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Jan Morris: storia della trans che visse due volte

Jan Morris (1926-2020) da anziana davanti alla sua casa in Galles (Colin McPherson / Corbis via Getty Images) 
Era giornalista di fama quando nel 1972 andò nella clinica di Casablanca per diventare uno dei primi personaggi pubblici a cambiare felicemente sesso e nome. Ora che anche il mondo è un’altra cosa, un libro ne ripercorre la storia
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MI PARE quasi impossibile, eppure anche laggiù ci sono andata, nel Vietnam in guerra, due settimane prima che  gli americani se ne fossero stufati e con tutti i loro morti, nell’aprile del 1975, se ne tornassero a casa come se nulla fosse successo. Mi sono ritrovata alla mai sentita nominare Coppa America  a Newport, dove Prada aveva osato farci innamorare di un gioco per costosissime barche use a correre sul mare e per di più per soli ricchi, molto molto ricchi. E poi, in Nuova Zelanda, in Australia, in Grecia, al Cairo, a Helsinki. E ancora in Svezia, in Finlandia, in Irlanda, nella Repubblica Popolare Cinese, più l’Urss, più la Russia, più le solite Inghilterra, e Francia, sino ad avere la casa zeppa di Art Nouveau diventati di colpo fuori moda.

Si andava con la gran classe che allora era dovuta anche a noi poverini, e a pensarci adesso ci viene un gran spavento fatto di nostalgia; una prima classe, ma proprio di prima, anch…

MI PARE quasi impossibile, eppure anche laggiù ci sono andata, nel Vietnam in guerra, due settimane prima che  gli americani se ne fossero stufati e con tutti i loro morti, nell’aprile del 1975, se ne tornassero a casa come se nulla fosse successo. Mi sono ritrovata alla mai sentita nominare Coppa America  a Newport, dove Prada aveva osato farci innamorare di un gioco per costosissime barche use a correre sul mare e per di più per soli ricchi, molto molto ricchi. E poi, in Nuova Zelanda, in Australia, in Grecia, al Cairo, a Helsinki. E ancora in Svezia, in Finlandia, in Irlanda, nella Repubblica Popolare Cinese, più l’Urss, più la Russia, più le solite Inghilterra, e Francia, sino ad avere la casa zeppa di Art Nouveau diventati di colpo fuori moda.

Si andava con la gran classe che allora era dovuta anche a noi poverini, e a pensarci adesso ci viene un gran spavento fatto di nostalgia; una prima classe, ma proprio di prima, anche per andare a fare Capodanno tra i Maori! Nel mio caso con una segreta curiosità, quella di incontrare finalmente una donna per me speciale, una signora che era stata un uomo fatto e finito e padre di quattro figli, e che nella nuova veste di ex giovanotto si ritrovava benissimo.

Ma allora di non binary, i transessuali, l’incongruenza di genere, la riassegnazione del sesso, tutto fuorché i modesti binari, se ne parlava come di luciferi, di stranezze della vita, e se ne contavano pochi, anzi pochissimi: non come avviene oggi, una quantità così esuberante come fossero milioni. In più il mio desiderio, che poi mai si realizzò, era sostenuto dal fatto che Jan Morris, l’ex in questione (che si chiamava James e Jan poteva essere un’ottima soluzione), era una grande giornalista inglese e avrei potuto incontrarla. E parlarle. E farmi raccontare cose un po’ diaboliche, per fare finta di saperne di più. E sapere finalmente dove era finito ciò che aveva fatto di lei un maschio. La fortunata signora che era riuscita ad ottenere ciò che pareva una magia, è poi morta il 20 novembre 2020, a 94 anni, con una valanga di obituary, vuoi scioccati vuoi spiritosi vuoi vaderetro satana, comunque troppo vicini dall’essere ormai guardati con sospetto.

https://puntoitalia.online/esteri/2023/04/19/news/bud_influencer_trans-396697681/

I premi e le imprese

È appena uscita la biografia di una precisione forse troppo accurata (597 pagine!) di Paul Clements, tanto da andare molto oltre i dettagli della sua mutazione, raccontandoci pagine e pagine del suo lavoro come giornalista, dei tanti premi prestigiosi compreso anche l’aristocratico CBE, il  Commander of the Order of the British Empire, datole personalmente dalla regina Elisabetta II e accolto con il giusto orgoglio dalla signora in abito lungo da sera, pur essendo lei, in quanto del Galles, molto antimonarchica.

