Un alveare è solo apparentemente caotico. In ciascun istante ogni ape fa esattamente ciò che serve alla comunità, come fosse la cellula di un organismo. Un alveare, in effetti, è un "superorganismo". Occorre tempo per imparare a conoscerlo ed entrarci in sintonia. Ogni allevatore di api lo sa, anche Marco Valsesia, 30 anni, e migliaia di follower su Twitter (@marco_valsesia), dove racconta giorno per giorno la vita nell'alveare e il suo lavoro, con bellissime foto e video. La passione l'ha ereditata dal nonno, produce miele a Borgomanero (Novara). Col tempo ha osservato moltissimo, e adesso racconta tutto in La vita segreta delle api. Storia indomita di un addomesticamento volontario che ha cambiato il mondo.(Longanesi). Valsesia gestisce una sessantina di famiglie di api occidentali (Apis mellifera), che con quelle orientali (Apis cerana) sono le uniche due specie da cui l'uomo produce miele (mestiere che praticavano già gli antichi Egizi oltre 5.000 anni fa). Ha una passione per le regine, che si riconoscono, ci spiega, perché sono le api più grandi dell'alveare , e hanno un puntino colorato sul dorso, che gli apicoltori mettono per tenere conto dell'anno di nascita in base a una scala di colori internazionali: quelle del 2023 sono marcate di rosso.
La regina è l'unica ape che depone uova, anche tremila al giorno: quelle fecondate dai fuchi, i maschi della colonia, diventeranno operaie; quelle non fecondate altri fuchi. "La regina può vivere fino a 5 anni (le altre solo un mese e mezzo, ndr)" racconta Valsesia "ma spesso dopo 2-3 anni perde lo sprint, cova meno e la famiglia può lasciarla da parte e allevarne una nuova". Sono infatti le operaie a "far nascere" una regina: dopo aver selezionato un uovo, danno da mangiare alla larva solo pappa reale, un prodotto di lavorazione del polline, ed è questa alimentazione esclusiva a determinare lo sviluppo di una regina.
Qualche volta è lo stesso apicoltore a rimpiazzare una regina non più produttiva con una sostituta ancora in fasce che ha selezionato lui. "Quando ho una famiglia che produce tanto miele prendo alcune uova, che hanno il Dna della regina "forte", e le metto in una famiglia "orfana", senza regina (su Twitter, il video, ndr). A questo punto saranno le operaie a selezionare una di queste uova e a farla diventare la loro nuova regina" spiega. Ma per quanto fondamentale, la regina nulla potrebbe senza le sue operaie: ci sono le ancelle che la nutrono e proteggono; le spazzine che puliscono "casa"; le guardiane che presidiano la comunità, e danno l'allarme in caso di predatore emettendo un feromone che odora di banana; le bottinatrici che volano instancabili trasportando nettare e polline.
Il sonno
Anche se un'ape sembra non riposare mai, invece dorme. Si riconosce perché "si immobilizza, inclina la testa, i muscoli si rilassano, le antenne sono abbassate, il battito cardiaco rallenta. Non tutte le abitanti di una colonia però dormono allo stesso modo e nello stesso momento". Le bottinatrici, per esempio, riposano di notte, per otto ore, altrimenti la memoria fa cilecca. E sarebbe imperdonabile per loro che devono raccogliere polline e nettare (da cui produrranno il miele, facendone scorte da consumare in inverno e nei periodi di magra) per tutta la colonia.
A indicare dove trovare i fiori sono invece le sorelle esploratrici, con una danza a forma di otto. Recentemente, uno studio su Pnas ha spiegato che questa danza non contiene solo istruzioni su distanza (numero di "scodinzolamenti" dell'addome) e direzione (inclinazione dell'asse centrale dell'otto rispetto al sole), ma informazioni per elaborare una mappa dell'ambiente, tanto che se le api vengono rilasciate lontano da dove sono state "istruite" riescono comunque a trovare i fiori. Altri ricercatori, in uno studio su Science, hanno poi dimostrato che le nuove esploratrici non "ballano da sole": la capacità di danzare viene appresa osservando le più anziane e senza questa scuola il più della metà delle volte sbagliano su distanze e direzioni.
L'alveare robotico
Ora, in primavera, il lavoro di esploratrici e bottinatrici entra nel vivo e Valsesia deve assicurarsi che le scorte di miele immagazzinate siano sufficienti per sostenere la colonia in espansione nel caso qualcosa vada storto. Succede sempre più spesso: "Nell'ultima decina d'anni le piogge sono diminuite e di conseguenza fiori, polline e nettare, per cui quasi sempre devo nutrire le famiglie con soluzioni zuccherine". Prima si faceva solo in inverno. Pochi fiori e basse temperature stressano le colonie e compito delle operaie è tenere tutte al caldo formando il glomere, una "palla" che mantiene il calore interno sui 35-37°C. "Nei mesi invernali non bisogna mai disturbare gli alveari con ispezioni interne". Vale per gli apicoltori ma anche per gli scienziati, che infatti hanno di recente inventato un "alveare robotico": un sistema con sensori per rilevare e controllare la temperatura (eventualmente alzandola) che si integra nell'alveare trasmettendo agli scienziati dati sul comportamento degli insetti.
Ma la tecnologia non può fermare il declino delle api dovuto a crisi climatica, perdita di habitat, pesticidi. La biodiversità delle api selvatiche si sta impoverendo: tra il 2006 e il 2015 è scomparso un quarto delle specie che si contavano prima del 1990. In Europa centrale, le api allevate sono diminuite del 25 per cento tra il 1985 e il 2005.
Altro problema sono le malattie: "L'incubo degli apicoltori è la Varroa destructor, un acaro che succhia l'emolinfa (il "sangue" degli insetti, ndr) delle api e che si combatte con trattamenti da fare in inverno", dice Valsesia. Le api colpite nascono pallide, con deformazioni al corpo e le ali lacerate. Ricercatori dell'Università di Sydney stanno lavorando a un insetticida che distrugge alcune proteine della Varroa e del coleottero degli alveari (Aethina tumida, altro parassita) condannandoli a morte senza nuocere alle api. Speriamo funzioni: le api partecipano alla riproduzione del 90 per cento delle piante selvatiche con fiori e del 75 per cento delle colture, salvarle significa salvare la biodiversità, il nostro cibo e il nostro futuro.
Sul Venerdì del 21 aprile 2023