Non chiamatelo sexy shop, oggi è una love boutique
di Claudia de Lillo , di Claudia de LilloMILANO. Quando ero piccola, vicino a casa mia, c'era un negozio dalla vetrina oscurata. Era un antro sordido dove i clienti - maschi adulti dall'aria colpevole e circospetta - venivano inghiottiti. Mia nonna, quando ci capitavamo davanti, accelerava il passo tirandomi a sé. Forse temeva che, se si fosse distratta, quel luogo tetro avrebbe fagocitato anche me con conseguenze inimmaginabili. Imparai a leggere e scoprii che il mistero aveva un nome, e un cognome: sexy shop. Quell'epifania tuttavia non lo liberò dalla sua tetraggine e continuai ad averne paura. Da allora qualche decennio è trascorso, la consapevolezza di nonne e nipoti è aumentata, alcuni tabù sono stati scardinati, molti corpi si sono denudati, l'accesso a visioni, informazioni e prodotti proibiti è stato sdoganato da internet, i sexy shop non sono più caverne ma boutique.
Anche io sono cresciuta, credo. Sono una donna adulta, emancipata, dalla sessualit&a…
MILANO. Quando ero piccola, vicino a casa mia, c'era un negozio dalla vetrina oscurata. Era un antro sordido dove i clienti - maschi adulti dall'aria colpevole e circospetta - venivano inghiottiti. Mia nonna, quando ci capitavamo davanti, accelerava il passo tirandomi a sé. Forse temeva che, se si fosse distratta, quel luogo tetro avrebbe fagocitato anche me con conseguenze inimmaginabili. Imparai a leggere e scoprii che il mistero aveva un nome, e un cognome: sexy shop. Quell'epifania tuttavia non lo liberò dalla sua tetraggine e continuai ad averne paura. Da allora qualche decennio è trascorso, la consapevolezza di nonne e nipoti è aumentata, alcuni tabù sono stati scardinati, molti corpi si sono denudati, l'accesso a visioni, informazioni e prodotti proibiti è stato sdoganato da internet, i sexy shop non sono più caverne ma boutique.
Anche io sono cresciuta, credo. Sono una donna adulta, emancipata, dalla sessualità evoluta e libera. Me lo ripeto come un mantra mentre sto qui, impalata, davanti alla vetrina di Sexsade, la prima fetish boutique italiana. Manichini dai capelli rosa, fasciati da corpetti di vernice e abiti in latex, mi sfidano alteri. Mia nonna, invisibile e ingombrante, vuole trascinarmi via. Oggi avrebbe 109 anni.
Ansia da prestazione
Un manipolo vociante di adolescenti si avvicina. Mi irrigidisco. Cosa penseranno di una tizia che potrebbe essere la loro madre, in contemplazione di manette di pelle e perizomi di pizzo? Mi attraversano senza vedermi. La trasparenza è un superpotere. Arianna ha capelli biondi, un'aura punk e la noncurante accoglienza di chi non si scompone di fronte a nulla. Martina indossa con misurata discrezione una maestosa bellezza. La trovo ipnotica e intimidente, come questo posto di cui, sprezzante del pericolo, ho appena varcato la soglia. Sono le due anime e le socie di quella che chiamano "love boutique per donne". Le guardo e non so cosa dire. Siamo sole. Reggiseni, slip, tanga, grovigli di lacci e laccetti, collant con strategiche aperture, vestaglie di seta, di raso, pantofole con le piume, uova (uova?), dadi per giocare, su ogni faccia un imperativo ("baciare" "pizzicare" "mordere" "leccare").
Allineati su scaffali color albicocca, lubrificanti di ogni forma e dimensione, candele, balsami, gel, profumi solidi e liquidi, immagini di geishe, di mani, di labbra, di lingue, di fiori. Sono colta da ansia da prestazione. Altro che sessualità evoluta e libera, mia nonna sarebbe più disinvolta. Scelgo la strada kamikaze della sincerità. "Ho lo stesso partner da trent'anni. Abbiamo tre figli. C'è la menopausa... il sesso...". Inciampo nelle mie parole, mi accartoccio su me stessa, un grumo pudibondo. Martina sorride, mi chiama "stellina", sospira: "Non sai come ti capisco. La secchezza vaginale dopo una certa età è la piaga di quasi tutte noi". Non so se sono pronta per condividere con un'estranea gli effetti del tempo sui miei organi genitali. Ma lei ormai ha preso il volo e mi porta con sé. Brandisce un tubetto. "Questo è un salvavita. Ci sono clienti che vanno nel panico se non lo trovano in esposizione". Mi diffida dall'usarlo da sola. "Tutto deve essere un gioco. E i preliminari sono fondamentali. Perché quando loro, gli uomini, sono pronti, noi donne siamo ancora lì a pensare alla lavastoviglie".
Non poniamo limiti
Il richiamo agli elettrodomestici mi riporta a una placida dimensione domestica. Qualcosa si scioglie. Entra un signore con una ventiquattrore. Se ne occupa Arianna. Origlio. Chiede "la rotellina. Alla fine mia moglie ha detto che va bene". Imboccano le scale. C'è un piano di sopra. Mentre mi arrovello sul ruolo di una rotellina tra due coniugi di mezza età, Martina mi racconta che "c'è stata un'impennata dei rapporti anali negli ultimi anni". Perché mai? Non si sa, forse una moda, "ma se deve diventare un'imposizione o un sacrificio senza fine, io li sconsiglio vivamente". Che senso ha stare in silenzio a fare cose che non ci piacciono?
