Tina Anselmi, il 25 aprile su Rai 1 il film sulla la prima ministra d’Italia
di Valerio Millefoglie , di Valerio MillefoglieCastelfranco veneto (Treviso). "Il comandante mi disse di andare ad avvisare il battaglione di partigiani che doveva entrare a Castelfranco all'ora stabilita. Inforcai la bicicletta e, per uscire dal paese, dovetti passare sotto le finestre di casa. Pedalando, felice, gridavo: abbiamo liberato Castelfranco! Potevo ben dirlo. Mio padre e mia madre si affacciarono ed ebbero il tempo di vedermi. Urlarono: ma dove vai? Credevano che fossi dalle suore". In un giorno del 2005, seduta sotto il porticato di casa, a Castelfranco Veneto, Tina Anselmi ricordava quando a 17 anni, il 25 aprile 1945, gridando si liberava anche dal segreto di essere stata una staffetta partigiana.
Una staffetta ragazzina
Le sue parole, raccolte su nastro d…
Castelfranco veneto (Treviso). "Il comandante mi disse di andare ad avvisare il battaglione di partigiani che doveva entrare a Castelfranco all'ora stabilita. Inforcai la bicicletta e, per uscire dal paese, dovetti passare sotto le finestre di casa. Pedalando, felice, gridavo: abbiamo liberato Castelfranco! Potevo ben dirlo. Mio padre e mia madre si affacciarono ed ebbero il tempo di vedermi. Urlarono: ma dove vai? Credevano che fossi dalle suore". In un giorno del 2005, seduta sotto il porticato di casa, a Castelfranco Veneto, Tina Anselmi ricordava quando a 17 anni, il 25 aprile 1945, gridando si liberava anche dal segreto di essere stata una staffetta partigiana.
Una staffetta ragazzina
Le sue parole, raccolte su nastro dalla giornalista e amica Anna Vinci, sarebbero finite nel libro Tina Anselmi, Storia di una passione politica (Chiarelettere). Da questa biografia è stato tratto il film Tina Anselmi, una vita per la democrazia, per la regia di Luciano Manuzzi, in onda proprio il 25 aprile su Rai 1. Per ritrovare un'eco di quella voce che gridava per le strade liberate della città, siamo tornati a Castelfranco Veneto, dove due volte al giorno la signora Maria, governante dall'86 di colei che è stata la prima donna in Italia a diventare ministra, apre le porte della sua casa, entra in camera da letto e dice "Buongiorno Tina". "Da quando è morta, nel 2016, quel che c'era è rimasto com'era", ci racconta la sorella dell'Anselmi, Maria Teresa introducendoci nello studio: "Questo è sempre stato il suo regno". Gli occhiali da vista posati sulla scrivania. La stessa su cui sono passati, fra gli altri, il disegno di legge sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro, quando era ministro del Lavoro, nel 1977; la riforma sanitaria da lei proposta nel 1978 quando era ministra della Sanità; e naturalmente i documenti della Commissione parlamentare d'inchiesta, da lei presieduta, sulla loggia massonica P2, scoperta nel 1981.
Sulla scrivania la sveglia è rivolta verso la poltrona dove riposava dopo pranzo. "Io mi sedevo qui con i miei libri", ricorda la nipote Raffaela, figlia di Maria Teresa. "Lei alla scrivania. Avrò avuto dodici anni quando mi disse "tieni, leggi" e mi passò un volume con un'inchiesta sui metodi di aborto illegali. Fu scioccante e illuminante. Diceva "tu che ne pensi". Era un modo per educarci ad avere una nostra opinione". Emanuela, la nipote più grande, aggiunge: "C'era bisogno di una legge che regolamentasse l'aborto, per evitare che tante andassero a praticarlo all'estero, senza norme igieniche. Una volta mi chiese: tra di voi, a scuola, ne parlate? Da noi non se ne parlava e allora mi esortò: devi parlarne con le tue compagne, devi sentirle".
Su una mensola della libreria una targa la ringrazia: Dai tuoi racconti abbiamo capito l'importanza della libertà. Classi V A e B anno scolastico 1995/96. La governante Maria ha accompagnato più volte Anselmi a incontrare gli studenti: "Io mi stupivo ogni volta che raccontava la storia della camionetta dei tedeschi. Aveva bucato una gomma della bicicletta e si fece dare un passaggio da loro. Nell'aiutarla a salire le dissero "Com'è pesante la cartella". Lei rispose: "Eh sì, perché devo andare a scuola". Dentro c'era una ricetrasmittente che stava portando ai partigiani. "Onorevole, ma potevano violentarla!", le dicevo. E lei: "Ma io ero una donna!". Voleva direi che non era più una tosetta, una ragazzina, e che sapeva come cavarsela. Me la ricorderò sempre quella risposta: ma io ero una donna!".
La sorella Maria Teresa a quei tempi era una bambina e ricorda: "La nostra casa era stata sequestrata: in cucina c'era la mensa degli ufficiali tedeschi, in un'altra stanza l'ufficio del federale e sotto il portico del garage nascondevano il camion. Al piano di sopra c'erano mia sorella e mio cugino, partigiani, che con la scusa della scuola si trovavano là. Nel granaio tenevano le munizioni per i partigiani, una volta vedo lì una mina colorata e pensando fosse un gioco la prendo. Passo davanti ai tedeschi che mangiano e vado da mio cugino. Lui sbianca"
La foto del fidanzato
Sul comodino della camera da letto c'è l'ultimo libro che Tina stava leggendo: Sanità per l'uomo, strutture sanitarie e problemi etici. Su un mobiletto, mi spiegano, manca la foto del suo fidanzato, morto per tubercolosi a 24 anni. "La mamma" dice Raffaela "mise la foto nella bara". Una targa fa da fermaporta alla stanza per gli ospiti: Ai 2024 partigiani caduti a Colle del Lys e alla partigiana combattente on. Tina Anselmi. "Ritornando indietro nel tempo" raccontò quella volta ad Anna Vinci sotto il portico, "ancora mi meraviglio vedendomi per quello che ero: una ragazzina passata direttamente dalla vita in famiglia alla lotta armata". Accadde la mattina in cui lei e le altre studentesse dell'istituto magistrale furono costrette dal podestà e dai nazisti a uscire da scuola per assistere all'impiccagione di quarantatré ragazzi catturati in un rastrellamento. Uno di questi era il fratello della sua compagna di banco. "Però non voleva che questi racconti ci creassero ansie" spiega Raffaela, così a volte li rigirava mescolando dettagli comici, come quella volta che la stavano inseguendo e cadde nel letame... Non le piaceva fare la parte dell'eroina, voleva solo dirci che ci sono momenti in cui devi aver chiaro da che parte stare, e per cosa combattere".
Viva la gente!
Chiudendo casa, Emanuela ricorda anche la molta musica che attraversava queste stanze: "La zia amava cantare spesso Attenti al lupo di Lucio Dalla, Plaisir d'amour e Viva la gente!". Ma la sua voce emerge anche da un altro nastro raccolto dall'amica Anna Vinci: "Se è vero che la Costituzione è figlia della Resistenza, dobbiamo stare attenti che il tempo non consumi il patrimonio civile, politico. La Resistenza, da questo punto di vista, non è mai finita".
Sul Venerdì del 21 aprile 2023