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Attenti all’orso. E all’uomo

(Illustrazione di Gipi) 
PER POSTA. Ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì: Rispetto della natura non vuol dire pietismo verso le povere bestiole, ma non vuol dire nemmeno una stizzita insofferenza verso i selvatici.
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Caro Serra, la vicenda dell’orso trentino dimostra che la voglia di biodiversità e il “ritorno alla natura” degli europei è solo una lieve verniciatura. Ogni anno in Africa 500 persone sono uccise dagli ippopotami (altre centinaia da elefanti, coccodrilli ecc.). Il dispiacere per una morte tremenda non può farci dimenticare che il runner è stato imprudente. Correre impedisce di accorgersi per tempo dei pericoli e inoltre per gli animali la corsa ha solo due possibili significati: fuga o attacco, predatore o preda. Come mai in India nessuno propone di uccidere tutte le tigri, visto che ognuna di esse è potenzialmente ben più pericolosa di un orso?
Angelo Gandolfi

Caro Serra, gli animalisti amano gli animali perché non vanno d’accordo con gli uomini. Il loro amore per gli animali non fa loro vedere la difficoltà della coabitazione fra uomini e animali selvatici, soprattutto quelli di grossa stazza. Abito in…

Caro Serra, la vicenda dell’orso trentino dimostra che la voglia di biodiversità e il “ritorno alla natura” degli europei è solo una lieve verniciatura. Ogni anno in Africa 500 persone sono uccise dagli ippopotami (altre centinaia da elefanti, coccodrilli ecc.). Il dispiacere per una morte tremenda non può farci dimenticare che il runner è stato imprudente. Correre impedisce di accorgersi per tempo dei pericoli e inoltre per gli animali la corsa ha solo due possibili significati: fuga o attacco, predatore o preda. Come mai in India nessuno propone di uccidere tutte le tigri, visto che ognuna di esse è potenzialmente ben più pericolosa di un orso?
Angelo Gandolfi

Caro Serra, gli animalisti amano gli animali perché non vanno d’accordo con gli uomini. Il loro amore per gli animali non fa loro vedere la difficoltà della coabitazione fra uomini e animali selvatici, soprattutto quelli di grossa stazza. Abito in Toscana, in campagna, e ormai da noi il lupo, specie non proprio domestica, è diventato un condomino non proprio tranquillo, soprattutto se, come è successo ad una nostra vicina, ne ha visti far capolino dalla finestra ben quattro. L’Italia è un Paese piccolo (basta guardarlo su un mappamondo) e ormai molto antropizzato. I casi sono due: o uccidiamo un bel po’ di cittadini o uccidiamo un po’ di animali feroci. E anche se non feroci, guardiamoci intorno: in Toscana dove esistono ben 480 mila cinghiali, più un altro milione e rotti di ungulati, li vorrei mandare nel giardino di qualche animalista per vedere come lo riducono, per non dire l’orto. Una cosa è certa: un grande fruitore dei boschi del Trentino e dell’Alto Adige, come il sottoscritto, in queste due regioni non andrà più. Continuerò ad amare gli animali, non gli animalisti.
Gianfranco Palumbo

La diversità dei punti di vista di questi due lettori è radicale, e temo inconciliabile. L’opinione antropocentrica e l’opinione animalista sono davvero opposte, come si è potuto leggere e sentire nei giorni successivi all’aggressione mortale dell’orsa Jj4. Tifoserie molto ostili l’una all’altra. Io credo che, proprio a causa di questa inconciliabilità, e di questa propensione dell’opinione pubblica ad animarsi e dividersi in modo emotivamente molto acceso, sia la politica a doversi muoveree a dover decidere il da farsi, a partire da due punti fondamentali. Il primo punto è che non esiste un “rischio zero”. Se si considera la natura, con giusta intuizione olistica, non “altro da noi”, ma parte di noi, si deve sapere che la natura non è una cartolina consolante. È anche aggressività e tenebra. Posso dirlo con cognizione di causa: i miei vicini di casa non sono quattro lupi, sono almeno una dozzina (e sono in arrivo le cucciolate di primavera). E la gioia di avvistarli convive con la coscienza che molte amatissime bestie del circondario (tra i quali tre cani, che conoscevo uno per uno e chiamavo per nome, e molte pecore, due vitelli, un asino) sono state scannate dai lupi. A proposito di benessere animale, non è superfluo ricordarlo: il lupo non è vegano, tantomeno lo è la natura, che si nutre di predazione e di sopraffazione. Il secondo punto è che, se la natura non è un minuetto, non deve nemmeno diventare una marcia funebre, o una minaccia costante, o una sfida alla cieca. Serve governo. E lo stesso principio che ha portato coraggiosi pionieri naturalisti a salvare specie quasi estinte come il lupo e l’orso (e sta tornando anche la lince) deve intervenireper regolare, zona per zona, un eventuale sovrannumero. Ci sono scienziati ed esperti che possono dirci con buona approssimazione se cento orsi in Trentino sono troppi – in questo caso si provvederà a spostarne alcuni – e se sono troppi, in alcune zone, i lupi. Prima che all’abbattimento casuale e illegale di questi ultimi provvedano allevatori e contadini esasperati, sono le autorità nazionali e regionali a dover intervenire spostando gli animali e cercando di evitare, ovunque sia possibile, gli abbattimenti. Rispetto della natura non vuol dire pietismo verso le povere bestiole, ma non vuol dire nemmeno una stizzita insofferenza verso i selvatici. Vuol dire conoscere le regole della natura e i suoi cicli, spiegare pazientemente alla popolazione umana che la natura non è al suo servizio e al tempo stesso che l’uomo ha il legittimo compito di proteggere i propri insediamenti. Imparare a convivere vuol dire prima di tutto imparare a conoscere. Ce la possiamo fare.

Sul Venerdì del 21 aprile 2023