Ho l'impressione che queste due, in jeans e maglioncino, l'aria casuale, la scelta programmatica di non giudicare, lavorano, sotto copertura, alla rivoluzione femminista. Martina ha acceso una candela e versa quello che sembra cera ma è olio da massaggio. Me lo passa sul braccio. "Vuoi provare un vibratore liquido per i genitali?". Adesso? Qui? Ormai sono in ballo, tanto vale non porre limiti alla provvidenza. "Tieni, mettine una goccia sulla lingua". Produce un pizzicore al gusto di ciliegia. Fatico a immaginarne la trasposizione erotica. Una ragazza si presenta con un buono regalo. Punta con decisione a un collarino argentato. "Ci sono madri e figlie che vengono insieme ma poi, quando si tratta di scegliere un vibratore, si separano". Proprio adesso che cominciavo a divertirmi. Visualizzo in questa stanza, con me, mia madre, i miei figli. Respingo con un brivido l'intrusione familiare.
"Com'è il tuo clitoride, stellina?". In che senso? "È una domanda che facciamo spesso a chi ci chiede dei giochi". E a chi non sa rispondere viene assegnato il compito a casa di guardarsi allo specchio. "Perché tutto parte dalla conoscenza". Già, dalla conoscenza, ma anche dalla comunicazione nella coppia. Vengo a sapere che c'è, là fuori, una cliente ultraottantenne che con il marito esplora con regolarità il sito del negozio. "Poi lui la manda qui a comprare le cose che hanno scelto insieme". Quali cose? "L'ultima volta ha preso una vestaglia vezzosa". Invidia e ammirazione per quella signora che non si sente ridicola. "Tutte ci sentiamo ridicole" mi rassicura Martina. "Il segreto è valorizzare i punti di forza e nascondere quelli deboli". In questa bolla di sorellanza le rivelo i miei. Mi mostra tanga e reggiseni aperti. Le ricordo che mi trovo ancora al livello base.
La rotellina ritrovata
Entrano due coppie, i ragazzi restano un passo indietro, le ragazze vanno in avanscoperta con l'allegra baldanza di chi conosce il gioco e lo pratica assiduamente. Non c'è imbarazzo né pruderie, tantomeno le risatine nervose che i miei pregiudizi aspettavano. "Vuoi provare il profumo ai feromoni?". Porgo i polsi. Funziona? Uscirò di qui e nessuno potrà resistermi? Un problema per volta. È arrivato il momento di salire al piano di sopra. Attraversiamo il pianeta del lattice e della vernice: tubini, corsetti, gonne, tutine. Atterriamo nella galassia dei travestimenti. Cameriera, coniglietta, infermiera, vecchi classici evidentemente sempreverdi. Cosa direbbe mio marito se mi presentassi con un paio di stivali rosa alla coscia? La frontiera del possibile si sposta un po' più in là.
Ed eccoli: i vibratori. "Non vendiamo niente di fallico né realistico". La verosimiglianza, secondo Martina, mette tutti, donne e uomini, in difficoltà. "I giochi sono giochi; devono essere colorati e fare allegria". Sto esaminando il variegato mondo dei giochi "da esterno" (per chi ancora non fosse perfettamente sintonizzato, non hanno nulla a che vedere con balconi o terrazzi). Scopro che si chiamano finger. Hanno forma di aeroplano, di rossetto da mimetizzare nella trousse dei trucchi, di re uovo con la corona. "La vibrazione lascia sempre ricordi bellissimi", Martina si fa sognante quando si materializza accanto a noi un ragazzetto ricciolino.
Non era un posto per donne? Sta cercando qualcosa per la sua fidanzata. Forse vuole un rabbit per la doppia stimolazione vaginale e clitoridea? O un plug anale perché anche lui è vittima della moda imperante? O forse, abitante di una relazione a distanza, vuole regalare vibrazioni telecomandate da lontano? Mentre almanacco intrusiva sui suoi gusti sessuali, lui si ferma davanti a una vetrina: "Ho capito che questo è il mio mondo. Resto un po' qui a decidere". Mi sento di dire lo stesso ma questo posto merita intimità.
Trovo finalmente la rotellina del signore con la valigetta: è la stessa che si usa per fare i tortellini. La prossima volta che la incontrerò nel cassetto della cucina la guarderò con altri occhi. E le fruste? Le maschere che nascondono il volto? I collari? I bavagli? "Il BDSM è una nicchia. Ma di base ci deve essere l'amore" dice Martina. Alla cassa Arianna consegna un pacchettino al ricciolino. "Il lubrificante sarà la tua salvezza", gli dice. "La sua salvezza casomai", risponde lui compiaciuto. "Anche la tua, perché la felicità della partner è impagabile". Quando esco porto con me sulla lingua il ricordo del vibratore liquido, sulle braccia un olio massaggiante edibile, ai polsi il profumo ai feromoni e sul palmo della mano il solletico della rotellina tagliapasta.
Sul Venerdì del 28 aprile 2023