https://puntoitalia.online/spettacoli/tv-radio/2023/04/16/news/vladimir_luxuria-396303637/

Il sontuoso volume esce col titolo Jan Morris. Life from Both Sides (Scribe) e contiene una parte di fotografie, divise secondo il lui e il lei: prima la bella testa maschia dai folti capelli, alle pendici dell’Himalaya nel 1953, a 27 anni, quindi vestito elegante, con la giacca perfetta, accanto alla moglie con il primo dei loro quattro bambini, il piccolo Mark di 14 mesi. E poi una serie di fotografie dall’aria beata, con la corona di capelli bianca e riccia, in gonna, piccoli gioielli, magliette graziose, sempre sorridente anche nel bel ritratto di Arturo Di Stefano, commissionato, con l’amato gatto, dalla National Portrait Gallery della National Gallery.

Settant’anni d’amore

C’era stato il periodo breve della giovinezza poi rifiutata, in cui con grande gioia, a guerra finita, aveva seguito le lusinghe della confusa passione, sposando Elizabeth Tuckniss: lui aveva 22 anni, lei 24, e un lungo invincibile amore che, a parte il tempo del loro divorzio,  sarebbe durato settant’anni, tutta la loro vita.

La passione per il suo lavoro era iniziata con la sua straordinaria ascesa per il Times sull’allora inesplorato Everest nel 1953, e poi anche nel 1961 a Gerusalemme con quattrocento giornalisti venuti da tutto il mondo ad assistere al processo contro Eichmann. Ma anche la sua vita di famiglia era piena di promesse accanto alla sposa: Mark nasceva il 12 gennaio ’52,  Henry un anno dopo, Virginia nel ’60 muore dopo un solo mese di vita, poi Tom detto Twm nel 1961 e nel ’64 la piccola Suki.

Sono anni drammatici per James, anni di tentativi di suicidio, di emicranie forsennate, alla ricerca di qualcuno che lo segua e lo capisca. Non riesce più a lavorare e Clemens scrive: «In  quel periodo i transessuali erano pochi. Mentre le barriere sociali e culturali attorno al sesso cominciavano dagli anni 60 ad essere affrontate, poco si sapeva della identità di genere. Gli uomini gay che amavano vestirsi da donna lo facevano continuando a sentirsi uomo (conosciuti allora come travestiti), occupavano sempre più spazio, spesso negativamente, ma non c’erano parole come  transgender  o transessuale per indicarli.  La prima transizione molto pubblicizzata fu quella in Danimarca, nel 1952, di Chistine Jorgensen, e  se ne parlò molto soprattutto per le operazioni che comportò».

https://puntoitalia.online/esteri/2023/04/07/news/atlete_trasngender_scuole_gare_sportive-395317899/

Nel 1972 anche James è pronto:  lui è già lontano, in un mondo che sta per dargli il vero posto nella vita, e si prepara fisicamente e psicologicamente ad affrontare il grande ed epocale passaggio di genere. La mattina del  1972 entra a ”Villa Frankenstein”, come gli imprudenti chiamano la clinica di Casablanca, che alla fine ha scelto per non dover divorziare dalla moglie come previsto dalla legge, cosa che poi farà poco dopo. Il medico, celebre per questo tipo di interventi, è Georges Burou, che ha già operato la modella April  Ashley, Coccinelle.

Il piccolo libro in cui racconterà nel 1975 il suo sofferente cammino è Conundrum (“Enigma”, e si continua a vendere in italiano). A 47 anni ricomincia sentendosi felicemente donna, e avrà davanti a sé altrettanti anni di vita. Una vita piena, ricominciando a vivere con Elizabeth dopo dieci anni di separazione e una cerimonia civile.

La passione per il lavoro e i libri sono una valanga, da Pax britannica a una trentina di volumi anche in  italiano (Trieste, o del nessun luogo pubblicato dal Saggiatore) e i premi una gran quantità. E poi quattro figli che l’hanno molto amata e da lei sono stati molto feriti («d’ora in avanti vostro padre si chiamerà Jan», e fu Elizabeth a dirlo): Mark, 71, Henry, 70, Twm, 59, Suki, 52 anni, tutta la vita vissuta con quell’estremo messaggio, quel padre diventato una persona altra, né madre, né padre, amandoli oltre i disegni della vita. Adesso sono in tanti quelli come Jan, e secondo i social molti di più: film, serie, presenze transgender. Forse li ameremo, forse chissà.