Quando comincia la vecchiaia?
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano
Scrive il lettore Paolo Socci:
Mi sarebbe piaciuto scriverle su una bella carta da lettere, ma la mia grafia attuale è spesso inintelligibile anche a me stesso. Tempo addietro mi sono permesso di riprenderla amichevolmente per aver dato l’aggettivo “orribile” alla vecchiaia. Lei mi ha addirittura gratificato con la pubblicazione (che non vorrei far divenire un’abitudine). Prima di tutto mi permetta di rallegrarmi per aver brillantemente superato l’ictus: anche questo dimostra come gli incidenti della vecchiaia possano oggi essere non più orribili. Immaginerà che lo dica con cognizione di causa... Le scrivo invece mosso da ricordi lontani sulla purezza della lingua, oggi che l’argomento è nuovamente alla ribalta. Ricordo un mio antico presidente che, negli anni 70, criticava l’uso del termine poster per in…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano
Scrive il lettore Paolo Socci:
Mi sarebbe piaciuto scriverle su una bella carta da lettere, ma la mia grafia attuale è spesso inintelligibile anche a me stesso. Tempo addietro mi sono permesso di riprenderla amichevolmente per aver dato l’aggettivo “orribile” alla vecchiaia. Lei mi ha addirittura gratificato con la pubblicazione (che non vorrei far divenire un’abitudine). Prima di tutto mi permetta di rallegrarmi per aver brillantemente superato l’ictus: anche questo dimostra come gli incidenti della vecchiaia possano oggi essere non più orribili. Immaginerà che lo dica con cognizione di causa... Le scrivo invece mosso da ricordi lontani sulla purezza della lingua, oggi che l’argomento è nuovamente alla ribalta. Ricordo un mio antico presidente che, negli anni 70, criticava l’uso del termine poster per indicare i grandi manifesti “apposti” appunto alle pareti di locali, salvo poi definirli affiche....! L’altro ricordo, vagamente scurrile, mi riporta agli anni 50: scuola media di un istituto barnabitico rigorosamente maschile. Il professore di Lettere, che amava raccontarci barzellette, citava i provvedimenti di difesa della lingua voluti dal regime fascista. Si sarebbe voluto, in sostituzione del termine ano, l’uso popolare del vocabolo c..o. Malcontento del Re che, avendo a fianco il Gran Ciambellano, non gradiva il cambio del suffisso. Il divieto assoluto venne però dal Papa che ne paventava l’uso per Sant’Ambrogio da Milano! Perdoni il soffuso etilismo, comunque consono al mio lavoro, e voglia gradire il più cordiale saluto.
La sua lettera è troppo gentile e temo che dovrò scusarmi io stessa, per aver dato il significato di “orribile” alla vecchiaia. Io non credo a chi scrive interi libri sulle meraviglie della tarda età, perché dipende da quanti anni hai. Se ne hai 70 e ti senti giovane e forte e magari con qualche voglia da cinicamente conquistare, tutto è bello, con le nuove cure e la ginnastica e le punturine e il resto (basta guardare le belle signore della tivù). Quando si comincia ad averne 90, e poi 91, e poi 93, è tutto uno scivolio, con la voglia di lasciar perdere. Questo è quanto. Comunque, tornando alle parole del ventennio (chi l’avrebbe mai detto, una bella quantità di lettere, si vede che di vecchi ce ne sono tanti), fu un modo di parlare che non attecchì per niente, gli inventori, in tempi in cui si usava il francese anche nelle classi di rango, scrissero libri e libri, poesie e poesie, squilli di tromba e squilli di tromba. Quanto al suo gioco non mi convince. Perché preferivano alla parola ’ano’ la parola “C..o”, trattandosi di due cose altamente diverse? E il papa come reagì, naturalmente a guerra finita?
Sul Venerdì del 28 aprile 2023