti, è il solo ad avere una visione d'insieme".
Lei ha alle spalle 25 anni di carriera. Se lo aspettava, quando ha iniziato?
"No, affatto: non guardo mai troppo in avanti, cerco di focalizzarmi sul presente. Prendiamo Lock & Stock: non potevamo intuire che avrebbe raggiunto tante persone, non abbiamo la sfera di cristallo. Se fai un film devi essere convinto che piacerà al pubblico e che sarà un successo, ma non va sempre così. Un giovane attore che immagina di avere davanti a sé una lunga carriera risulta presuntuoso e anche un po' irrealistico, specie perché l'industria di Hollywood è così volubile. Ti bastano un paio di flop e nessuno ti chiama più".
Non è il suo caso: secondo una ricerca della Bbc i film che ha girato tra il 2002 e il 2017 hanno incassato oltre un miliardo e mezzo di dollari nel mondo.
"In realtà non tutti i miei film hanno avuto successo. Non so quale sia la formula segreta che fa funzionare qualcosa, ma ammetto che negli ultimi tempi ho avuto molta fortuna. Credo che abbia a che fare con lo scegliere di lavorare con registi visionari in grado di portare sullo schermo delle grandi storie. Come, appunto, Guy Ritchie".
Quanto conta fare squadra, nel suo mestiere?
"È un aspetto del lavoro che apprezzo molto: mi piace la natura collaborativa di quest'industria, in cui ogni tassello del puzzle è importante quanto gli altri. Dalla persona che si occupa dei microfoni ai tecnici del suono, dal costumista al direttore della fotografia, tutti fondamentali. Siamo come i meccanismi di un orologio svizzero: se se ne inceppa uno, tutta la macchina smette di funzionare. Fare un film è stimolante e gratificante: se poi piace anche al pubblico, tanto meglio".
Sul Venerdì del 14 aprile 2023